Inquinamento ambientale

L’inquinamento e le sue conseguenze nel lungo termine sono ormai, giustamente, fonte di dibattito quotidiano. Sicuramente, tra le cause principali dell’inquinamento ambientale la plastica riveste un ruolo di prim’ordine; non soltanto per quanto riguarda gli imballi, più o meno voluminosi, abbandonati indiscriminatamente sul territorio o in mari e oceani, ma anche a livello di microplastiche, ovvero di frammenti di dimensioni collocate convenzionalmente al di sotto dei 5 mm. Per affrontare con tempestività questa problematica, l’Unione Europea ha instaurato una strategia di intervento, trovando nelle aziende cosmetiche europee dei validi alleati. Le industrie cosmetiche, infatti, attente all’ambiente, già tra il 2012 e il 2017 hanno volontariamente eliminato il 97,6% delle microsfere di plastica utilizzate per l’esfoliazione e la pulizia nei prodotti cosmetici da risciacquo, anche se, effettivamente, le microplastiche aggiunte nei cosmetici rappresentano un piccolo contributo ai rifiuti di plastica presenti nei mari. Gli studi hanno infatti evidenziato che l’apporto potenziale del settore cosmetico europeo rappresenta una percentuale stimata tra lo 0,1 e il 2% del totale, mentre il maggiore contributo alle emissioni di microplastica è generato dalla frammentazione di oggetti in plastica più grandi, come pneumatici per auto, bottiglie e fibre di vestiti. Nonostante queste premesse e nonostante alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, abbiano già introdotto provvedimenti legislativi che impediscono l’uso di microplastiche in diversi tipi di cosmetici, l’Unione Europea ha avviato già dal 2017 una procedura finalizzata a inserire nella normativa sulle sostanze chimiche (Regolamento REACH) una restrizione per limitare l’uso volontario di microplastiche in tutti i prodotti di consumo, tra cui i cosmetici. Nel corso del 2018 sono stati raccolti dati e informazioni in un dossier preparatorio e all’inizio del 2019 l’ECHA (European Chemicals Agency) ha pubblicato il dossier di restrizione sull’allegato XV del REACH relativamente alle microplastiche aggiunte intenzionalmente ai cosmetici. La pubblicazione di questo dossier ha rappresentato il primo step, mentre il successivo passaggio è stato l’avvio di una consultazione pubblica, avvenuta nel maggio 2019, che raccoglierà valutazioni e commenti da parte dei vari stakeholder coinvolti dalla proposta di regolamentazione e si chiuderà nel prossimo mese di settembre. L’industria cosmetica europea, relativamente alle misure proposte per il proprio settore, ha sottolineato come qualsiasi azione dovrebbe attentamente considerare aspetti come la proporzionalità, la coerenza, l’efficacia e l’applicabilità, oltre a essere basata su evidenze scientifiche e su un’accurata valutazione dei rischi. Dovrebbe inoltre tenere conto della complessità del destino ambientale dei prodotti cosmetici, in particolare dei prodotti “non da risciacquo” e dell’effettiva disponibilità di alternative. Tale approccio dovrebbe anche essere confrontato con l’impatto sull’industria cosmetica e sulle scelte dei consumatori; infine, dovrebbe essere valutato il reale beneficio per l’ambiente di eventuali restrizioni. La proposta presentata dall’ECHA potrebbe essere migliorabile sotto diversi aspetti. La definizione utilizzata di microplastiche risulta esssere troppo ampia, complessa, poco comprensibile e di difficile applicabilità. Pertanto, potrebbero rientrare nel campo di azione delle future limitazioni regolatorie anche sostanze non plastiche che non rientrano nel dibattito sui rifiuti di plastica. Una revisione della definizione permetterebbe di concentrarsi sul reale scopo della proposta, cioè la plastica: va infatti ricordato che tutte le materie plastiche sono polimeri, ma non tutti i polimeri sono plastiche. Anche l’obiettivo stesso della restrizione risulta troppo ampio e ciò fa si che questa incida eccessivamente su categorie di prodotti, come i cosmetici “non da risciacquo”, che in realtà contribuiscono in maniera poco significativa alle emissioni di microplastiche nell’ambiente, ma per le quali la restrizione avrebbe un elevato impatto socio-economico e sui consumatori. L’industria cosmetica europea ha mantenuto e continua ad avere una stretta collaborazione con l’ECHA, fornendo input rilevanti per il settore e partecipando alla consultazione pubblica in corso.

