Metaboliti secondari come nutrienti non-essenziali

La famiglia delle Oleaceae o la classe delle Dicotiledoni racchiudono 30 generi di alberi a foglia caduca e arbusti tra cui l’olivo ed i suoi simili, che contano circa 600 specie.

Il genere Olea prende il nome dal greco “elaia” (ελαια) e dal latino “oleum”, ma è conosciuto con quasi 80 nomi diversi. Il genere Olea comprende 30 specie, ma l’Olea europaea L. è il componente più famoso.

Più in dettaglio, la specie comprende gli olivi selvatici (Olea europea α oleaster L.) e gli olivi coltivati (Olea europea β sativa L.) che includono gli olivastri, i mezzani ed i frantoiani. Le varietà di Olea sono circa 300, quelle coltivate in Italia superano le 200. L’olivo selvatico è originario di paesi medio-orientali (Siria e aree confinanti) e poi diffuso nell’area mediterranea (Francia meridionale, Algeria, Marocco) e atlantica (Madera, Canarie). L’olivo è stato poi coltivato in tutta l’Europa meridionale, Egitto, Libia e altre regioni dell’Africa settentrionale, America centrale, USA (California), America latina. In Italia gli olivastri e i mezzani si trovano in Sicilia, Calabria, Puglia, Liguria, Toscana; i frantoiani in Toscana, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

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Canapa “light” ad uso alimentare

Gli alimenti a base di canapa (Cannabis sativa L.) stanno diventando sempre più popolari ed è crescente il numero di attività commerciali, dai negozi (si stanno diffondendo diversi franchising) alle erboristerie, dagli shop online ai supermercati, che cavalcando l’onda di questo boom mettono a disposizione dei consumatori i prodotti più variegati.
È infatti possibile trovare in commercio una vasta gamma di prodotti alimentari derivati da o contenenti canapa.
Tra i principali vanno annoverati i semi che, insieme ad alcuni derivati come la farina e l’olio, vengono considerati dei “superfood”, grazie al profilo nutrizionale che li caratterizza ed in particolare al contenuto di acidi grassi polinsaturi (omega 3, 6, 9), proteine e micronutrienti.
È poi possibile acquistare facilmente una vasta gamma di preparazioni a base di infiorescenze, da utilizzare, ad esempio, come base per delle tisane.
Inoltre pasta, cioccolato, prodotti da forno, birra, distillati, dolci, energy drink, oli essenziali da utilizzare come aromi alimentari e, non ultimi, gli integratori alimentari.
Oltre alle caratteristiche nutrizionali già descritte, ciò che rende appetibili in termini commerciali alcuni prodotti/preparazioni a base di canapa (in particolare le preparazioni a base di infiorescenze) è la presenza di cannabidiolo (CBD), un cannabinoide non psicoattivo dalle putative proprietà benefiche (principalmente rilassanti e antinfiammatorie). La sempre crescente disponibilità in commercio di prodotti a base della cosiddetta “canapa light” potrebbe far pensare ad una situazione regolatoria ben definita. In realtà, come si potrà evincere dalla disamina seguente, lo status regolatorio relativo all’utilizzo della Cannabis sativa in campo alimentare nel nostro paese è tutt’altro che chiaro.

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Da scarto a risorsa: il progetto RiceRes

L’Italia è il primo produttore di riso in Europa con una produzione di 1,5 milioni di tonnellate ed una superficie coltivata di 234,134 ettari nella campagna 2016/2017. Sia la fase di coltivazione che quella di lavorazione del riso producono significative quantità di scarti.
Per ogni tonnellata di riso bianco si producono infatti 70 kg di pula e 200 kg di lolla, mentre 1,35 tonnellate di paglia non vengono nemmeno rimosse dal campo. Infatti questi scarti non sono adatti alla valorizzazione a scopo energetico perché presentano un elevato contenuto di silice, un minerale che crea problemi alle temperature elevate. Per questo motivo la paglia viene spesso rivangata nel terreno, ma quando la risaia viene allagata nel ciclo colturale successivo essa fermenta in condizioni anaerobiche generando metano, un gas climalterante. Si è calcolato che si possono interrare circa 6 tonnellate di paglia per ettaro e che ogni tonnellata produce  60 kg, ovvero 80 m3, di gas metano (160Mm3 in Italia).
D’altro canto è riconosciuto che questa pratica agricola rende conto del 15% delle emissioni antropogeniche di questo gas a effetto serra. In alternativa, benché sia proibito in diversi paesi, la paglia viene bruciata in campo aperto e questa seconda pratica produce, oltre che scenari infernali, 23 kg/ha di PM10 oltre a 6 kg/ha di composti organici volatili (VOCs), 20 kg/ha di ossidi d’azoto (NOx), 4 kg/ha di ossidi di zolfo (SOx) e 211 kg/ha di monossido di carbonio.
Quindi trovare un utilizzo per la paglia di riso che renda remunerativa per il coltivatore la rimozione della stessa dal campo sarebbe estremamente vantaggioso dal punto di vista ambientale.
Il progetto RiceRes, finanziato da Fondazione Cariplo per il settore Biotecnologie Industriali e realizzato da 6 gruppi di ricerca afferenti a CNR-ISTM, CNR-ISMAC, Università di Pavia e Università di Milano, si è proposto  proprio di valorizzare sia la paglia che la lolla che la pula di riso creando un port-folio di bio-prodotti a diverso valore aggiunto, in accordo con il principio di bioraffineria.

