Leucidal SF Max

Le aziende produttrici di cosmetici aggiungono conservanti alle formulazioni per controllare la proliferazione batterica e fungina ed estendere così la shelf life dei prodotti. Un gran numero di conservanti sintetici non ha incontrato il favore dei consumatori e delle normative e ciò ha causato una crescita di soluzioni proattive, innovative e alternative ai conservanti sintetici.

Active Micro Technologies (AMT) ha concentrato i suoi sforzi sul potere dei composti naturali, combinando funzionalità cosmetica e attività antimicrobica per sviluppare una gamma di ingredienti polifunzionali in grado di ridurre o eliminare la necessità di un sistema conservante. AMT migliora continuamente i suoi prodotti ecosostenibili e di origine naturale, dando al cliente l’opportunità di sviluppare formulazioni alternative utilizzando antimicrobici di origine naturale. Leucidal SF Max è la più recente innovazione di Active Micro Technologies. Sviluppato grazie a un controllato processo di fermentazione, permette di ampliare lo spettro dell’efficacia antimicrobica e garantire un maggior grado di sicurezza.

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Natura e sostenibilità

Semplificare per migliorare: ecco il concetto che si nasconde dietro il trend green degli ultimi anni. 

Questa tendenza, nata dall’associazione (talvolta errata) tra naturale e salutare, si è evoluta in una visione a 360 gradi dove oggi, a interessare il consumatore è sia il benessere personale che quello ambientale. Ed è proprio grazie a questa aumentata sensibilità che, con frequenza sempre crescente, troviamo sul mercato articoli cosmetici caratterizzati non solo da un ingredient list naturale, ma anche da informazioni su provenienza e biosostenibilità. 

In questo panorama, anche prodotti d’uso comune e ampiamente consolidati come gli scrub hanno dovuto cambiare look per diventare un po’ più green. I gommage contengono agenti esfolianti fisici che, attraverso la microabrasione, rimuovono le cellule morte superficiali dello strato corneo. Questo trattamento, molto apprezzato sia dalle donne che dagli uomini, permette di ottenere una pelle più levigata e luminosa. In base alle diverse granulometrie, lo scrub è destinato a differenti e specifiche zone del corpo: particelle grossolane, quindi con un’azione più aggressiva, per trattare aree meno delicate (per esempio gambe e corpo), polveri di dimensioni inferiori sono preferite per zone più fragili (per esempio viso e collo) […]

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Archeologia dell’ebrezza

Schermata 2018-03-26 alle 12.14.25L’incontro dell’uomo con l’azione inebriante delle sostanze naturali, come tutti i processi evolutivi, è probabilmente avvenuto per caso: ma da qui è scaturita la ricerca di nuove specie, che in tutte le popolazioni è all’origine di riti complessi e che ha portato alla nascita di diverse figure di conoscitori tradizionali delle piante e della loro attività. Ripercorriamo qui l’approccio archeologico allo studio delle origini di queste conoscenze, presentando una tavola riassuntiva delle evidenze più arcaiche che attestano l’uso di piante inebrianti nel mondo, allo stato attuale dei ritrovamenti.

La storia della relazione umana con le piante inebrianti si perde nella notte dei tempi. Questo tipo particolare di vegetali è ubiquitario nella flora di tutti i continenti, e il loro numero supera notevolmente quello dei vegetali inebrianti generalmente noti al “grande pubblico”, quali sono il Tè, il Caffè, l’Oppio, la Canapa, il Tabacco e le bevande alcoliche ricavate dall’uva e dai cereali. Gli specialisti del settore, gli etnobotanici, ne contano almeno 1200 specie, e ogni anno ne vengono scoperte delle nuove. Diverse centinaia sono attualmente impiegate dalle popolazioni tradizionali, mentre per molte altre non possiamo essere certi se si tratti di una scoperta dell’uomo moderno, o di una riscoperta di piante note e impiegate da chissà quale etnia del passato. Ciò che è certo è la grande antichità dell’impiego e della ricerca umana di fonti psicoattive con lo scopo di ottenere un’ebbrezza, un’“alterità”, una “visione”, più propriamente una modificazione dello stato di coscienza. […]