L’obiettivo comune è infatti quello di apportare un reale beneficio all’ambiente, evitando che le misure adottate siano sproporzionate e vadano a limitare la capacità dell’industria europea di innovare e rispondere alle attese in continua evoluzione dei consumatori.

Esposoma e invecchiamento cutaneo

di Chiara Chiaratti, Valentina Abbondandolo, Francesca Agetta, Luisa Moro, Valentina Nardo, Veronica Poletti

Mérieux NutriSciences Italia – Resana, TV
chiara.chiaratti@mxns.com


È stato dimostrato che molte patologie non sono principalmente correlate a fattori genetici, ma sono invece le numerose influenze ambientali cui il corpo è sottoposto a determinare una reazione: questo concetto può essere applicato anche all’invecchiamento cutaneo. Il dermatologo Kligman ha infatti definito due tipi di invecchiamento (estrinseco e intrinseco), evidenziando una differenza sostanziale nelle aree sovraesposte all’azione dei fattori ambientali, ossia all’esposoma. Lo studio è stato eseguito tramite l’analisi dei diversi elementi coinvolti nell’invecchiamento della cute ed evidenzia come la cosmesi può essere una valida alleata nella protezione della pelle e nella prevenzione all’invecchiamento. Quale prodotto scegliere, quindi, tra gli innumerevoli presenti sul mercato? In questo studio abbiamo valutato l’efficacia delle formulazioni cosmetiche in esame, al fine di registrarne, misurarne e spiegarne il reale effetto sulla pelle tramite diversi test in vitro e in vivo su volontari […]

 

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Survey sui consumatori italiani

Nel mercato italiano esiste la possibilità che i probiotici diventino parte del consumo quotidiano per i consumatori. In effetti, una ricerca di FMCG Gurus indica che il 71% degli italiani ha acquistato un prodotto probiotico negli ultimi 12 mesi (sondaggio Probiotics Italia, FMCG Gurus Q4 2018). Ciò evidenzia un buon livello di consapevolezza dei probiotici e dei loro benefici per la salute.

Di questo 71%, poco più della metà aveva scelto bevande allo yogurt, che rappresentano un formato ideale per fornire probiotici all’organismo: non solo sono possibili molte formulazioni, ma i consumatori in generale considerano i prodotti lattiero-caseari utili per la salute, e il prodotto stesso è conveniente ed economico.

Collocare un prodotto nelle abitudini quotidiane dei consumatori è l’aspettativa finale di marchi e produttori, in quanto porta a vendite forti e consistenti e ad una reputazione del marchio in costante crescita. Il mercato probiotico italiano presenta queste opportunità. Esiste una chiara domanda di prodotti probiotici, e la ricerca mostra che, tra coloro che hanno acquistato i probiotici negli ultimi 12 mesi, due terzi lo fanno come parte di una dieta quotidiana o equilibrata. Evidentemente, capitalizzare questa domanda di probiotici quotidiani, o anche potenzialmente ampliarla, presenta ulteriori opportunità di successo.