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L’Iperico e il sangue del Battista

Schermata 2018-05-28 alle 16.25.46L’Iperico: dalla tradizione, una pianta esorcistica, in grado di scacciare i demoni e di curare le ferite, ha trovato, nella moderna fitoterapia, impieghi che riecheggiano le credenze di un tempo, dimostrandosi in grado di influire dav vero sui processi che avvengono nel corpo umano. Forse, sotto un certo punto di vista , anche troppo…

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LAVANDA E SUOI IBRIDI (O LAVANDINI)

Schermata 2018-05-28 alle 16.25.39L’ibrido interspecifico viene chiamato Lavandino o Lavandinova; la specie con funzione impollinatrice è Lavandula angustifolia Miller o Lavanda vera, o semplicemente Lavanda. La Lavanda vera è un piccolo arbusto di medio sviluppo, con foglie verde chiaro di consistenza coriacea. I fiori sono portati alla sommità della pianta, in piccole infi orescenze, su corti steli privi di foglie. Fiorisce fra giugno e luglio, con fi ori azzurri o violacei che emanano, se strofi nati, un odore intenso e delicato.
È originaria della regione mediterranea occidentale; sul territorio nazionale si trova allo stato spontaneo, raramente nella penisola ma più facilmente nelle isole. Nella regione Emilia Romagna, in cui è ubicato il Giardino delle Erbe, sporadicamente si trova spontanea in Romagna, nel Bolognese e nel Piacentino. L’ambiente naturale della Lavanda è il cespuglieto rado, con suolo arido ed erboso, della fascia collinare submontana dell’Appennino.

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Curcuma, la signora in giallo – parte seconda

Schermata 2018-05-28 alle 16.25.31La ridotta biodisponibilità della curcumina e dei curcuminoidi è il principale ostacolo da risolvere per valorizzare il grande potenziale biologico e terapeutico della Curcuma. Lo studio delle opportunità offerte da sistemi biotecnologici di eicolazione di queste sostanze attive, quali liposomi, nanoparticelle, nanoemulsioni, microincapsulazione, costituisce una strategia di ricerca in grado di aprire nuovi orizzonti per il loro impiego.

E non solo in campo farmaceutico, ma anche nella cosmesi naturale, dove la Curcuma sta conquistando spazio per le sue proprietà antinfiammatorie e protettive, oltre che per la sua caratteristica funzione di colorante naturale.

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Leucidal SF Max

Le aziende produttrici di cosmetici aggiungono conservanti alle formulazioni per controllare la proliferazione batterica e fungina ed estendere così la shelf life dei prodotti. Un gran numero di conservanti sintetici non ha incontrato il favore dei consumatori e delle normative e ciò ha causato una crescita di soluzioni proattive, innovative e alternative ai conservanti sintetici.

Active Micro Technologies (AMT) ha concentrato i suoi sforzi sul potere dei composti naturali, combinando funzionalità cosmetica e attività antimicrobica per sviluppare una gamma di ingredienti polifunzionali in grado di ridurre o eliminare la necessità di un sistema conservante. AMT migliora continuamente i suoi prodotti ecosostenibili e di origine naturale, dando al cliente l’opportunità di sviluppare formulazioni alternative utilizzando antimicrobici di origine naturale. Leucidal SF Max è la più recente innovazione di Active Micro Technologies. Sviluppato grazie a un controllato processo di fermentazione, permette di ampliare lo spettro dell’efficacia antimicrobica e garantire un maggior grado di sicurezza.

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Natura e sostenibilità

Semplificare per migliorare: ecco il concetto che si nasconde dietro il trend green degli ultimi anni. 

Questa tendenza, nata dall’associazione (talvolta errata) tra naturale e salutare, si è evoluta in una visione a 360 gradi dove oggi, a interessare il consumatore è sia il benessere personale che quello ambientale. Ed è proprio grazie a questa aumentata sensibilità che, con frequenza sempre crescente, troviamo sul mercato articoli cosmetici caratterizzati non solo da un ingredient list naturale, ma anche da informazioni su provenienza e biosostenibilità. 

