Metaboliti secondari come nutrienti non-essenziali

La famiglia delle Moringaceae comprende tre generi: Anoma, Hyperanthera e Moringa. Il genere Moringa, noto anche con i nomi volgari di “drumstick” o “horseradish”, a sua volta annovera 13 specie che sono distribuite in una vasta area che comprende: Asia sud-occidentale, Africa sud-occidentale e nord-orientale, Madagascar. Le specie vengono anche suddivise in tre grandi gruppi in relazione alla tipologia di tronco e per questo troviamo il gruppo delle piante con tronco a bottiglia (M. stenopetala, M. drouhardii, M. ovalifolia, M. hildebrandtii), quelle con tronco snello (M. peregrina, M. concanensis, M. oleifera) ed infine quelle con forma arbustiva (tipiche dell’Africa del nord-est). Le specie più usate e più studiate sono la M. oleifera, la M. stenopetala, la M. concanensis e la M. peregrina. Queste specie vengono oggi estensivamente coltivate in diverse parti del mondo quali: Asia, America Latina, Florida, le isole caraibiche e le isole del Pacifico. Le piante appartenenti al genere Moringa trovano comunque una utilizzazione completa e trasversale dal momento che i semi vengono utilizzati per la purificazione delle acque, le foglie come integratori alimentari, l’olio come biocarburante, i fiori per la preparazione di miele ed in genere tutte le parti della pianta possono trovare indicazioni d’uso medicinale in diversi paesi. In questo contesto la M. oleifera (chiamata anche “Miracle tree”) (Fig.1) emerge comunque come la specie più studiata e per la quale una consistente filiera di coltivazione consente oggi la preparazione di prodotti che trovano diverse applicazioni in settori differenziati quali quello alimentare, salutistico e cosmetico.

Moringa oleifera Lam. (semen, oleum) è presente nell’elenco delle sostanze vegetali ammesse negli integratori alimentari del Ministero della Salute, con uno specifico riferimento ad un atteso effetto, di natura nutrizionale ma non compiutamente farmacologica o terapeutica, sulla funzione digestiva, la fluidità delle secrezioni bronchiali, la regolarità del processo di sudorazione, la normale circolazione del sangue, il metabolismo dei lipidi ed il controllo del peso corporeo.

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Alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia nell’UE

Il Regolamento (UE) 609/2013 sugli alimenti per gruppi specifici definisce “lattanti” i bambini di età inferiore ai 12 mesi e “bambini nella prima infanzia” i bambini di età compresa fra 1 e 3 anni. Si tratta quindi di una ampia tipologia di prodotti. Gli sviluppi regolatori nel settore degli alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia  sono stati particolarmente intensi negli ultimi anni, e i lavori non sono ancora terminati.

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Modello di leaky gut

La sindrome della permeabilità intestinale (in inglese leaky gut) descrive la condizione di “intestino permeabile” che si verifica quando l’epitelio intestinale, primo meccanismo di difesa del nostro sistema immunitario, diventa più lasso rendendo più difficile il controllo di ciò che raggiunge il flusso sanguigno.

In pratica le molecole di cibo più grandi del dovuto, quelle non digerite, così come funghi, batteri, virus, tossine e tutte le altre forme di scarto, che normalmente non raggiungono liberamente il flusso sanguigno, superano la barriera intestinale porosa ed entrano in circolo (Fig.1). Queste sostanze possono essere riconosciute come estranee (non self) scatenando una risposta immunologica nel tessuto linfoide associato all’intestino (GALT).

Diversi sono i fattori che sembrano essere responsabili del leaky gut:

• predisposizione genetica – che rende certi individui più sensibili a fattori ambientali scatenanti risposte autoimmuni;
• alimentazione – per esempio un elevato consumo di zuccheri raffinati, alimenti processati, conservanti, farine raffinate e scarso consumo di frutta, verdura e alimenti fermentati;
• stress cronico – che si traduce quasi sempre in un sistema immunitario debole e quindi più esposto all’invasione di agenti patogeni;
• infiammazione – causata ad esempio da bassa acidità di stomaco e crescita eccessiva di funghi e batteri e dall’ingestione inconsapevole di tossine ambientali;
• medicinali – l’uso regolare di farmaci che irritano e alterano la mucosa intestinale;
• disbiosi – corrispondente ad uno sbilanciamento a livello intestinale tra batteri benefici e batteri pericolosi;
• funghi – che in caso di disbiosi mutano in un fungo multicellulare (solitamente Candida) che prolifera e danneggia la barriera intestinale.

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Skin Care Day Res Pharma tra natura e innovazione


A cura di Sara Corigliano

29 Maggio. Oggi sono ospite di Res Pharma. Devo dire che questo è un appuntamento immancabile a cui partecipo tutti gli anni. Ancora una volta, la location sarà il prestigiosissimo Excelsior Hotel Gallia di Milano e qui io inizio a sentirmi quasi a casa per la cortesia e l’ospitalità che ritrovo ogni volta.
Arrivata sul grande piazzale antistante la Stazione Centrale sono accolta da un elegantissimo concierge che con un cordiale sorriso e un cenno della mano mi invita ad entrare nella porta girevole dell’hotel. Seguo il cenno del suo guanto, eccomi nella lussuosa hall. Lampadari di cristallo, marmi e tappeti mi riportano alle atmosfere cinematografiche dei film felliniani e per un momento mi sento anche io una diva del Grand Hotel di Rimini.
Pochi passi e subito riconosco volti ormai familiari. Già, perché questo mondo cosmetico è un po’ come una grande famiglia… credo io mi stia dilungando un po’ troppo, avete ragione, veniamo al dunque!
Oggi Res Pharma ci accoglie con i suoi Partner DSM, GreenTech, Oat Cosmetics, Mintel e INT.E.G.R.A per parlarci di skin care. Tratteremo di natura, biotecnologie e microbiota e proveremo a individuare le macrotendenze del futuro della cosmetica. Accomodatevi, cari Lettori, la giornata si preannuncia ricca, è ora di cominciare.
Che lo Skin Care Day 2018 abbia dunque inizio!