Tuttavia, come in ogni mercato, ci sono sfide aperte. Per i consumatori, il fatto di consumare un prodotto ogni giorno deve essere semplicemente conveniente e facile. Il termine “conveniente” ha molti significati in questo caso: il prodotto deve essere facile da acquistare e ad un prezzo vantaggioso; deve avere un buon sapore, in modo che sia piacevole da assumere; deve essere presentato in una confezione adeguata; e deve potersi inserire in una routine quotidiana e standard. Ad esempio, se un prodotto è scomodo per l’uso, a prescindere dai benefici percepiti per la salute, i consumatori non saranno motivati a utilizzarlo. Le bevande allo yogurt possono soddisfare tutte queste richieste, in quanto hanno un prezzo accessibile; i prodotti lattiero-caseari rappresentano la base ideale per elevati contenuti di probiotici, possono essere venduti in confezioni monodose e con un’ampia varietà di sapori. Considerando tutte queste caratteristiche, non è difficile capire perché le bevande allo yogurt hanno conquistato una quota così significativa del mercato.

La preferenza per cibi e bevande a base di probiotici è interessante, specialmente in un’economia spesso guidata dal prezzo e dalla convenienza. Tuttavia, mangiare in modo naturale e sano è un’importante tendenza globale. Gli alimenti fortificati con i probiotici, o che li contengono naturalmente ad alta concentrazione, vanno incontro alla richiesta dei consumatori più facilmente rispetto a un integratore, che può sembrare più artefatto, mentre uno yogurt o una bevanda possono incontrarsi più facilmente con la richiesta di prodotti più naturali.

Nel complesso, la ricerca di FMCG Gurus indica una forte e sostenuta domanda di probiotici, che offre ampie opportunità per i lanci di nuovi prodotti e le espansioni del marchio. Tuttavia, va ricordato che i prodotti che non richiedono sacrifici o cambiamenti nelle abitudini dei consumatori hanno molte più probabilità di diventare normali articoli presenti nel carrello della spesa. Essere in grado di capitalizzare la tendenza per tutte le cose naturali simultaneamente, accresce ulteriormente il potenziale per più offerte premium.

 


FMCG Gurus fornisce ricerche e approfondimenti sulle attitudini e sul comportamento dei consumatori nel mercato di alimenti, bevande e integratori in tutto il mondo; con focus specifico sulla comprensione delle ultime tendenze e innovazioni, concentrandosi su temi come gusto e nutrizione, healthy ageing e medical nutrition.

Anti-ageing

La pelle è forse l’organo umano maggiormente esposto a cambiamenti e alterazioni peculiari nel corso della vita. Tra questi mutamenti, i più evidenti sono quelli causati dall’invecchiamento, definito come il processo di variazione cutanea risultante dalle interazioni tra l’espressione del genoma dell’individuo (crono-invecchiamento o crono-ageing) e le alterazioni ambientali, causate prevalentemente dalle radiazioni solari alle quali la cute è esposta nel corso della vita (foto-invecchiamento o foto-ageing) […]

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Il packaging dei cosmetici

di Daniela Aldrigo1, Anna Caldiroli2, Marina Camporese3

1Istituto Italiano Imballaggio – Milano ;  2Toxicon – Pavia;  3Mérieux NutriSciences Italia – Resana, TV
regulatory@istitutoimballaggio.it


La Commissione Packaging Cosmetico dell’Istituto Italiano Imballaggio ha steso un documento con l’intento approfondire il ruolo dell’imballaggio nell’ambito della valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico confezionato, secondo l’esplicita richiesta del Regolamento (CE) n.1223/2009.
Questo articolo intende ripercorrere gli aspetti fondamentali trattati dal documento sviluppato dalla Commissione, considera il fluire della comunicazione da monte a valle e propone un approccio valutativo che tenga in considerazione la carenza informativa che spesso contraddistingue una catena di approvvigionamento lunga e complessa, offrendo alcuni spunti chiave per il percorso valutativo […]