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La natura dell’acqua

Schermata 2018-03-26 alle 12.05.27L’acqua è quasi sempre il primo componente, dal punto di vista quantitativo, di un prodotto cosmetico. Ma la sua presenza nella formulazione non ha sempre la stessa genesi e, come risulta da una specifica ricerca, non ha sempre la stessa valenza per il consumatore finale. Vediamo quali possono essere i criteri per ammettere o meno l’acqua tra le componenti biologiche di un cosmetico.

L’acqua è di fatto sinonimo di vita (tant’è che è la prima cosa che si cerca nelle esplorazioni di altri pianeti!) ed è quindi importante conoscere come viene utilizzata nei prodotti che utilizziamo tutti i giorni, inclusi i prodotti cosmetici. 

Chiunque abbia acquistato un cosmetico e letto la lista degli ingredienti si sarà accorto che con molte probabilità il primo ingrediente è l’acqua. Essa viene indicata in Europa con il nome latino di “aqua” secondo la classificazione INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). A volte in base alle legislazioni dei paesi di commercializzazione dei prodotti viene indicata anche come “water” oppure “eau”.  Una delle funzioni principali del cosmetico è mantenere l’idratazione cutanea: tramite la formulazione cosmetica si intrappola l’acqua, che altrimenti evaporerebbe, assicurando così un’idratazione più duratura. L’acqua, che vanta quindi importantissime proprietà idratanti indispensabili per la nostra pelle, ha anche una funzione solvente, permette quindi di veicolare diverse sostanze: non solo fattore di idratazione e benessere, dunque, ma anche veicolo di azioni funzionali legate alla composizione del prodotto. Questi principi formulativi valgono anche per la cosmesi naturale e biologica, che come ogni cosmetico fa riferimento allo stesso regolamento europeo.

Se la funzione dell’acqua non cambia nella cosmesi convenzionale e in quella biologica, quello che cambia può essere la classificazione dell’acqua presente nella formulazione (acqua aggiunta) e quella presente nei vari ingredienti, a seconda che i prodotti seguano uno standard di certificazione piuttosto che un altro.  

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Curcuma, la signora in giallo

Schermata 2018-03-26 alle 11.44.48Ha conquistato un ruolo di primissimo piano nel panorama della moderna integrazione alimentare: in effetti, le funzionalità fisiologiche – e anche terapeutiche – riconosciute alla spezia più consumata nel subcontinente indiano si manifestano proprio a partire dal suo impiego tradizionale nella dieta.

Avviamo su questo numero la rassegna, necessariamente ampia, dell’avanzamento degli studi sulle attività biologiche e farmacologiche del fitocomplesso, e in particolare la versatile gamma di azioni attribuite al gruppo dei curcuminoidi, riservando ad un secondo articolo l’esplorazione delle potenzialità dei derivati della Curcuma in campo cosmetico.

La Curcuma (Curcuma longa L.), della famiglia delle Zinziberaceae, la stessa cui appartiene lo Zenzero, è una pianta aromatizzante ben nota come spezia e colorante alimentare (con la sigla di E-110). La sua origine è incerta, sicuramente da paesi asiatici, forse l’India che, oggi, ne è il maggiore produttore e consumatore mondiale. È scritto che in questo Paese il consumo giornaliero pro-capite di questa spezia è superiore a quello di tutto il resto del mondo. Per dire dell’importanza biologica della droga di questa pianta, e delle sue potenziali utilizzazioni, basterebbe citate un rapporto di alcuni anni fa della Food & Agriculture Organization, nel quale si riferisce che negli Stati Uniti ne venivano importate ogni anno 2400 tonnellate. In ragione della domanda sempre crescente della droga e di uno sfruttamento eccessivo, senza misure, al fine di assicurarne la rigenerazione, la pianta è stata recentemente catalogata come “a rischio di estinzione”. Il suo nome pare abbia derivazione dal sanscrito e richiama la colorazione gialla della droga: per assonanza si ritrova nell’ebraico moderno karkòm e nell’arabo kurkum, e anche nell’inglese turmerik.