La sala è gremita ma io riesco a prendere posto tra le prime file; preparo il mio taccuino mentre Keith Harrison, Business Development Manager di Res Pharma, ci accoglie dandoci il benvenuto. Il programma di questa giornata è fitto di interventi e il palcoscenico passa subito a Carla Scesa, Università di Siena, che ci parla, a titolo introduttivo, dell’imprescindibile rapporto che esiste tra tecnologia, scienza e natura. Negli ultimi anni, fattori quali incremento dell’età media della popolazione, globalizzazione, maggiore attenzione per la salute, consolidamento della chirurgia plastica, maggiore interesse per l’ambiente, aumentato interesse per prodotti vegani, biologici e green hanno cambiato radicalmente il mondo della bellezza, dando vita a nuove discipline come la cosmetologia della luce, la crono-cosmetologia, l’epigenetica e la cosmesi del nero (solo per citarne alcune). La filiera cosmetica ha così introdotto nuovi processi produttivi a tutela della natura come le colture biotecnologiche innovative e il riciclo di sottoprodotti vegetali e marini o la tecnologia biomimetica (con i suoi peptidi biomimetici). Tecnologia e natura si incontrato del resto anche nel testing dei prodotti cosmetici: booster dei prodotti cosmetici, biostimolatori di effetto anti-ageing, patch a rilascio di sostanze funzionali, strumenti diagnostici cutanei. Da quanto delineato appare quindi chiarissimo quanto l’innovazione cosmetica sia oggi trainata dal rispetto per la natura a 360°.
Fatta questa doverosa premessa, è il momento di Colombine Tiranti, Analista di Mintel, che ci offrirà una panoramica di mercato. Come già evidenziato dall’intervento precedente, negli ultimi anni i consumatori hanno riposto sempre maggior attenzione verso i prodotti naturali; se da un lato questo è chiaramente un trend positivo, ciò ha posto una maggiore pressione sulle risorse naturali. Oggi quindi si ricercano prodotti non solo naturali ma anche e soprattutto sostenibili. I consumatori odierni prediligono prodotti naturali perché vogliono prima di tutto prendersi cura della loro salute, quindi non guardano più solo l’aspetto cosmetico del prodotto. Per questo i prodotti oggi devono essere sempre più puri e sicuri. Ma questo pone nuove sfide: l’impatto del prodotto in termini di biodiversità e il cambiamento climatico. Così le grandi multinazionali lavorano sempre più al fianco dei produttori locali usando materie prime a km zero o quasi, e a ridotto impatto ambientale. Tra i nuovi trend quindi troviamo non solo le biotecnologie che cercano di costruire un ponte tra prodotto naturale e tecnologia, ma anche le pratiche cruelty free dove il sintetico sta rimpiazzando il naturale e, last but not least, il recupero dei rifiuti. Il futuro che si prospetta quindi è quello dove scienza e tecnologia lavorano alla creazione di ingredienti naturali sostenibili; dove la tecnologia si applica anche ai processi agricoli e le tecnologie di fermentazione si impongono (come del resto sta accadendo anche nella moda e nel food). Tutto ciò al fine di ridurre l’uso delle plastiche, aumentare l’eticità dei prodotti anche mediante le recenti tecnologie di realtà aumentata che permettono di abolire i campioni di prova o di testare prodotti come addirittura i profumi, senza consumo dei supporti di test. Nel prossimo futuro, quindi, qualsiasi tecnologia volta a incrementare la sostenibilità avrà un ruolo élitario.
È il momento ora di addentrarci nel vivo del discorso e scoprire quali sono le ultime novità DSM.
Francois Paul, Global Marketing Head ALPAFLOR®PCA- DSM ci porta così nel mondo della natural beauty. Oggi assistiamo a 5 principali beauty trends: la beauty diversity (etnie, ageing), l’healthy beauty (microbioma, prevenzione), la fast beauty (e-beauty, on the go beauty), la mindfull beauty (inner balance) e la good beauty (naturale e sostenibile).
Concentrandoci su questo ultimo trend della good beauty, DSM risponde alle nuove esigenze di mercato con il portafoglio prodotti ALPAFLOR®. In un mondo in cui l’attenzione verso il pianeta assume sempre più importanza, DSM valorizza la sostenibilità, la biodiversità e le coltivazioni organiche, conscia del fatto che questi fattori guideranno sempre più la scelta dei consumatori nella selezione dei prodotti cosmetici. Il portafoglio prodotti della gamma ALPAFLOR è ormai divenuto uno standard riconosciuto di bioattivi certificati organici, derivati da piante delle Alpi svizzere. La gamma ALPAFLOR è così rappresentativa di una filosofia a 360°, dal seme all’ingrediente bioattivo, certificata FAIR TRADE, ECOCERT, COSMOS e NATRUE. Una gamma di prodotti la cui origine è sempre chiara e trasparente grazie alla totale tracciabilità. Per assicurare un’attività cutanea ottimale, DSM seleziona solo le migliori piante. Anche il tempo di raccolta è studiato nei minimi dettagli al fine di garantire la cinetica dei composti attivi. La coltivazione avviene con le caratteristiche bisse che raccolgono acqua dei ghiacciai e la cui composizione è similare a quella dell’acqua Evian. Attualmente il portafoglio include 15 varietà di piante coltivate a diverse altitudini. Il 65% del portafoglio DSM è di origine naturale (>60%) e l’83% degli attivi skin care ha un contenuto di origine naturale (>90%).
Ma l’impegno di DSM non si ferma qui e anche in tema di mindfull beauty ha le giuste soluzioni: Oliver Garet, Business Development & Marketing Manager PCA EMEA – DSM, ci ricorda infatti che quando si parla di skin care, oggigiorno non conta solo la bellezza ma anche la sensazione, le proprietà anti-ageing e lo skin tone. Lo sa bene DSM che testimonia il suo impegno al concetto di beauty con i suoi bioattivi cutanei in grado di migliorare non solo l’aspetto della pelle ma anche la sensazione che il consumatore ha di essa. Idratazione, protezione della funzione barriera, anti-ageing e assottigliamento delle rughe e delle linee di espressione sono quindi le parole d’ordine per un rinnovato skin tone.
In questa visione si inserisce PENTAVITIN®, ingrediente dall’elevata capacità idratante: uno studio condotto sulla popolazione urbana cinese ha rivelato che la pelle del viso dei soggetti di quest’area del mondo, che come tutti sappiamo è particolarmente esposta all’inquinamento, è caratterizzata da una maggiore secchezza. DSM ha sviluppato una mappatura dell’idratazione del viso per 4 differenti tipologie di etnia: cinese, caucasica, indiana e africana. Con riferimento alla popolazione cinese, DSM ha condotto uno studio su 94 donne di Pechino, trattate per 28 giorni con 1% PENTAVITIN®; gli esiti di tale studio hanno evidenziato una maggiore idratazione della pelle soprattutto nelle zone più critiche come fronte, contorno occhi, guance e mento. Un complesso carboidrato identico alla cute, composto di saccaridi naturali, PENTAVITIN® mima la naturale idratazione della pelle; esso si lega agli strati più superficiali della cute trattenendo l’idratazione come un magnete. PENTAVITIN® è di origine naturale al 99%, 100% rinnovabile, dunque a basso impatto ambientale.
BEL-EVEN™ invece, altro grande protagonista, è un innovativo ingrediente cosmetico brevettato che inibisce l’enzima 11β-HSD1. La vita odierna è sempre più frenetica e la pelle umana risponde ai periodi di stress con una maggiore formazione di cortisolo attraverso l’enzima 11β-HSD1. Il rilascio di cortisolo (ormone dello stress) è cosa normale, tuttavia può divenire nemico della pelle se presente in eccesso per un lungo periodo di tempo, favorendo la comparsa dei segni dell’invecchiamento.
Inibendo l’enzima 11β-HSD1, la nuova molecola BEL-EVEN™ sviluppata da DSM riequilibra gli effetti negativi dello stress sulla pelle migliorandone anche l’elasticità e l’integrità di barriera.
Questa mattinata è veramente intensa e spero che quando tornerò a casa riuscirò a mettere su carta tutte le cose che sto ascoltando… adesso una pausa caffè è proprio quello che ci vuole!
L’incontro riprende con la presentazione di Paolo Siragusa, Technical Manager Res Pharma Industriale, che ci parlerà delle 3T della cosmetica. Le tre T della cosmetica sono Texture, Technology, Trends. Parlando di Texture, questo è stato proprio il leitmotiv di Res Pharma a Incosmetics 2018 con la sua campagna Compose your Texture, occasione di lancio dei nuovi ingredienti Emulpharma COREOSOME, Emulpharma CORE, Resassol APOSTROPHIE e Pantrofina RESHAPE. Oggigiorno la texture è molto di più di un attributo sensoriale e descrive la complessità di una struttura che può essere percepita con tutti i nostri sensi. Quando pensiamo a un prodotto cosmetico, quindi, non basta più pensare alle sensazioni tattili che esso è in grado di darci, ma anche alle percezioni olfattive e visive. Se in passato quindi le texture bianche e lucide erano di gran lunga quelle maggiormente ricercate ed apprezzate, oggi assistiamo alla nascita di numerose altre possibilità: texture traslucide, texture materiche, texture opache o ancora semi-trasparenti. Venendo alla seconda T invece, in termini di Tecnologia si tende sempre più verso una personalizzazione (home made beauty). Questo è reso possibile anche grazie ai nuovi device che consentono l’uso di software per il monitoraggio della pelle, in grado di suggerire i prodotti da utilizzare. Ecco quindi le chiavi che svelano la terza T, quella dei Trend, sempre più focalizzati dunque su texture in grado di conferire emozioni e tecnologia.
L’intervento di Maria Ferrero, Project Manager INTEGRA, ci illustra la nascita di nuovi tool in grado di fornirci informazioni sempre più puntuali circa le preferenze dei consumatori. Grazie all’accordo commerciale con la società Adacta, specializzata nella realizzazione di test di prodotto, INTEGRA ha sviluppato il servizio BEAUTY & WELLNESS COMMUNITY, un panel di consumatori espressamente selezionati tra decine di migliaia volontari in tutta Italia, disponibili a effettuare test di prodotto finalizzati ad approfondire la conoscenza delle preferenze degli utilizzatori finali e a raccogliere informazioni sulla concorrenza. Perché il consumatore odierno non ha più un ruolo passivo nelle logiche di mercato ma desidera essere coinvolto nelle scelte aziendali.
La mattinata si chiude così con tante informazioni da metabolizzare e, a proposito di metabolismo, io inizio ad avere una certa fame. Per fortuna un grande buffet ci attende!
Il pomeriggio si apre con l’intervento di Mathieu Bey, R&D Manager di GreenTech Biovitis, che porta all’attenzione di tutti noi una tematica di grande attualità, quella del microbiota cutaneo. Il microbiota cutaneo infatti è divenuto il nuovo target per lo skin care. Sulla nostra pelle c’è molta più vita di ciò che possiamo pensare: da un punto di vista microbiologico, la nostra cute è un’immensa riserva naturale di microscopici ospiti, tutt’altro che sgraditi, detti “batteri buoni”, che costituiscono il cosiddetto “microbiota cutaneo” e svolgono un’importante funzione, poiché contribuiscono alla difesa immunitaria della pelle. Un’alterazione della relazione tra cute e microbiota dunque aumenta il rischio di patologie cutanee (dermatite, reosacea, acne, psoriasi). Vale la pena di ricordate che non vi sono standard internazionali di valutazione del microbiota cutaneo (i metodi di campionatura sono molteplici); se anni fa si utilizzavano studi basati sulla coltura, oggi disponiamo di tecniche molecolari indipendenti dalle colture.
GreenTech ha sviluppato un nuovo ingrediente attivo BIOTILYS® ispirato ai probiotici ed ottenuto dal Lactobacillus pentosus. Grazie alle sue proprietà, l’ingrediente è in grado di conservare l’equilibrio del microbiota cutaneo, incrementare la densità delle specie di microbiota, incluse le specie rare, e limitare l’infiammazione poiché riduce il rilascio di IL-8, coinvolta nel processo infiammatorio. La pelle risulta così idratata e liscia, luminosa ed uniforme, protetta dalle aggressioni ambientali e al riparo dai rossori.
La giornata sta per volgere al termine; quale miglior modo di chiudere questo incontro pensando ai buoni consigli per la nostra salute? L’estate è alle porte; mare e sole ci aspettano e io non vedo l’ora di partire per le vacanze; ecco dunque le ultime novità di casa DMS nel campo della protezione solare.
Negli ultimi cinquant’anni il rischio di cancro alla pelle è sensibilmente aumentato; l’attenzione dei consumatori verso la protezione solare è quindi sensibilmente incrementata, soprattutto fra i millennials. E proprio le ricerche condotte su questa popolazione hanno rivelato le caratteristiche chiave che i solari di ultima generazione devono avere per rispondere alle esigenze dei consumatori; essi ad esempio devono essere compatibili con la beauty routine dei giovani, non essere oleosi né troppo grassi. DSM ha così sviluppato uno strumento di formulazione online, SUNSCREEN OPTIMIZER™, che supporta gli addetti ai lavori nello sviluppo dei filtri solari. Ecco dunque la testimonianza concreta dell’impegno DSM nella prevenzione del cancro cutaneo.
Desidero terminare con un doveroso ma sentito ringraziamento a tutto lo staff Res Pharma; questo ringraziamento è particolarmente meritato non soltanto per la riuscita di questa giornata ma anche e soprattutto per aver voluto condividere con tutti noi competenze e know how. Sono certa che da queste occasioni di incontro, confronto e condivisione possano nascere le migliori ispirazioni, quelle ispirazioni che ci consentano di proporci al mondo come player chiave in questo mercato.
La giornata si è ormai conclusa; io ho trovato davvero moltissimi spunti di riflessione e mentre sono qui sul marciapiede ad aspettare il tram che mi porterà verso casa, penso che oggi più che mai ho potuto cogliere appieno il significato delle parole di Henry Ford:

 

Per Informazioni
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Via G.Pastore, 3 – 20056 Trezzo sull’Adda (MI)
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Tutta la sensory expertise Gattefossé ora anche nei solari


A cura di Sara Corigliano

Due giorni all’inizio dell’estate. Chiunque mi conosca sa che questo è il periodo dell’anno che preferisco in assoluto. Datemi un telo, sole, mare e abbronzatura e mi farete la persona più felice del mondo! Già, perché io al caldo ci sto proprio bene. Sono la classica bagnante che tutti hanno visto almeno una volta nella vita, quella che trascorre tutta la giornata in spiaggia a coltivare la propria abbronzatura sotto il sole cocente, ad ogni costo. Individui come me non sono una rarità d’estate. È facile notarli, tutti cosparsi di olio, frequentemente assumono posizioni tipo ramarro al sole ed è consuetudine scorgerli a ridosso di scogli o bagnasciuga. Sì ma, vi starete chiedendo, cosa c’entra tutto questo? Un po’ di pazienza, ora lo capirete da voi!

È il 19 giugno. Seduta in un vagone della linea gialla della metropolitana aspetto la mia fermata. Oggi sono ospite di Gattefossé Italia!
Come forse ricorderete, vi ho già parlato di questa Azienda, ma nel caso in cui ve lo siate persi, vi invito a leggere il mio Reportage di un viaggio a Saint-Priest pubblicato su Cosmetic Technology 2/2018.
L’altoparlante annuncia: “Prossima fermata Lodi TIBB”, sono arrivata.
Federica Ghiraldi mi accoglie con la sua consueta gentilezza e cortesia nella prestigiosa sala meeting del Grand Visconti Palace Hotel di Milano. Gli ospiti arrivano uno dopo l’altro, trovando refrigerio dall’afa che fuori si fa sentire già di primo mattino. L’estate è alle porte, come dicevo prima, e oggi Gattefossé Italia ci accoglie per parlarci di Unexpected Suncare!
Marco Castiglioni e Massimo Milesi, che insieme si occupano della Divisione Cosmetica di Gattefossé Italia, ci danno il benvenuto al seminario di oggi, che ci svelerà come ottenere prodotti solari performanti.
È Marco il primo a prendere la parola guadagnandosi il palco per introdurci nel mondo della protezione solare. Il sole, come tutti sappiamo, è sinonimo di vita ed energia, conferisce al nostro corpo preziosi benefici, come il rilascio di endorfine, responsabili del buonumore, e attiva processi come la sintesi della melatonina (che permette la sincronizzazione dei ritmi biologici) e la sintesi della vitamina D (fondamentale per l’assorbimento del calcio e dunque per la prevenzione dell’osteoporosi); esso infine svolge un effetto antimicrobico sui germi della cute. Senza dunque trascurare questi aspetti, dobbiamo però ricordare che il sole è anche il nostro primo nemico poiché un’esposizione scorretta può generare danni importanti al nostro organismo: scottature, fotosensibilizzazione, lucite estivale, macchie scure, rughe precoci, foto-invecchiamento e, per finire, cancro cutaneo ne sono la prova.
Senza qui addentrarci troppo nelle peculiarità e nei tecnicismi delle diverse forme di raggi che colpiscono la superficie terrestre, appare comunque subito chiara l’importanza della protezione solare; del resto tutti ormai ne siamo consapevoli. Numerosi sondaggi condotti fra i consumatori, tuttavia, hanno evidenziato l’esistenza di alcune problematiche che ancora oggi fungono da deterrente per una corretta protezione solare: molto spesso i consumatori sembrano non effettuare una corretta applicazione (o riapplicazione) del prodotto, con una conseguente perdita di efficacia del filtro solare. Questo accade perché la maggior parte delle formulazioni disponibili in commercio presenta limitazioni che scoraggiano l’utente all’uso della protezione: prodotti troppo untuosi o appiccicosi spesso risultano di fatto poco invoglianti per i bagnanti.
Ecco perché la ricerca Gattefossé oggi non si focalizza più soltanto sulla formulazione del solare perfetto tout-court in grado di proteggere la nostra pelle dagli effetti indesiderati del sole, ma si spinge ben oltre, ponendosi l’ambizioso obiettivo di creare prodotti solari “piacevoli da indossare”. Marco Castiglioni mi perdonerà se oggi farò mia questa espressione a lui tanto cara; del resto se un tempo esisteva il detto “se belli si vuole apparire, un poco bisogna soffrire”, le recenti tendenze del mondo della cosmetica sembrano voler demolire questa credenza. Oggi possiamo essere belli senza soffrire grazie a prodotti sempre più tecnologici che rispondono alle esigenze dei consumatori. Proprio come un vestito che ci accompagna da mattino a sera, il cosmetico odierno deve adeguarsi ai nostri ritmi e bisogni.
Da oltre 20 anni Gattefossé lavora con dedizione al miglioramento della sensorialità dei cosmetici ed è stata pioniera nel settore, con la creazione di un panel interno di esperti preposti all’analisi sensoriale; sulla scia di questo consolidato know how, nasce nel 2014 il focus sui prodotti suncare ed oggi l’azienda ha persino messo a punto un sistema di oggettivizzazione della percezione sensoriale del prodotto, di cui però vi parlerò più avanti…
Fatto questo doveroso preambolo, è il momento di addentrarci nel vivo della ricerca Gattefossé e lo facciamo con Malorie Duvent, Ingegnere Chimico – Formulazioni SunCare, Gattefossé. Ho conosciuto Malorie qualche mese fa, proprio in occasione del mio viaggio alla sede di Saint-Priest, e ritrovarla qui oggi è davvero un grande piacere. Adesso farò bene a concentrarmi al massimo, Malorie sta iniziando la sua presentazione e so già che avrà qualcosa di molto importante da dirci.
Come scegliere la combinazione di filtri UV più adeguata? E come ottenere una fotoprotezione ottimale? L’intervento di Malorie va subito al nocciolo della questione, proverò a starle dietro!
Parlando di filtri chimici, attualmente ve ne sono molti disponibili: tra i filtri chimici UVA troviamo BMDBM, DHHB, DPDT; tra i filtri chimici UVB invece annoveriamo EHT, HMS, EHS, BP3, OCR, EHMC, PBSA, DBT, EHDP. Ciascuno di essi ha caratteristiche differenti e soprattutto gode di specifiche approvazioni a livello mondiale e relative concentrazioni massime di utilizzo. Mediante l’elaborazione di uno schema rappresentativo della performance di ciascun filtro nello spettro dei raggi UVA e UVB, è possibile così individuare i filtri più efficienti nelle rispettive zone. Una valutazione combinata di tale osservazione (assorbanza UV) consente quindi di derivare le buone sinergie (fotostabilità, ossia la capacità di un filtro UV di conservare la propria efficacia dopo radiazione UV) e le cattive sinergie (foto-instabilità, ossia perdita di efficacia del filtro con conseguente riduzione dell’SPF dopo pochi minuti).
Al di là delle peculiarità di ciascun filtro, vi sono inoltre tutte le normative che disciplinano l’uso dei filtri solari nei diversi paesi. Un ulteriore aspetto da considerare sono poi le specificità in materia di etichettatura, come ad esempio accade nel caso delle nano forme o dell’SPF. Attenzione infine ai brevetti che coprono alcune combinazioni di filtri! Da quanto delineato appare evidente quanto sia complesso realizzare una formulazione solare che abbia una valenza mondiale.
Dopo averci fornito una puntuale panoramica dei vincoli formulativi, Malorie ci fornisce ora alcuni consigli formulativi. Uno dei punti chiave in questo ambito, ci spiega Malorie, è sicuramente la solubilizzazione dei filtri chimici.
La maggior parte dei filtri UV è in forma di polvere oppure in liquido solubile in olio. La corretta solubilizzazione è fondamentale ai fini della performance, poiché essa consente non soltanto di ottenere una distribuzione uniforme del prodotto sulla pelle ma anche di evitare una ri-cristallizzazione nel corso del tempo. La scelta del giusto solubilizzante dovrà quindi essere effettuata in primis sulla base delle informazioni del fornitore e poi sulla base degli studi sperimentali condotti in laboratorio (test visivi e microscopia). Ciascun filtro solare ha il suo solubilizzante ottimale che consente di massimizzarne le performance; un filtro mal solubilizzato non renderà in SPF come sperato.