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Fenilcapsaicina

La fenilcapsaicina è un analogo sintetico dei capsaicinoidi. Presenti in natura negli estratti di frutto di Capsicum (peperoncino, paprica, peperoni della famiglia delle solanacee ecc.), contribuiscono al loro caratteristico sapore pungente. Mentre i capsaicinoidi hanno una notevole storia di utilizzo attraverso il consumo di peperoncino, la fenilcapsaicina sintetica non ha una storia di utilizzo in campo alimentare; è un composto sintetico di elevata purezza che è destinato ad essere commercializzato come ingrediente funzionale a sé stante e non è destinato a sostituire un altro alimento […]

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Prevenzione cardiovascolare

[…] Una dieta adeguata è un caposaldo della prevenzione cardiovascolare (1). Purtroppo, la complessità del dibattito relativo al ruolo di specifici alimenti o profili dietetici nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, diventato in molti casi ben poco intelligibile per i non addetti ai lavori, può indurre confusione nel medico e nello specialista della salute oltre che nel pubblico. Ricordiamo che “nutrizione umana”, in genere, non fa parte delle materie di insegnamento obbligatorie per le professioni sanitarie. Esempi di tale dibattito è quello sul ruolo dei grassi totali e saturi, che è stato recentemente ridimensionato modificando opinioni che sembravano del tutto consolidate; dei carboidrati complessi e degli zuccheri, che sono da riconsiderare tenendo presente il loro effetto sulle oscillazioni della glicemia e i loro indici glicemici. Vi è anche un’accesa discussione sul ruolo del sodio e del sale in prevenzione cardiovascolare, con una revisione delle soglie massime di consumo suggerite. Questa situazione in continua evoluzione finisce per ingenerare nel clinico una comprensibile incertezza, che porta spesso a non comunicare ai suoi pazienti gli effetti di una dieta equilibrata. Il principale scoglio da superare quando si parla di alimentazione è quello dell’erronea similitudine con la farmacologia. I medici e i loro pazienti si attendono risposte certe come quelle che, normalmente, forniscono gli studi clinici randomizzati. Questo tipo di studi è molto difficile da effettuare in nutrizione, per motivi molteplici descritti in altri articoli (2). In breve, gli alimenti hanno necessariamente effetti fisiologici di piccola entità nel breve termine e i benefici di una dieta sana si vedono solo a medio e lungo termine.
A quanto detto sopra si deve aggiungere la possibilità di integrare la dieta con preparati studiati a fondo e di provato valore biologico. Anche questo è un mondo complesso da affrontare e spesso lasciato all’improvvisazione.
Quest’articolo cercherà, in modo sintetico, di fare chiarezza sugli ultimi sviluppi della nutrizione e dell’integrazione, in un’ottica di prevenzione cardiovascolare […]

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La curcuma? È una sostanza sicura

Mentre prosegue l’attività di verifica del Ministero della salute a seguito della segnalazione, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, dei casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, riconducibili al consumo di curcuma, crescono i timori degli italiani legati al consumo della sostanza.
Secondo Ludovico Abenavoli, Professore Associato di Gastroenterologia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, si tratta di un allarme che non trova fondamento scientifico. L’esperto sottolinea: “La tollerabilità e sicurezza per l’uomo della curcuma e della curcumina, il principale polifenolo naturale presente nel rizoma di Curcuma longa, così come le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e anticancerogene, sono state dimostrate da numerosi studi clinici che hanno preso in esame le due sostanze sotto forma di polvere ed estratto standardizzati. Secondo il Comitato congiunto di esperti per gli integratori alimentari delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, la dose giornaliera ammissibile della curcumina è di 0-3 mg/kg di peso corporeo […]

 

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L’alimentazione nell’Antropocene

