Sole senza timore

Giuseppina Viscardi • Creative Cosmetic Consultant – giuseppinaviscardi@tiscali.it
Valentina Strada • Chemist research – valentinairene.strada@gmail.com


Se in passato l’utilizzo dei prodotti solari era confinato per lo più al periodo estivo, oggi, grazie a una sempre maggior possibilità di viaggiare e di spostarsi, i cosmetici dedicati al sun care rimangono di grande interesse durante tutte le stagioni dell’anno. Di seguito una selezione di attivi, estratti naturali e ingredienti che permettono di arricchire, con attività mirate, i prodotti dedicati a questo settore.

Inosiltol
Attivo idrosolubile di origine naturale a base di D-chiroinositolo, ottenuto per separazione cromatografica e successiva concentrazione dalla pianta Ceratonia siliqua L., agisce intensificando e prolungando l’abbronzatura grazie all’attivazione di una cascata di secondi messaggeri coinvolti nella sintesi della melanina. Oltre a svolgere un effetto booster sull’abbronzatura, la sua azione si completa anche di un’attività preventiva verso la perdita di elasticità cutanea indotta dall’esposizione al sole, poiché agisce come attivatore della sintesi di collagene di tipo I.

Butylene Glycol (and) Aqua (and) Malt Extract (and) Sodium Bisulfite (and) Sodium Benzoate (and) Gluconolactone (and) Calcium Gluconate
Si tratta di un estratto idrosolubile derivato dal malto, standardizzato in acido fitico, proteine e zuccheri. Grazie alla sua composizione, ricca in particolare di cellulosa, emicellulosa e destrina, esercita un’azione di booster SPF (Sun Protection Factor) e aiuta a proteggere le membrane cellulari dalle radiazioni solari. La sua attività si svolge dall’interno della cellula, in particolare su fibroblasti e cheratinociti, dove interferisce con i meccanismi che causano gli effetti indesiderati dei raggi UV.

Coffea arabica (Coffee) Seed Oil
Olio estratto da chicchi di caffè verde (Coffea arabica L.) mediante spremitura a freddo. Questa tecnica di estrazione consente di preservare inalterate tutte le proprietà caratteristiche, in particolare l’alto contenuto di acido linoleico, un acido grasso con proprietà nutrienti ed emollienti. Grazie alla sua capacità di aumentare l’espressione delle acquaporine (AQP), proteine di membrana coinvolte nel trasporto di acqua all’interno della cellula, i cheratinociti risultano maggiormente protetti dall’aggressione dei raggi UVB. Migliora, inoltre, l’elasticità cutanea grazie a un incremento nella sintesi di collagene ed elastina.

Helianthus Annuus (Sunflower) Seed Oil (and) Haematococcus Pluvialis Extract
Si tratta di un estratto liposolubile derivato dalla microalga Haematococcus pluvialis. Durante lo stadio di riposo, l’alga viene esposta ad alte intensità luminose che permettono di incrementare la sintesi di astaxantina. L’alta concentrazione di quest’ultima, che lavora come radical scavenger (cioè contrasta l’attività dei radicali liberi) con un’efficacia fino a 500 volte maggiore rispetto alla vitamina E, offre una naturale protezione contro i raggi UVA/UVB e aumenta la resistenza della cute alle aggressioni solari. Il photo-ageing (invecchiamento cutaneo causato dal sole) risulta ridotto e la pelle presenta un aspetto più sano. Il prodotto è certificato Ecocert.

Water (and) Glycerin (and) Oryza Sativa (Rice) Seed Protein (and) Phytic Acid (and) Oryza Sativa (Rice) Extract
Dal chicco di riso un estratto appositamente pensato e progettato per preservare la struttura dei capelli dai danni ossidativi indotti dalle radiazioni solari. La sua composizione è caratterizzata da peptidi, polisaccaridi e acido fitico, che agiscono sinergicamente per proteggere e migliorare la coesione tra le cuticole. Rinforza, inoltre, la fibra capillare rendendo i capelli naturalmente morbidi, luminosi e, nel caso di trattamenti colorati, riduce la perdita di colore anche su chiome estremamente danneggiate.