Come consumatori, possiamo dire che l’SPF è il fattore che ci fa scegliere il nostro solare, o per lo meno questo è il dato che ci indirizza verso la categoria di prodotti di nostro interesse, poiché esso indica il grado di protezione solare. Maggiore è l’SPF, maggiore sarà la protezione. Ma non è proprio così. Diversi studi hanno in realtà dimostrato quanto conti la sensorialità anche in questo ambito. Un prodotto con sensorialità poco piacevole, infatti, può inavvertitamente comportare una scorretta applicazione del prodotto (perché difficile da applicare o sgradevole da indossare), con conseguente minore protezione per l’utente.
Un altro aspetto chiave risiede poi nella dispersione dei filtri inorganici: utilizzando filtri fisici non rivestiti la dispersione risulterà più sgradevole al tocco richiedendo quindi l’aggiunta di un disperdente. I filtri fisici rivestiti invece si possono disperdere più facilmente, con conseguente miglioramento della sensorialità.
Riepilogando quanto ascoltato possiamo asserire che la formulazione di un solare è davvero una grande sfida: dapprima l’aspetto normativo che costituisce certamente la base di partenza, poi la scelta dei filtri UV che dipenderà, oltre che dal contesto regolatorio, dalla performance, da eventuali brevetti, dall’aspetto sensoriale, e poi, in termini di formulazione, dall’associazione dei vari filtri chimici/fisici, dai solubilizzanti, dagli agenti disperdenti, dagli emollienti e dai quenchers. E inoltre, per avere un buon SPF, dovremo considerare i seguenti fattori: dispersione/solubilizzazione dei filtri solari, aggiunta di un fotostabilizzatore e una buona sinergia tra filtri chimici e filtri fisici.
Sono le 11 del mattino, è ora del coffee break e io sono felicemente sopravvissuta! È stata durissima ma questa presentazione mi ha proprio appassionato! È sempre intrigante per me ascoltare e cercare di capire quanto più possibile cose che fino a poco tempo fa non conoscevo affatto.
Dopo aver esaminato la complessità di formulazione con Malorie, Marco ci introduce nel mondo della sensorialità di Gattefossé.
Abbiamo visto come i consumatori odierni siano oggi desiderosi di prodotti più gradevoli da applicare. E se da un lato i filtri chimici lasciano un film residuo con una conseguente sensazione di untuosità, i filtri fisici hanno invece la pecca di dare una sensazione di secchezza e lasciano un’indesiderata patina bianca sulla pelle. Fortunatamente è possibile ovviare a tali problemi mediante molteplici soluzioni quali: utilizzo di polveri, modificazione degli emollienti per migliorare “il tocco”, utilizzo di booster di SPF che consentono di ridurre la quantità di filtro nella formulazione e infine la scelta di un adeguato sistema emulsionante; e il sistema emulsionante è proprio il campo più interessante per la Multinazionale francese. Forse non tutti sono consapevoli del fatto che la percezione e la sensorialità di un prodotto cosmetico (e nello specifico di un solare) sono fortemente influenzate dal clima in cui ci si trova. Fattori quali temperatura, vento e umidità sono quindi elementi chiave ai fini della percezione sensoriale del nostro prodotto. Per la propria analisi, Gattefossé è partita dalla classificazione dei climi di Köppen. Il sistema di Köppen è in gran parte empirico; ciò vuol dire che ciascun clima viene definito in base a valori prestabiliti di temperatura e di precipitazioni, calcolati conformemente alle medie annue o di singoli mesi. Senza addentrarci troppo nei dettagli di questa classificazione, essa, in linea generale suddivide il pianeta in cinque zone, ciascuna delle quali è caratterizzata da un clima. Avremo così: climi tropicali, climi aridi, climi temperati, climi boreali, climi nivali. Vale la pena osservare che il 50% della popolazione mondiale vive nella zona tropicale. A titolo esemplificativo sono poi state selezionate alcune città: New York, Rio de Janeiro, Buenos Aires, Parigi, Shanghai e Singapore. Si è quindi proceduto alla misurazione della temperatura media, dell’umidità relativa e dell’umidita assoluta. I valori così derivati hanno consentito di valutare l’impatto dell’umidità (e dunque del clima) sulla percezione sensoriale del prodotto solare al fine di pervenire alla formulazione di un solare adeguato in condizioni climatiche differenti e soprattutto critiche.
Gli esperti Gattefossé hanno così ricreato, all’interno di una stanza chiusa, un clima tropicale con l’obiettivo di valutare l’effetto di diverse condizioni di umidità sulla pelle. Se una prima analisi ha rivelato che in condizioni di clima tropicale si osserva un incremento spontaneo dell’idratazione della pelle pari a circa il 20%, osservazioni effettuate dopo l’applicazione del prodotto cosmetico hanno evidenziato un incremento del coefficiente di frizione (quello che ci dà la percezione di pelle unta).
Gattefossé ha poi codificato una ventina di parametri di sensorialità (il sistema di oggettivizzazione della percezione sensoriale che vi ho accennato prima). A titolo esemplificativo oggi ce ne vengono presentati solo alcuni, maggiormente indicativi ai fini della nostra analisi, fra cui spessore, spalmabilità, morbidezza, untuosità, film residuo, untuosità dopo l’applicazione, (per citarne alcuni). Valutando questi parametri in condizioni di umidità, si nota che nel caso del prodotto solare, i due parametri maggiormente suscettibili di modificazione sono il film residuo e la sensazione di appiccicoso (per i quali si osserva un certo incremento del valore rispetto a quanto osservato a temperatura ambiente). L’esito di questa analisi conferma così la necessità di utilizzare ingredienti in grado di stabilizzare la percezione sensoriale. Ecco dunque indicata la via da percorrere per offrire ai consumatori il prodotto ideale.
Percezione sensoriale è un termine caro a Gattefossé, che da sempre impronta la sua ricerca proprio in questa direzione facendone il suo fiore all’occhiello, al punto tale da essersi oggi affermata come leader nel campo della sensory expertise.
Conosciamola da vicino! È giunto il momento di scoprire il portafoglio Gattefossé.
Il portafoglio prodotti offre formule che vanno dallo spray alla crema; si tratta di prodotti che trovano impiego non soltanto in applicazioni prettamente da spiaggia ma anche in prodotti per uso quotidiano. Come il mercato richiede, Gattefossé è in grado di rispondere ai bisogni di tutti i tipi di pelle e offre SPF che vanno da 20 a 50+; si tratta infine di prodotti rispondenti alle diverse normative locali.
Come abbiamo avuto modo di capire questa mattina, le problematiche nella formulazione di un prodotto solare sono molteplici: stabilità, sensorialità, performance SPF e resistenza all’acqua. Gattefossé raccoglie la sfida e la vince con le sue cere naturali. Le cere naturali infatti, offrono numerosi vantaggi: sono una fonte rinnovabile, mostrano una eccellente tolleranza, vantano proprietà sensoriali e funzionali molto differenti dagli olii e dai burri, agiscono da barriera contro la perdita d’acqua ma non sono occlusive. Ma a fronte di questi vantaggi, le cere naturali presentano anche qualche svantaggio come la ricristallizzazione e la destabilizzazione ed una scarsa sensorialità nelle emulsioni. Ecco perché la Multinazionale francese ha prontamente messo a punto una tecnologia brevettata che si fonda sulla poliglicerolisi e sulla interesterificazione, due processi che consentono di ottenere nuove proprietà anfifiliche da un lato e nuove proprietà sensoriali dall’altro.