L’alimentazione nell’Antropocene costituisce un anello inestricabile tra la salute umana e la sostenibilità ambientale. Eppure l’assenza di obiettivi scientifici condivisi a livello globale ha ostacolato le iniziative su larga scala per trasformare globalmente il sistema alimentare. Per rispondere a questa esigenza critica, la commissione EAT-Lancet ha convocato 37 scienziati, provenienti da 16 paesi, esperti in varie discipline tra cui la salute umana, l’agricoltura, le scienze politiche e la sostenibilità ambientale. Il risultato è la presentazione di un quadro globale integrato e, per la prima volta, la definizione di obiettivi scientifici quantitativi per diete salutari e produzione alimentare sostenibile, che porterebbero a prevenire approssimativamente 11 milioni di morti umane all’anno e ad evitare gravi problemi di degrado ambientale.
La Commissione ha dimostrato che il sistema alimentare globale può assicurare cibi salutari da fonti sostenibili per quasi 10 miliardi di persone entro il 2050, purchè si attui al più presto una grande trasformazione alimentare.
Tra le cinque strategie proposte per raggiungere questo obiettivo la prima è la dieta. Una dieta sana dovrebbe ottimizzare la salute, definita in generale come uno stato di benessere completo: fisico, mentale, sociale e non solo assenza di malattia.
Basandosi sulla vasta letteratura sugli alimenti e i modelli alimentari dei popoli più longevi, e che si ammalano di meno, la dieta dell’Antropocene dovrebbe consistere in circa mezzo piatto di verdure e frutta; l’altra metà dovrebbe consistere principalmente in cereali integrali, fonti di proteine vegetali, oli vegetali insaturi e (facoltativamente) quantità modeste di proteine da fonti animali; praticamente bandite le bevande zuccherate e lo zucchero raffinato. Quindi qualcosa che non si discosta molto dalla nostra dieta mediterranea, giustamente riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto e inserito nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità. Ampiamente riconosciuti i benefici di frutta e verdura, anche se, probabilmente, la quantità di metaboliti secondari assunti con la sola dieta non è sufficiente a esercitare gli effetti salutistici desiderati.
Altri interventi prevedono lo sviluppo di una produzione alimentare sostenibile, la conservazione della biodiversità e la riduzione almeno del 50% degli scarti e sprechi alimentari. Infatti, la salute futura sia delle persone sia del pianeta è influenzata non solo da cosa viene consumato, ma anche da come viene prodotto il cibo e dalla quantità sprecata.
Quindi c’è spazio per la trasformazione da scarti alimentari a risorse per bioraffineria e produzione di ingredienti attivi per il settore nutraceutico.
È necessaria una trasformazione radicale del sistema alimentare globale entro il 2050, e ci si augura che le politiche agricole condivise con le Nazioni Unite possano contribuire a questo obiettivo.

Novel Food

L’innovazione nel settore alimentare rappresenta un aspetto di grande valore sia per l’Unione Europea, sia a livello mondiale. Per garantire ai consumatori i benefici derivanti dalle innovazioni nel settore alimentare, è necessario verificare la sicurezza e il valore nutrizionale di questi nuovi alimenti.
Sono considerati nuovi tutti quegli alimenti o ingredienti alimentari per i quali non è dimostrabile un consumo significativo all’interno dell’Unione Europea prima del 15 maggio 1997, anno di entrata in vigore del regolamento CE 258 che ne disciplina per la prima volta l’immissione sul mercato. Tra i Novel Food rientrano ad esempio prodotti tradizionalmente consumati in Stati terzi, come i semi di Chia, oppure prodotti ottenuti attraverso pratiche non tradizionali di riproduzione o con l’utilizzo di tecnologie innovative, come ad esempio grassi a ridotto contenuto energetico oppure oli ottenuti da microalghe e ricchi di DHA.
Il Regolamento 2015/2283 ha definito i criteri di conformità di questa categoria di alimenti, che viene prima valutata dall’EFSA dal punto di vista della sicurezza per la salute umana e poi – in caso di esito positivo – autorizzata dalla Commissione Europea, che iscrive il nuovo alimento nel Registro dell’Unione.
FederSalus ha parlato degli aspetti normativi, scientifici, tecnici e procedurali in materia di immissione sul mercato dei Novel Food con Vittorio Silano, CEF Panel di EFSA e docente di legislazione alimentare al Dipartimento di Medicina presso la II Università di Roma-Tor Vergata, che ha da poco pubblicato un libro dedicato a questa tematica, in collaborazione con Massimiliano Carnassale, Direttore Generale di Federsalus.