In questo panorama, anche prodotti d’uso comune e ampiamente consolidati come gli scrub hanno dovuto cambiare look per diventare un po’ più green. I gommage contengono agenti esfolianti fisici che, attraverso la microabrasione, rimuovono le cellule morte superficiali dello strato corneo. Questo trattamento, molto apprezzato sia dalle donne che dagli uomini, permette di ottenere una pelle più levigata e luminosa. In base alle diverse granulometrie, lo scrub è destinato a differenti e specifiche zone del corpo: particelle grossolane, quindi con un’azione più aggressiva, per trattare aree meno delicate (per esempio gambe e corpo), polveri di dimensioni inferiori sono preferite per zone più fragili (per esempio viso e collo) […]

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Archeologia dell’ebrezza

Schermata 2018-03-26 alle 12.14.25L’incontro dell’uomo con l’azione inebriante delle sostanze naturali, come tutti i processi evolutivi, è probabilmente avvenuto per caso: ma da qui è scaturita la ricerca di nuove specie, che in tutte le popolazioni è all’origine di riti complessi e che ha portato alla nascita di diverse figure di conoscitori tradizionali delle piante e della loro attività. Ripercorriamo qui l’approccio archeologico allo studio delle origini di queste conoscenze, presentando una tavola riassuntiva delle evidenze più arcaiche che attestano l’uso di piante inebrianti nel mondo, allo stato attuale dei ritrovamenti.

La storia della relazione umana con le piante inebrianti si perde nella notte dei tempi. Questo tipo particolare di vegetali è ubiquitario nella flora di tutti i continenti, e il loro numero supera notevolmente quello dei vegetali inebrianti generalmente noti al “grande pubblico”, quali sono il Tè, il Caffè, l’Oppio, la Canapa, il Tabacco e le bevande alcoliche ricavate dall’uva e dai cereali. Gli specialisti del settore, gli etnobotanici, ne contano almeno 1200 specie, e ogni anno ne vengono scoperte delle nuove. Diverse centinaia sono attualmente impiegate dalle popolazioni tradizionali, mentre per molte altre non possiamo essere certi se si tratti di una scoperta dell’uomo moderno, o di una riscoperta di piante note e impiegate da chissà quale etnia del passato. Ciò che è certo è la grande antichità dell’impiego e della ricerca umana di fonti psicoattive con lo scopo di ottenere un’ebbrezza, un’“alterità”, una “visione”, più propriamente una modificazione dello stato di coscienza. […]

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La natura dell’acqua

Schermata 2018-03-26 alle 12.05.27L’acqua è quasi sempre il primo componente, dal punto di vista quantitativo, di un prodotto cosmetico. Ma la sua presenza nella formulazione non ha sempre la stessa genesi e, come risulta da una specifica ricerca, non ha sempre la stessa valenza per il consumatore finale. Vediamo quali possono essere i criteri per ammettere o meno l’acqua tra le componenti biologiche di un cosmetico.

L’acqua è di fatto sinonimo di vita (tant’è che è la prima cosa che si cerca nelle esplorazioni di altri pianeti!) ed è quindi importante conoscere come viene utilizzata nei prodotti che utilizziamo tutti i giorni, inclusi i prodotti cosmetici. 

Chiunque abbia acquistato un cosmetico e letto la lista degli ingredienti si sarà accorto che con molte probabilità il primo ingrediente è l’acqua. Essa viene indicata in Europa con il nome latino di “aqua” secondo la classificazione INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). A volte in base alle legislazioni dei paesi di commercializzazione dei prodotti viene indicata anche come “water” oppure “eau”.  Una delle funzioni principali del cosmetico è mantenere l’idratazione cutanea: tramite la formulazione cosmetica si intrappola l’acqua, che altrimenti evaporerebbe, assicurando così un’idratazione più duratura. L’acqua, che vanta quindi importantissime proprietà idratanti indispensabili per la nostra pelle, ha anche una funzione solvente, permette quindi di veicolare diverse sostanze: non solo fattore di idratazione e benessere, dunque, ma anche veicolo di azioni funzionali legate alla composizione del prodotto. Questi principi formulativi valgono anche per la cosmesi naturale e biologica, che come ogni cosmetico fa riferimento allo stesso regolamento europeo.

Se la funzione dell’acqua non cambia nella cosmesi convenzionale e in quella biologica, quello che cambia può essere la classificazione dell’acqua presente nella formulazione (acqua aggiunta) e quella presente nei vari ingredienti, a seconda che i prodotti seguano uno standard di certificazione piuttosto che un altro.  

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