Sulla base di questa tecnologia brevettata che trasforma e funzionalizza le cere naturali nascono così i prodotti Gattefossé, che ora vedremo nel dettaglio:
L’emulsionante sensoriale Emulium® Mellifera MB, è in grado di auto-adattarsi al clima in cui viviamo. 100% naturale, certificato ECOCERT, RSPO Mass Balance, COSMOS, NPA. A base di jojoba e cera d’api, si tratta di un emulsionante PEG-free, idratante, anti-pollution, clinicamente testato anche per pelli sensibili e iper-reattive. L’ingrediente consente di formulare una vasta gamma di texture (spray, lozioni, creme, burri) per creare texture bianche e lucenti con un film residuo molto basso che dona un afterfeel vellutato e confortevole. Queste caratteristiche lo rendono particolarmente indicato all’interno di formulazioni solari. Emulium® Mellifera MB ha peraltro vinto il premio come Best Ingredient in occasione di in-cosmetics 2014, nella sezione Innovation Zone!
ACTICIRE®MB invece è un agente texturizzante, 100% naturale, a base di un complesso di cere di jojoba, mimosa e girasole funzionalizzate con poliglicerolo. L’ingrediente forma un film sottile e morbido che protegge la pelle dalla disidratazione assicurando un confortevole skin feel che permane per tutto il giorno. Perfetto per migliorare la stabilità delle formulazioni, ACTICIRE®MB si è mostrato efficace già dall’1% di utilizzo. Gli studi effettuati, infatti, hanno mostrato che l’ingrediente è in grado di conservare il profilo sensoriale di un prodotto solare anche in condizioni di clima tropicale. Studi condotti con camera UV inoltre, hanno dimostrato che l’ingrediente conserva la propria efficacia anche a 6 h (rispetto a prodotto senza ingrediente).
Emulfree®CBG MB è un emulsionante sensoriale che grazie al suo effetto quick-break induce un effetto rinfrescante donando una prolungata sensazione di freschezza. Emulfree®CBG MB lascia un film residuo molto leggero, non appiccicoso ed è particolarmente indicato per le formulazioni di bi-gel senza l’uso di tensioattivi. Si tratta di un ingrediente molto interessante in termini di reologia dunque particolarmente indicato anche per le formulazioni spray.
Emulium® 22 infine, appartiene anch’esso alla famiglia degli emulsionanti e in casa Gattefossé è noto come l’ “elegante paradosso”: d’aspetto ricco e cremoso, infatti, questo ingrediente consente però di ottenere emulsioni sottili/fini, dal mutevole skin feel, per le sue proprietà tissotropiche. L’estrema finezza delle emulsioni così ottenute permette l’ottimale dispersione di pigmenti e filtri.
La mattina trascorre veloce; come avrete notato, in questo percorso abbiamo esaminato tutte le problematiche che il formulatore deve considerare nello sviluppo dei prodotti solari e con i suoi 20 anni di esperienza nel campo della sensorialità, Gattefossé ci ha sicuramente aperto le porte per nuove soluzioni in questo campo!
Dopo tanta teoria e di rientro da un pranzo luculliano, è ora di sporcarsi le mani!
Arrotolate le maniche delle camicie è ora di toccare con mano e provare tante formulazioni; l’atmosfera si fa improvvisamente distesa e il pomeriggio prende vita.
La seconda parte del pomeriggio è dedicata invece alla presentazione della recente novità lanciata dall’Azienda francese proprio in occasione dell’ultimo in-cosmetics; signore e signori, ecco a Voi EnergiNiusTM e il palco ora è tutto per Massimo.
L’era moderna ha portato con sé nuove tecnologie e negli ultimi anni abbiamo assistito ad una ascesa inesorabile delle apparecchiature digitali; li chiamano device, quegli strumenti atti a “semplificare” o per lo meno “velocizzare” le nostre operazioni quotidiane: che sia per lavoro, per divertimento, per necessità, oramai tutti noi ne possediamo almeno qualcuno. Accorciano le distanze, addirittura le annullano, ma non solo. Ci permettono di “incontrare” persone che non vediamo da molto tempo, di condividere foto, file e video, oppure ancora di fare shopping comodamente dal nostro divano; qualcuno ci fa addirittura la spesa! Altri ancora, li usano per ordinare il pranzo. Insomma, che sia per un motivo o per l’altro, trascorriamo davanti a questi device quasi una giornata interna della nostra settimana (secondo quanto rilevato da diversi sondaggi). Sebbene i vantaggi di queste nuove tecnologie siano indiscutibili, esse hanno d’altro canto portato alla luce nuove problematiche e, se diversi studi hanno ormai ben documentato gli effetti che l’esposizione a questi schermi produce sui nostri occhi e sulla qualità del sonno, poco ancora si sa invece dell’impatto sulla nostra pelle. Le ricerche esistenti evidenziano come la luce visibile (sia essa luce proveniente da fonti naturali o artificiali come ad esempio i LED) sia potenzialmente dannosa per la cute poiché suscettibile di favorire la produzione di radicali liberi e danno ossidativo al DNA, iperpigmentazione e foto-ageing. Malgrado questo sia un dato noto, le conseguenze sulla pelle dovute alla quotidiana sovraesposizione agli schermi, non sono state oggetto di approfondite investigazioni. Ecco allora che Gattefossé ha cercato di fornire una risposta.
Partendo da una puntuale caratterizzazione della luce visibile artificiale emessa da questi schermi, Gattefossé ha poi creato un macchinario capace di riprodurla fedelmente. Fibroblasti umani sono stati quindi sottoposti alla luce emessa dallo strumento: più dell’8% dei geni dell’intero genoma ha evidenziato una deregolazione dell’espressione, e i pathways molecolari correlati ai mitocondri e al citoscheletro delle cellule sono stati significativamente colpiti, con una conseguente frammentazione della rete mitocondriale e relativa riduzione della sintesi di ATP. L’esposizione alla luce dello schermo ha ridotto la mobilità delle cellule e la loro rete di comunicazione; i fibroblasti così indeboliti non sono più in grado di produrre le componenti chiave della matrice, né di comunicare con il loro ambiente circostante; il risultato apparente di tutti questi processi è una pelle priva di vitalità. La faccenda è tanto seria quanto preoccupante, vi basti pensare che oggi è stato coniato un nuovo termine per designare questo fenomeno, noto come Digital Pollution.
Ma Gattefossé sa bene che la natura offre sempre un valido rimedio e proprio lì è andata ancora una volta a cercare la soluzione. EnergiNiusTM è un ingrediente derivato dalle radici del Gingseng indiano (Withania somnifera), una pianta cara alla medicina ayurvedica, dove ha trovato impiego diversi millenni or sono. Approvvigionata nell’Oregon, è ottenuta mediante l’innovativa tecnologia NaDES e contiene amminoacidi e withanolidi; gli studi condotti con questo innovativo ingrediente hanno evidenziato che esso è in grado di proteggere la rete mitocondriale dei fibroblasti esposti alla luce, normalizzando la produzione di ATP e preservando il citoscheletro e la pelle ritrova così la sua vitalità.
Buone notizie per voi dunque Digital Addicted, Gattefossé ha trovato ancora una volta la soluzione!
È tardo pomeriggio quando l’incontro si conclude; la fine di giornate come queste lascia sempre un po’ di malinconia; come ritrovarsi all’improvviso dentro un mondo a sé stante, fatto di ricerca, di studio e tecnologia. Una realtà dove si perde la percezione del tempo a favore di un lavoro minuzioso, preciso e puntuale perché ciò che conta è il risultato. E poi uscire per le strade e riprendere il ritmo naturale delle giornate. Camminare per la città, con la sensazione di esserti arricchito e di aver fatto un passo in più verso la consapevolezza che la ricerca cosmetica è davvero una cosa seria.
Il mio incontro ravvicinato con Gattefossé iniziò qualche mese fa con una chiacchierata con Ségolène Moyrand; mi parlò di una storia di famiglia, di passione, di dedizione e di impegno, anche sociale. Mi parlò di ricerca e di tecnologia. Mi parlò di innovazione. Oggi più che mai ho sentito tutto questo essere parte anche di me.