D. Professor Silano, è da poco disponibile il suo libro dedicato ai nuovi alimenti per il mercato dell’Unione Europea, una vera e propria guida sulla normativa comunitaria vigente. Da dove è nata l’esigenza di un testo dedicato a queste tematiche?
R. Come è noto, per assicurare ai consumatori i benefici dell’innovazione nel settore alimentare, è fondamentale garantire sia la sicurezza dei nuovi prodotti che il loro valore nutrizionale, nel quadro di una dieta bilanciata. La prima normativa comunitaria (Regolamento 258) – vigente in tutti gli Stati dell’Unione Europea, un mercato di circa 500 milioni di consumatori – è stata adottata nel 1997. Essa ha consentito l’immissione sul mercato dell’Unione Europea con modalità di elevata sicurezza di circa 100 nuovi alimenti diversi, fra i quali vi sono alimenti come “i semi di Chia” (a elevato contenuto di acidi grassi omega-3), tradizionali in Stati non appartenenti all’Unione Europea e prodotti ottenuti con tecnologie innovative quali il “salatrim” , un grasso a ridotto contenuto energetico, e un olio da microalghe ricco di DHA.
Fin dall’entrata in vigore della citata normativa comunitaria si sono evidenziate necessità di ulteriori chiarimenti, miglioramenti e sviluppi. La revisione di questa normativa si è rivelata molto complessa e si è conclusa solo in data 25 novembre 2015, con l’adozione del Regolamento 2283, destinato ad applicarsi solo a partire dal 2018. Questo Regolamento prevede distinte procedure amministrative e scientifiche per l’autorizzazione di un nuovo alimento o di un alimento che sia nuovo per il mercato dell’Unione Europea, ma tradizionale (cioè consumato in misura significativa da almeno 25 anni) in uno Stato terzo. Al fine di contribuire alla corretta comprensione e interpretazione di questa fondamentale normativa, si è ritenuto opportuno procedere in questo volume alla rivisitazione e all’analisi degli obiettivi, del contesto giuridico, delle fonti normative, delle metodologie scientifiche e dei dettagli procedurali che la caratterizzano.

D. Quali sono i possibili scenari di sviluppo per i nuovi alimenti? Quali benefici possono essere apportati dai nuovi alimenti al mantenimento della salute?
R. Le principali aspettative e motivazioni per l’introduzione e lo sviluppo di nuovi alimenti nel mercato dell’Unione Europea sono:
– miglioramento delle caratteristiche organolettiche;
– miglioramento del valore nutrizionale perseguito anche mediante l’integrazione con particolari principi nutritivi, la migliore modulazione dell’equilibrio fra diversi nutrienti e l’integrazione con sostanze caratterizzate da particolari attività biologiche e fisiologiche;
– riduzione del rischio derivante da contaminanti e altre sostanze indesiderate;
– maggiore facilità d’uso nel quadro della recente evoluzione degli stili di vita;
– riduzione degli sprechi e della perdita di alimenti;
– riduzione dell’impatto ambientale di particolari coltivazioni e allevamenti;
– competitività sul mercato, anche dipendente da aspetti economici.