Diisopropyl Adipate (and) Propylene Glycol Dicaprylate/Dicaprate (and) C12-15 Alkyl Benzoate (and) Diisopropyl Sebacate
Ingrediente multifunzionale composto da un mix di esteri perfettamente bilanciati per esaltare al meglio le loro caratteristiche nelle formulazioni contenenti filtri solari. Grazie alle sue caratteristiche chimiche e alla sua elevata compatibilità, agisce da solubilizzante sia dei filtri fisici sia di quelli chimici. Ciò determina, di conseguenza, una migliore resa dell’attività dei filtri solari, che si distribuiscono in maniera più omogenea e uniforme sulla pelle garantendo una migliore protezione. Inoltre, le sue qualità sensoriali rendono l’applicazione del prodotto finito estremamente facile e gradevole.

Polyester-7 (and) Neopentyl Glycol Diheptanoate
Complesso derivante dalla combinazione sinergica di un polimero a basso peso molecolare con attività water resistant e un emolliente a bassa viscosità dal tocco non grasso. La particolarità di questo fluido è quella di avere un’elevata capacità di solubilizzare, nella fase grassa, i filtri UV organici, amplificandone così l’efficacia. Inoltre, grazie alla presenza di un polimero che resiste all’acqua, permette di formulare solari che si mantengono a lungo sulla pelle.

Prodotti solari con claim di insetto-repellente

Gabriella Bertuccioli • Biocides regulatory, G.A.B.A., Roma, gabriella@gabaregulatory.com
Raffaella Butera • Medico tossicologo e regulatory, Toxicon, Pavia, raffaella.butera@unipv.it


La necessità di introdurre un nuovo prodotto sul mercato o di rinnovarlo per la prossima stagione è un’esigenza comune alle aziende di qualsiasi categoria merceologica. Esigenza sempre foriera di mille quesiti e per la quale è necessario avere idee buone e innovative, per avvicinarsi al meglio ai bisogni o ai desideri dei consumatori.
Le aziende che operano in settori dove i vincoli derivanti dalla regolamentazione normativa sono particolarmente presenti, come nel caso dei cosmetici, hanno un ostacolo in più da dover superare per giungere al risultato.
Ostacolo che si fa sempre più alto da qualche anno a questa parte, perché normative limitrofe come quella sui prodotti biocidi, ancora più stringenti, fanno sorgere dubbi su:
1. quale sia la categoria nella quale debba essere posizionato un prodotto che si trova in una posizione limite, i cosiddetti prodotti borderline;
2. quali dovranno essere gli investimenti che la scelta, in un senso e nell’altro, comporta.
In questo scenario si colloca la categoria dei prodotti solari, richiesti dal consumatore sia per le loro proprietà protettive dai raggi UV prima dell’esposizione (protettivi o schermi solari), sia per rinfrescare e ammorbidire la pelle dopo l’esposizione (prodotti doposole), ma anche in grado di evitare, laddove possibile, fastidi di altro genere quali l’attacco da parte degli insetti.
In quest’ultimo caso si tratta di solari con una contestuale azione insetto-repellente; a questo punto la natura di prodotto borderline si materializza e i quesiti sorgono immediati: qual è il claim prevalente? Si tratta di un prodotto cosmetico o di un biocida? E ancora: dove è giustificabile e sostenibile la presenza di due tipologie in un prodotto solo? Sono claim realmente conciliabili?

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SOS microplastiche

Anna Todeschini • R&D cosmetici OFI – a.todeschini@ofi.it


Negli ultimi anni la sostenibilità è diventata un valore di fondamentale importanza per diverse categorie industriali, tra le quali quella cosmetica che sta puntando al raggiungimento di standard di ecocompatibilità sempre più alti. In questa direzione molte aziende mettono al centro del proprio modo di creare bellezza l’impegno alla riduzione dell’utilizzo di materie prime, packaging primario e secondario con un impatto ambientale negativo.
L’obiettivo di questo testo di approfondimento è illustrare i passi in avanti mossi dall’industria cosmetica per raggiungere standard sempre più elevati in termini di impatto ambientale dei prodotti…

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Le GMP cosmetiche

di Chiara Ruzza, Esperto in Assicurazione Qualità: industria Cosmetica e Farmaceutica
chiara_ruzza@icloud.com