Per Informazioni:
GATTEFOSSÈ ITALIA Srl
Via G. Durando, 38 – 20158 Milano
tel 02 49542950 • fax 02 49542969
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Inaugurato alle porte di Milano il nuovo laboratorio cosmetico Univar


A cura di Sara Corigliano

È un bellissimo pomeriggio di sole, le giornate iniziano ad allungarsi, la primavera comincia a farsi sentire nell’aria e oggi il team Univar ci accoglie nel nuovo sito di Cusago per inaugurare ufficialmente l’apertura del nuovo laboratorio cosmetico!

Eccomi a Cusago.
Varco la soglia della sala riunioni e un delizioso mazzetto di mimose di benvenuto mi aspetta lì sul tavolo.
Oggi, 8 marzo, si festeggia la Giornata Internazionale della Donna; ricordando l’importanza storica e sociale di questa ricorrenza, che per tutti noi simboleggia il riconoscimento e la conquista di fondamentali diritti di genere, non posso pensare che questa sia solo una coincidenza! In questo giorno, così ricco di significato, Univar sembra proprio voler rendere omaggio alle donne e alla loro bellezza. Quale giornata migliore di questa, infatti, per presentare un laboratorio principalmente dedicato alle formulazioni make up?
Prima di entrare nel vivo di questo pomeriggio, Arnita Wofford (Head of Marketing EMEA) e Dario Magni (Regional Business Manager Personal Care), ci introducono nel mondo Univar:
Univar è un’azienda leader nella distribuzione di materie prime e prodotti chimici, nonché fornitore di servizi a valore aggiunto. Univar opera a livello globale in diversi mercati e settori fra cui agricoltura, coatings & adhesives, scienze ambientali, oil & gas, household & industrial cleaning, trattamento acque, attività estrattive, ingredienti alimentari, ingredienti farmaceutici e ingredienti personal care. In tutti questi mercati, l’Azienda intende porsi come leader mondiale rispondendo al meglio alle diverse esigenze di clienti e partner.
E nello specifico, diamo uno sguardo ai numeri: Univar registra vendite globali per 8,1 miliardi USD, detenendo la 2° posizione di mercato in Europa e attestandosi come 1° player assoluto nel Nord America; l’Azienda impiega oltre 8·700 persone nel mondo in 32 paesi con oltre 600 strutture di distribuzione.
Nel settore Personal Care, Univar è in grado di offrire una vasta gamma di ingredienti grazie alla collaborazione con primari produttori mondiali. Oggi, l’obiettivo di Univar è infatti quello di porsi come 1° distributore Personal Care nella regione EMEA; questo obiettivo viene costantemente perseguito tramite un continuo investimento volto ad un incessante miglioramento delle proprie capacità; il focus è così posto sulle cosiddette specialties e sulla costante formazione delle risorse interne. Il Team Personal Care EMEA di Univar infatti è composto da 65 persone; tutti i membri del team hanno un background chimico o in scienze cosmetiche in modo da essere in grado di supportare il cliente al meglio.
Nella regione EMEA, Univar vanta 3 laboratori dislocati a Dubai, Versailles e Milano, dediti allo sviluppo di formulazioni, ai test dei materiali. Per quanto concerne il sito di Versailles vale la pena ricordare che Univar è l’unica azienda ad avere un laboratorio presso l’ISIPCA – Institut supérieur international du parfum, de la cosmétique et de l’aromatique alimentaire – istituto fondato nel 1970 da Jean-Jacques Guerlain e divenuto ormai punto di riferimento internazionale per la profumeria.

