Integrazione in veterinaria

Le tipologie di mangimi complementari (impropriamente denominati integratori veterinari), attualmente presenti sul mercato e destinati al settore degli animali da compagnia, sono davvero molto numerose e suddivise principalmente per area terapeutica. Lo stesso pool di sostanze funzionali si può trovare sul mercato in differenti forme farmaceutiche: questo si rende necessario per ottimizzare la somministrazione al paziente veterinario, che spesso non risulta collaborativo, e per rispondere a specifiche esigenze di specie…

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Film orosolubili

I film orodispersibili sono piccoli fogli sottili, di materiale polimerico, flessibili e simili a un francobollo, che una volta posti nella cavità orale si sciolgono rapidamente a contatto con la saliva. Essi costituiscono una forma di dosaggio innovativa, ancora poco diffusa, che per le sue caratteristiche ha buone potenzialità d’impiego nel campo dell’integrazione nutrizionale. Rispetto alle forme orali tradizionali i film veicolano quantità inferiori di ingredienti funzionali ma risultano vantaggiosi in termini di praticità e semplicità di somministrazione. La rapida dissoluzione facilita enormemente la deglutizione e risulta particolarmente importante per disfagici, bambini, viaggiatori e tutti coloro hanno difficoltà a deglutire o ad assumere liquidi.

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Micoterapia e sport

Negli ultimi decenni si è progressivamente affermata una generale partecipazione per la “medicina integrata”. Questo contagioso interesse ha toccato anche l’ambito sportivo, infatti, è in crescita la domanda di prodotti, in particolar modo integratori alimentari, volti a supportare tale attività. Nel mondo vegetale sono note diverse droghe ad attività adattogena; meno noti in tal senso sono invece i “funghi medicinali” che, modulando anche le difese immunitarie dell’organismo (spesso indebolite dall’esercizio intenso), stanno ricoprendo una fetta di mercato in continua crescita. Si possono individuare due funghi per i quali sono state indicate proprietà antiossidanti, antinfiammatorie ed ergogeniche: il Cordyceps sinensis (Berk.) e il Ganoderma lucidum (Curtis) P. Karst., la cui associazione sembra rappresentare un’ottima opportunità per modulare e ridurre anche la sindrome da sovrallenamento (overtraining syndrome). Esistono poi altri interessanti studi sull’effetto antiossidante dello shiitake (Lentinula edodes) e sull’effetto di contrasto alla soppressione dell’immunità innata, indotto genericamente dai β-glucani fungini e descritto specificamente in uno studio condotto su un estratto del Pleurotus ostreatusConcludendo, come per tutti i preparati di origine naturale, è importante conoscere se e quando poter assumere questi funghi mdicinali evitando il pericoloso “fai da te”; a maggior ragione per chi pratica sport e in particolare, negli atleti che praticano sport agonistico.

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Botanicals negli integratori alimentari

Panoramica generale
Il Ministero della Salute, autorità competente in materia di integratori alimentari in Italia, ha pubblicato sul proprio sito l’allegato I del Decreto dirigenziale 9 gennaio2019, che va a sostituire l’allegato I del Decreto 10 agosto 2018, recentemente entrato in vigore, che disciplina l’impiego di sostanze e preparati vegetali (cosiddetti botanicals) negli integratori alimentari.
Il suddetto elenco contiene dunque le piante e le relative parti ammesse per l’utilizzo negli integratori alimentari, corredate in alcuni casi da disposizioni supplementari per l’impiego.
L’elenco è affiancato dalle indicazioni relative agli effetti fisiologici ascrivibili ai botanicals che non sono parte integrante del DM 10 agosto 2018 come modificato nell’allegato 1 dal decreto 9 gennaio 2019, ma sono delle linee guida ministeriali in materia. L’introduzione all’allegato I specifica come tali effetti siano impiegabili in attesa della definizione dei claims sui botanicals e che essi sono volti ad ottimizzare le funzioni dell’organismo nell’ambito dell’omeostasi secondo il modello definito dal Consiglio d’Europa (Homeostasis, a model to distinguish between food, including food supplements, and medicinal products, 07/02/2008).
Le piante e le relative parti ammissibili della lista BELFRIT messa a punto con le Autorità competenti di Belgio e Francia, che non erano comprese nell’allegato 1 del DM 9 luglio 2012, sono confluite nel suddetto allegato I. È stato dunque centrato l’obiettivo di tornare ad una lista unica di piante ammesse per l’impiego negli integratori come fonte di sostanze e preparati vegetali, aggiornata in base a nuove evidenze e per gran parte armonizzata (con Francia e Belgio) grazie al progetto BELFRIT, che va di fatto a sostituire il ‘vecchio’ (allegato 1 del DM 9 luglio 2012). Il Ministero della Salute ribadisce infine come sostanze, preparati ed estratti ottenuti dalle piante elencate ma privi di una storia di consumo significativo si configurano come Novel Food ai sensi del Regolamento (UE) 2015/2283.