D. Quali sono gli elementi che le aziende devono considerare per l’avvio delle procedure di autorizzazione all’immissione sul mercato di un nuovo alimento? Quali sono gli stadi per la presentazione della domanda di autorizzazione?
R. La domanda di autorizzazione, da presentarsi alla Commissione Europea da parte dell’azienda interessata all’immissione in commercio di un particolare nuovo alimento deve contenere:
– nome e domicilio del richiedente;
– nome e descrizione del nuovo alimento;
– descrizione del processo di produzione del nuovo alimento;
– composizione dettagliata del nuovo alimento;
– prove scientifiche idonee a dimostrare che il nuovo alimento non presenta rischi per la salute umana;
– se del caso, i metodi di analisi;
– proposta relativa alle condizioni d’uso previsto e ai requisiti specifici di etichettatura per non indurre in errore i consumatori, o una motivazione verificabile, che illustri le ragioni per cui tali elementi non sono necessari.
Dopo avere acquisito il parere dell’EFSA, la Commissione, in collaborazione con un Comitato nel quale sono rappresentati tutti gli Stati Membri dell’UE, decide con proprio Atto di esecuzione nel merito del rilascio dell’autorizzazione e, in caso positivo, circa l’inserimento del nuovo alimento nell’Elenco dei nuovi alimenti autorizzati.
Qualora l’alimento che s’intende proporre per la prima immissione sul mercato comunitario sia tradizionale in uno o più Stati terzi, il richiedente può procedere alla presentazione alla Commissione Europea di una notifica che deve contenere le seguenti informazioni:
– nome e domicilio del richiedente;
– nome e descrizione dell’alimento tradizionale;
– composizione dettagliata dell’alimento tradizionale;
– Paese/i d’origine dell’alimento tradizionale;
– documentazione relativa alla storia d’uso sicuro come alimento in un Paese terzo;
– proposta relativa alle condizioni di uso previsto e ai requisiti specifici di etichettatura, per non indurre in errore i consumatori, o una motivazione verificabile che illustri le ragioni per cui tali elementi non sono necessari.
La Commissione Europea, entro un mese dalla ricezione, inoltra la notifica ricevuta a tutti gli Stati Membri e all’EFSA. Questi ultimi possono, entro i successivi quattro mesi, presentare obiezioni motivate relative alla sicurezza dell’immissione sul mercato dell’alimento notificato. Nel caso non siano presentate obiezioni motivate, la Commissione procede all’autorizzazione dell’alimento notificato. Qualora invece siano presentate obiezioni motivate, il notificante può inoltrare una domanda d’autorizzazione per l’alimento in questione, presentando anche gli ulteriori dati necessari per contrastare le obiezioni sollevate nel merito della sicurezza dell’alimento. La decisione finale interviene con Atto di esecuzione della Commissione Europea, dopo aver acquisito il parere dell’EFSA da rilasciarsi entro sei mesi.

D. Qual è il ruolo dell’EFSA nell’autorizzazione dei nuovi alimenti?
R. Il ruolo dell’EFSA nelle procedure relative ad autorizzazione o notifica di un nuovo alimento, pur essendo molto importante nel condizionare la decisione finale, è puramente consultivo. Il compito principale dell’EFSA è quello di esprimersi in merito alla validità dei dati e alle considerazioni fornite dal richiedente per dimostrare la sicurezza dell’immissione sul mercato del nuovo alimento. Per assicurare la trasparenza delle proprie valutazioni, l’EFSA procede in primo luogo all’adozione e alla divulgazione di una guida scientifica specifica per la valutazione da effettuare.
Successivamente viene svolta la valutazione dei dati forniti dal richiedente, seguendo in modo dettagliato la procedura descritta nella guida scientifica. Nel caso dei nuovi alimenti, sono due le guide scientifiche prodotte dall’EFSA: la prima si riferisce alle domande di autorizzazione di un nuovo alimento (cfr. Allegato 2 del libro), e la seconda a notifica e autorizzazione di un nuovo alimento tradizionale in un Paese terzo (cfr. Allegato 3 del libro). Queste linee guida EFSA sono non solo riprodotte integralmente nel volume del quale stiamo parlando, ma sono estesamente commentate nel testo per facilitarne la comprensione. I pareri dell’EFSA sono pubblicati immediatamente dopo l’adozione e sono accessibili a tutti sul sito dell’EFSA.

Per informazioni
Manuela Lisi
tel 06 54221967
m.lisi@federsalus.it • www.federsalus.it