Di questi laboratori, quello di Milano è l’unico principalmente dedicato alle formulazioni make up.
Oggi Univar vanta la collaborazione di partner strategici e proprio recentemente, l’Azienda ha aggiunto al suo portafoglio 3 importantissime collaborazioni: sei mesi fa ha concretizzato il partenariato con Hallstar, azienda pioniera nella fotostabilità e dunque eccezionalmente attiva nel campo della protezione UV, dove è in grado di fornire tecnologie all’avanguardia. Accanto a questo, Hallstar è particolarmente nota anche per la piattaforma tecnologica dei suoi attivi naturali nel campo della chimica degli esteri a base di olive, ideali per numerose emulsioni naturali e soluzioni emollienti (con certificazione COSMOS).
Un mese fa è stata poi stretta la collaborazione con DownUnder Enterprises, azienda familiare da 17 anni dedita alla vendita di Tea Tree Oil a cui si è poi aggiunta una vasta gamma di oli australiani.
Infine, recente new entry nel portafoglio Univar, Cargill Beauty. Con un’eredità di oltre 150 anni nella fornitura di soluzioni derivate dalla natura nel settore Food&Nutrition, Cargill gode di un know how tale che le permette di supportare i marchi del Personal Care nelle loro sfide formulative. Questa partnership, annunciata ufficialmente tramite una nota stampa dell’8 gennaio, sancisce così l’accordo di distribuzione esclusiva raggiunto tra Cargill Beauty ed Univar nella regione EMEA, con decorrenza 1° gennaio 2018. Proprio in questa nota stampa, Matthew Ottaway, Vicepresidente – Focused Industries, EMEA – sottolinea che questo partenariato con Cargill Beauty rafforza ulteriormente l’impegno di Univar verso la sostenibilità, permettendo così all’Azienda di rispondere alle richieste sempre più eco-friendly del mercato cosmetico. Univar dal canto suo, con la sua esperienza nelle vendite, nel marketing e nella formulazione, offre a Cargill una visione che si integra perfettamente nella sua strategia, consentendole di aprirsi al mercato globale del Personal Care, come precisa Tony Jaillot, General Manager, Cargill Beauty, nella medesima nota.
Terminata la presentazione, siamo affidati a Luca Spinelli, Site Manager Univar, che ci ricorda alcune norme di sicurezza che ci serviranno nella visita al Sito.
Eccoci pronti, e io mi ritrovo ancora una volta ad indossare i dispositivi di protezione individuale: giubbino giallo fluorescente, occhiali protettivi e scarpe antinfortunistiche. Come forse ormai ben saprete, non è la mia prima volta! Certo, non mi sento proprio a mio agio in questi panni, ma come precisa puntualmente l’Ing. Spinelli, qui la sicurezza viene prima di ogni cosa! Serious about Safety è infatti la scritta che campeggia proprio all’ingresso del sito…

Lascio quindi le mie décolleté di vernice nell’angolo, mi preparo e insieme agli altri mi addentro nel magazzino.
Il magazzino è un luogo grande, anzi grandissimo, dove ogni cosa ha il suo posto. Tutto è organizzato e ordinato secondo le più ferrate logiche di ordine e sicurezza. I prodotti sono suddivisi in apposite aree in base alla tipologia, e ciascuna area è dotata di adeguati sistemi di gestione e controllo affinché non vi sia nessun margine di errore o rischio per coloro che ci lavorano. Abbasso lo sguardo e noto che ciascuna area del magazzino è separata dall’altra con una striscia di pavimento costituita da una grata metallica; scoprirò che queste grate servono a convogliare e raccogliere eventuali sversamenti di liquidi sul pavimento, isolando la zona interessata da quella adiacente, dove sono stoccati prodotti differenti. In caso di necessità quindi, i materiali così raccolti passano poi attraverso un sofisticato sistema sotterraneo che ne permette il contenimento mediante apposite cisterne.
Usciamo da qui, non vedo l’ora di vedere il laboratorio!
Il nuovo laboratorio Univar è un luogo accogliente dove attrezzature all’avanguardia trovano armoniosamente posto tra gli arredi color mandarino. Come vi dicevo, questo laboratorio sarà principalmente dedicato al make up; proprio qui nasceranno insomma le formulazioni del futuro! Per un’appassionata come me è un sogno pensare a tutti i prodotti che prenderanno forma fra queste mura. Lo staff di Univar ci descrive la strumentazione che vediamo dinnanzi a noi ed è davvero incredibile pensare a quanta tecnologia ci sia dietro ai prodotti che ogni giorno vediamo su scaffali ed espositori delle profumerie.
E restando in tema di colore, Univar ci dà appuntamento ad Incosmetics 2018 dove lancerà la sua ultima campagna Univarevolution, evento celebrativo delle nuove tendenze Purple Passions. Il 2018 infatti, sarà l’anno dell’Ultra Violet come decretato da Pantone.
Torno a casa, osservo orgogliosa la mia make up collection mentre penso che questo mondo della cosmetica non smette proprio mai di entusiasmarmi e anche oggi ho avuto la fortuna di conoscere da vicino una grande realtà.
Quando la cosmetica diventa decorativa, si fa colore; colore è creatività e fantasia, e fantasia è libertà. Nessuno schema, nessuna imposizione, via libera all’immaginazione. Siete pronti a lasciarvi ispirare dalle nuove formulazioni Univar?

Per Informazioni
UNIVAR
Via Caldera, 21
20153 Milano (MI)
tel 02 452771 – fax 02 4525810
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www.univar.com

 

 

Nuovi training cosmetici Gattefossé


A cura di Sara Corigliano

Ѐ il 12 febbraio, oggi parto per Saint-Priest!
La valigia è pronta e io sono veramente emozionatissima. Visitare gli stabilimenti mi ha sempre entusiasmato, fin da quando ero bambina; vedere da vicino le fasi produttive, i macchinari e i processi è come avere accesso a un mondo che fino ad allora si era solo potuto immaginare.
C’è del magico in questi luoghi, dove le idee prendono forma e i progetti diventano realtà.

Tutto ebbe inizio quando lo staff Gattefossé Italia mi annunciò una nuova iniziativa, i Training Cosmetici alla sede centrale di Saint-Priest, dove i clienti possono formulare prodotti cosmetici insieme allo staff francese. I laboratori Gattefossé, che già ospitano i tecnici cosmetologi delle più famose aziende cosmetiche mondiali, hanno così aperto le porte ai clienti italiani. Eccomi dunque testimone di questa prima spedizione alla quale partecipa parte dello staff Ricerca & Sviluppo di una nota realtà italiana nel campo della cosmesi in farmacia. Varcata la soglia d’ingresso, mi separo momentaneamente dai miei compagni di viaggio; oggi vestirò i panni di “infiltrata speciale” e, mentre il primo Training Cosmetico ha ufficialmente inizio, io voglio conoscere da vicino questa azienda.

Il racconto del mio viaggio alla sede Gattefossé potrebbe cominciare come una fiaba: “C’era una volta…” e ora capirete perché.

Al mio arrivo, sono accolta da Ségolène Moyrand, Group Communication Manager. Ci accomodiamo nella sala riunioni e, davanti a un caffè, le chiedo di parlarmi di questa Azienda. Ségolène inizia il suo racconto e subito capisco che quella che sto per ascoltare non è solo la storia di un’azienda, ma la storia di una famiglia.
Gattefossé nasce nel lontano 1880 da Louis Gattefossé, che all’epoca lavorava come distributore di ingredienti ed essenze per la profumeria; dedito all’esportazione di oli essenziali, decide poi di fabbricare da sé le basi per profumo dando vita al proprio laboratorio. Una prima svolta nella vita di questa azienda si ha quando uno dei suoi figli, René-Maurice, ingegnere chimico dallo spirito visionario e lungimirante, decide di orientare l’azienda verso il settore dermatologico e cosmetologico. Siamo nel 1920, René Maurice è un appassionato di piante, ne studia le virtù e le usa per scopi medici. Sperimenta su sé stesso l’essenza di lavanda purificata come disinfettante, mettendo così a punto una nuova modalità di cura; oggi è considerato il padre dell’aromaterapia. Mentre René-Maurice si occupa della ricerca su essenze e profumi, lavorando attivamente allo sviluppo e alla stabilizzazione di fragranze sintetiche, il fratello maggiore Abel è responsabile per il commercio e l’amministrazione. La svolta successiva avverrà qualche anno più tardi, quando Emile Mahler, marito di Germaine, figlia di René Maurice, si dedica alla chimica dei lipidi, iniziando a plasmare quello che sarà poi l’orientamento futuro dell’azienda. Siamo nel 1950 quando Gattefossé si consacra definitivamente all’industria cosmetica e farmaceutica. In questi stessi anni, Henry-Marcel, figlio di René Maurice, assume la direzione dell’azienda, ne sviluppa il business aggiungendo l’estrazione vegetale al catalogo degli attivi. Stringe importanti collaborazioni con ospedali e università di tutto il mondo, soprattutto per lo sviluppo di prodotti dermatologici, e fonda le prime filiali europee di Gattefossé. La consacrazione finale di Gattefossé avverrà intorno all’anno 2000 grazie all’opera di Jacques Moyrand, genero di Henry Marcel, che trasforma definitivamente l’azienda in un vero e proprio gruppo con filiali in tutto il mondo e una vasta rete di distribuzione.