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Senolitici e rivoluzione anti-age

La crescente aspettativa di vita delle popolazioni dei paesi sviluppati comporta un aumento significativo dell’incidenza delle più comuni patologie tipiche dell’invecchiamento (PTI): neuro-degenerative, metaboliche (diabete), cardiovascolari, tumorali, autoimmuni, ecc.
Le cellule senescenti (CS) sono le responsabili chiave dell’invecchiamento: aumentano di numero con l’età e il loro fenotipo secretorio, associato alla senescenza, alimenta uno stato sistemico cronico pro-infiammatorio, chiamato col neologismo inflamm-aging: non riconducibile
a infezioni specifiche, è di bassa intensità, caratteristico dell’invecchiamento, compromette la capacità rigenerativa delle cellule staminali e aumenta il rischio di sviluppare PTI. È un circolo vizioso: fattori esterni ed interni pro-infiammatori contribuiscono a creare lo stato di inflamm-aging, che produce una serie di alterazioni che accelerano i fenomeni dell’invecchiamento e, a
loro volta, alimentano l’inflamm-aging. La segnalazione pro-ossidante e pro-infiammatoria è sfruttata dalle CS per diffondere i processi di senescenza nell’organismo.

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Oligosaccaridi del latte umano: i benefici nella nutrizione degli adulti

Gli oligosaccaridi del latte umano (HMO – Human Milk Oligosaccharides) comprendono un’ampia famiglia di oligosaccaridi estremamente eterogenei, presenti in elevate concentrazioni e in grado di generare numerose risposte biologiche. Essi sono generalmente noti per i loro effetti benefici nella formazione del microbiota nei neonati, sebbene producano il medesimo beneficio anche negli adulti.
Gli oligosaccaridi del latte umano sono in grado di impedire l’attacco alle cellule epiteliali del tratto gastrointestinale di agenti patogeni e tossine, come Campylobacter jejuni, Escherichia coli, Vibrio cholerae, Salmonella fyris, Helicobacter pylori, tossine batteriche, Entamoeba histolytica e virus; questo processo riduce la patogenicità di tali agenti dal momento che il legame ai recettori sulle cellule epiteliali è un prerequisito per l’infezione. Quando agenti patogeni o tossine si legano agli HMO, vengono rimossi dal tratto gastrointestinale e non causano dunque alcuna patologia. Quindi, gli HMO sono agenti protettivi putativi contro le infezioni enteriche negli adulti, così come nei bambini. Gli HMO sono utili anche come adiuvanti nelle patologie legate alla motilità e al dolore intestinale e possono avere un effetto benefico anche nella riduzione delle allergie alimentari. L’integrazione alimentare mediante l’uso di HMO rappresenta quindi una strategia per promuovere un sano microbiota intestinale e produrre benefici salutari ad adulti e neonati.

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Aconito: la storia di un veleno

L’Aconito è usato come veleno fin dalla notte dei tempi, e tuttavia, nonostante la sua conclamata tossicità, la medicina tradizionale ha saputo trarne anche giovamento. Una storia, quella del bel fiore alpino, che corre sulla sottile linea di discrimine che separa il bene dal male; un pharmakon, per dirla con i Greci: medicina e veleno allo stesso tempo.

 

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Potenziali applicazioni dei probiotici su modelli di mucosa orale

[…] Il modello di tessuto orale ricostruito e i protocolli utilizzati per la sua colonizzazione possono essere utilizzati per studiare l’efficacia di ceppi probiotici nell’aderire e colonizzare i tessuti viventi e stabilire con le cellule ospiti un’interazione fisiologica capace di proteggere il tessuto vitale dall’invasione di ceppi batterici patogeni e opportunistici della cavità orale.

Inoltre si possono creare modelli in vitro di mucosa orale immunocompetente dove alla colonizzazione batterica si aggiunge l’infiltrazione di cellule immunitarie come presentato da VitroScreen allo Skin Microbiome Congress (15).

I meccanismi d’azione esercitati da probiotici o dai composti naturali nei confronti dei batteri patogeni, quali ingombro sterico, effetti sul pH e sull’infiammazione, possono essere studiati e caratterizzati sui modelli 3D di mucosa orale colonizzata ed immunocompetente che – sebbene in modo semplificato – mimano un ecosistema vivente ancora tutto da scoprire.

 

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