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Sale e ipertensione

Questi risultati collegano l’alto consumo di sale all’asse microbioma-intestino-cervello che regola il sistema immunitario e indicano il microbioma intestinale come un target potenziale contro i disturbi connessi all’eccessivo uso di sale nell’alimentazione.
Anche se i dati non indicano un effetto terapeutico diretto dei Lactobacillus, l’identificazione di Lactobacillus come inibitore naturale delle cellule TH17 indotte nei topi alimentati con elevato contenuto di sale nella dieta, potrebbe servire fattivamente da fondamenta per nuovi trattamenti preventivi o terapeutici. È in corso la pianificazione di uno studio sulla pressione sanguigna umana, su più larga scala, in doppio cieco e controllato con placebo (1).

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Nuovi studi sul cranberry

La metabolomica si sta sviluppando molto negli ultimi anni nell’ambito dello studio dei meccanismi d’azione dei prodotti naturali in quanto permette la caratterizzazione del profilo metabolico globale di un sistema vivente e analizza come questo si modifica a seguito di diversi stimoli e condizioni. In questo lavoro viene presentato come l’approccio metabolomico abbia portato a nuove considerazioni inerenti al meccanismo d’azione del cranberry (Vaccinum macrocarpum) ipotizzando come le proantocianidine (PAC), ritenute ad oggi le responsabili dell’attività, non siano in realtà direttamente correlabili all’effetto antiadesivo nei confronti dei batteri, suggerendo invece un importante ruolo dei piccoli composti fenolici derivanti dall’azione catabolica sulle PAC da parte della flora batterica intestinale.

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Mela e Amaranto

Onde e ricci appaiono generalmente secchi e stressati, e si increspano facilmente a causa delle cuticole poco lisce. Perfect Curl è la nuova linea Marlies Möller studiata appositamente per i capelli ricci, un trattamento ideale per donare elasticità, energia e lucentezza a capelli ricci e mossi. Questa nuova gamma include Activating Shampoo, Activating Spray e Defining Styling Gel

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ProCutiGen® Hold

L’industria globale dei prodotti per capelli ha avuto una svolta negli ultimi anni che ha portato allo sviluppo di prodotti specifici per la riparazione e ristrutturazione dei capelli danneggiati (fenomeno “Plex”, dalla linea di prodotti Olaplex presi come riferimento). Dato che il mercato risulta saturo di formulazioni create per ricostruire i capelli danneggiati. 

Active Concepts ricerca un approccio più innovativo nello studio di principi funzionali attraverso l’utilizzo di tecnologie che mirano alla difesa proattiva del capello. Con un effetto definito ProBonding, i laboratori di ricerca di Active Concepts hanno messo a punto ProCutiGen® Hold, un efficace attivo distribuito da Huwell Chemicals.

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Esaltarli senza domarli

Le maggiori riviste di moda non hanno dubbi, che il taglio sia corto o lungo, che ci sia la frangia oppure no, nel 2018 il riccio detta tendenza. Ma se i capelli hanno sempre riscosso grande interesse e sono stati oggetto di svariate mode, chi vince l’eterna lotta tra ricci e lisci? Si può dire che nell’antichità i ricci abbiano largamente predominato. Infatti mentre gli egizi lavavano parrucche e capelli con acqua e succhi a base di acido citrico per tenerli lisci e brillanti, le matrone romane e greche si impegnavano per arricciarli; avevano imparato ad acconciarli con un rudimentale arricciacapelli chiamato calamistrum, un ferro che, arroventato sul fuoco, permetteva di fissare la piega. Nell’antica Grecia questa pratica era talmente diffusa da suscitare la preoccupazione del poeta Ovidio, che temeva per la salute dei capelli delle sue concittadine.

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