Ascolto questo racconto appassionata e capisco così che la vita di questa azienda è intrisa della storia familiare; apprendo anche che gli stessi edifici di questa sede portano ciascuno il nome di un membro della famiglia che ha contribuito allo sviluppo dell’azienda.

Oggi, con Ségolène, siamo alla quinta generazione e Gattefossé è divenuta un Gruppo mondiale al servizio dell’industria cosmetica e farmaceutica con 140 anni di storia alle spalle. Gattefossé impiega oggi 300 persone in tutto il mondo; vanta una presenza internazionale grazie a 12 filiali distribuite in 5 continenti e 60 paesi, e 2 siti produttivi (Francia e Singapore); il 25% della sua forza lavoro è dedicato alla Ricerca & Sviluppo; nel 2017 il gruppo Gattefossé ha registrato un turnover globale di 104 milioni di Euro.

È tarda mattinata quando Ségolène mi congeda; attraverso i giardini che mi condurranno alla visita agli impianti: piante aromatiche, alberi e fiori sono tutt’intorno a me, come a voler suggellare questo legame indissolubile tra storia familiare, azienda e natura.

La giornata prosegue con un tour agli stabilimenti dove avvengono la produzione oleochimica (sintesi, miscelazione, pastigliatura, atomizzazione, winterizzazione e confezionamento) e l’estrazione vegetale (osmosi, concentrazione, filtrazione e confezionamento). La guida mi conduce attraverso gli impianti e, mentre passiamo tra un macchinario e l’altro, mi spiega che tutte le materie prime che giungono in magazzino sono controllate prima, durante e dopo la produzione mediante appositi test a campione. L’estrazione vegetale è effettuata esclusivamente con tecniche eco-sostenibili; Gattefossé è infatti proprietaria di diritti esclusivi sul processo di estrazione NaDES, che consente la produzione di attivi vegetali puri di elevata qualità senza l’uso di solventi.

Che Gattefossé fosse un’azienda molto “verde” lo avevo intuito passeggiando nei giardini che separano gli edifici; quello che non sapevo è che l’impegno di questa azienda alla sostenibilità è totale e tangibile; l’azienda è dotata di un impianto di depurazione, l’acqua utilizzata nei vari processi è totalmente riciclata e tutti i residui derivanti dalle lavorazioni sono ceduti o usati per altri utilizzi. I giardini ospitano anche una comunità apiaria! Le api, simbolo di biodiversità, hanno infatti trovato qui una calorosa accoglienza. Conscia della minaccia di estinzione che grava su questa specie, Gattefossé ha infatti deciso, nell’ambito dell’impegno del distretto di Lione, di contribuire alla loro salvaguardia. Nel 2017 l’azienda ha ottenuto anche la certificazione RSPO Mass Balance per il sito produttivo francese.

L’azienda ha anche un forte impegno sociale; nel 2008 infatti, Sophie Gattefossé-Moyrand (moglie di Jacques Moyrand) crea la Fondation Gattefossé. La Fondation Gattefossé nasce con l’obiettivo di sostenere progetti nel campo dell’aromaterapia in omaggio al suo padre fondatore, René-Maurice Gattefossé, e promuove l’uso degli oli essenziali negli ospedali, come approccio terapeutico complementare alla convenzionale medicina allopatica. Ogni anno la fondazione attribuisce un riconoscimento (Essential oils and clinical innovation prize) a un centro che si è distinto per l’approccio scientifico e clinico dell’uso degli oli essenziali. L’altro obiettivo di questa fondazione è poi quello di sostenere progetti volti a migliorare le condizioni di vita e di salute di persone che vivono in stato di emergenza. In questa ottica nasce la collaborazione con Alynéa, un’associazione francese per l’emergenza sociale, e più recentemente, nel 2015, la partnership con Les Cités D’Or, associazione francese attiva contro il disimpegno accademico e sociale dei giovani, creando “scuole alternative” che permettono a questi ragazzi di trovare la loro strada.

È mattinata inoltrata e, finita la visita agli impianti, è ora di entrare nel cuore di Gattefossé.

Il Polo Tecnologico Blanche Gattefossé (dedicato a Blanche Gattefossé, Presidente della Società dal 1950 al 1968 e tributo a tutte le donne che lavorano in Gattefossé) è uno dei quattro edifici che si erige all’interno del giardino botanico. Esso ospita il laboratorio di ricerca farmaceutica, che caratterizza gli eccipienti Gattefossé definendone proprietà e funzionalità; il laboratorio di applicazioni farmaceutiche, che ne convalida l’utilizzo su scala pilota; il laboratorio di applicazioni cosmetiche, che studia gli ingredienti ed elabora formulazioni performanti; e il laboratorio cellulare ISO 8, che identifica e valuta l’efficacia cosmetica degli attivi Gattefossé.

Finalmente è giunto il momento da me tanto atteso! Indosso il camice bianco, infilo gli occhiali protettivi ed eccomi pronta, sto per partecipare anche io al primo Training Cosmetico organizzato da Gattefossé Italia per i suoi clienti!

Mi trovo nel Laboratorio di applicazioni cosmetiche – per me è tutto nuovo e cerco di contenere il mio stupore, ma quello che mi circonda è assolutamente straordinario. Ci sono altri ospiti in visita con me e, sebbene abituati a lavorare ogni giorno all’interno di un laboratorio, noto in loro la mia stessa reazione: il laboratorio cosmetico qui occupa circa un intero piano dell’edificio ed è dotato di strumenti all’avanguardia e postazioni super tecnologiche.

I miei compagni di viaggio sono entusiasti di questa opportunità e non vedono l’ora di iniziare – si consultano, scelgono le formulazioni ed ecco che si mettono subito al lavoro!
Io nel frattempo incontro i tecnici di laboratorio, che mi illustrano brevemente i principali prodotti Gattefossé con cui saranno realizzate le formulazioni.

Gattefossé è un’azienda dedita allo sviluppo di principi attivi di origine vegetale e di ingredienti per ottenere tocchi funzionali e sensoriali. È pertanto in grado di rispondere a qualsiasi esigenza formulativa con emulsionanti e cere che permettono di ottenere molteplici tipologie di texture: attive, ricche, leggere, lucide, mat, bianche, cushion-feel, cremose, filming, scorrevoli, non untuose, fondenti. Gli ingredienti Gattefossé trovano ampia applicazione in formulazioni skin-care, solari e make-up, e possono essere impiegati per svariati utilizzi come stabilizzanti, promotori di sensorialità, agenti idratanti, fattori di consistenza, adiuvanti della spalmabilità, compattanti, addensanti. Tutta la gamma prodotti Gattefossé gode di svariate certificazioni fra cui PEG-free, 100% Naturale, Cosmos, Ecocert, Mass-Balance.
E, a proposito di sensorialità, lo staff mi racconta che Gattefossé ha un team di esperti che tutte le settimane si riunisce per una valutazione in cieco sui prodotti al fine di migliorarne costantemente le proprietà sensoriali.

Il pomeriggio scorre veloce; la giornata è stata impegnativa, ricca di incontri e scoperte entusiasmanti. La stanchezza sta quasi prendendo il sopravvento su di noi, ma io e i miei compagni di viaggio, pionieri di questi nuovi Training Cosmetici Gattefossé, siamo proprio contenti e soddisfatti.
Loro torneranno a casa con una borsa colma di prodotti che hanno formulato qui a Saint-Priest e con la mente piena di nuovi progetti cosmetici che realizzeranno nella loro sede; io, invece, tornerò a Milano con una storia preziosa da raccontare.

Desidero concludere con un doveroso e sentito ringraziamento a tutto il Team Gattefossé Italia che mi ha permesso di partecipare a questo primo Training Cosmetico e un ringraziamento speciale a tutto lo Staff Gattefossé di Saint-Priest per l’accoglienza che ci è stata riservata.

Per Informazioni
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