Dall’11 luglio 2013, con l’entrata in vigore del Regolamento (CE) n.1223/2009 sui prodotti cosmetici, tutti i produttori sono tenuti a fabbricare i prodotti conformemente alle GMP (Good Manufacturing Practice) e a dimostrare di averlo fatto.
Le GMP hanno come fine ultimo la garanzia della sicurezza e della qualità del prodotto immesso sul mercato.
Nonostante siano trascorsi più di sei anni dall’entrata in vigore del Regolamento, non tutti i produttori si sono adeguati; inoltre, sono in molti a interrogarsi sull’effettiva utilità di seguire la Norma UNI EN ISO 22716:2008 (Cosmetici – Pratiche di buona fabbricazione (GMP) – Linee Guida sulle pratiche di Buona Fabbricazione).
Per contro, i clienti richiedono sempre più alle aziende partner di presentare la certificazione di conformità alle GMP come requisito essenziale per poter iniziare una collaborazione, mentre il Ministero della Salute si sta organizzando per effettuare i controlli nelle aziende produttrici.
Nel testo seguente sono presenti casi concreti di applicazione delle GMP alla produzione di cosmetici e le relative considerazioni sulla loro effettiva utilità.

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Eco-Thinking

Diego Garofano1, Paolo Lucchese2

1Designer esperto in strategia, sviluppo e comunicazione di packaging e prodotto
2Chimico specialista in ricerca cosmetica e dei materiali

diegogarofano@gmail.com • paolo.lucchese@libero.it+


In comunicazione, come nella vita, è il porre le domande giuste che ci permette di intuire le decisioni corrette da prendere.
Nel solco del precedente articolo (1), e quindi del tema che titola la rubrica, abbiamo intuito come potesse risultare atteso un esempio pratico che calasse la teoria dei metodi, degli strumenti e delle opportunità nella realtà quotidiana dello sviluppo, della commercializzazione e dell’acquisto di un prodotto cosmetico.
Questa intuizione ci ha portato a lavorare su un testo che ponesse di fronte due ipotesi di prodotto in antitesi tra loro, posto l’eco-thinking quale fulcro, ago della bilancia, spartiacque.
Tornando quindi al porsi le giuste domande: eco-thinking SÌ, eco-thinking NO?
È dunque partendo da questi quesiti e dalla conoscenza dei processi di mercato che intendiamo confrontare un prodotto pensato, ideato, progettato, venduto e scelto in eco-thinking con un altro che invece potrebbe seguire logiche prettamente, o meglio esclusivamente, di profitto.
I risultati presentati consentiranno di intraprendere una decisione consapevole e di poter dare una risposta al quesito che è stato posto.

Due realtà a confronto

Il generare e partorire concept di prodotto è sempre legato ad analisi di marketing, commerciali e tecniche; sempre più pesantemente, però, la contestualizzazione socio-economica assume un valore fondamentale nelle valutazioni a monte di un processo decisionale di sviluppo.
Ora non scenderemo nella descrizione dei processi, ma più semplicemente immagineremo delle caratteristiche di prodotto secondo delle logiche di sviluppo opposte tra loro, con il solo obiettivo di arrivare a porre la domanda principe a tutte le categorie di lettori e a darne una risposta.
Consideriamo due aziende (Azienda A, Azienda Z) che intendono sviluppare un prodotto “olio da massaggio con proprietà nutritive e rilassanti per la pelle”; come input di progetto entrambe chiedono che il prodotto cavalchi l’onda del prodotto green e che sia quanto più possibile biologico, che risulti facilmente posizionabile nei vari canali di vendita e che sia quindi aspecifico e fortemente caratterizzato dal punto di vista dell’immagine, in modo da distinguersi sul mercato.
Distinguiamo tra loro due realtà con l’approfondimento delle rispettive visioni e quindi missioni:
• Azienda A: crede in logiche di profitto, del buono quanto basta, e quindi in una commercializzazione di prodotti “di moda”, il cui periodo di vita sul mercato non risulta un must per la progettazione, considerato che l’obiettivo è “sfornare” referenze che soddisfino i claim di tendenza scendendo a compromessi che ottimizzano costi di sviluppo e di produzione.
• Azienda Z: si pone come obiettivo quello di creare prodotti capaci di perdurare sul mercato nel lungo periodo, e quindi riconosciuti per coerenza e prestazionalità. Prodotti pensati in ottica sostenibile, ecocompatibile e che siano quindi segnale di cambiamento.
Esaminiamo ora le due aziende nel profondo delle scelte e delle strategie adottate da ciascuna. […]

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Potremo davvero farne “senza…”?

“Senza siliconi”, “senza solfati” e “senza parabeni”; a partire da luglio 2019 l’uso di alcune rivendicazioni con l’indicazione “senza” (i cosiddetti free-from claim) potrebbe subire delle limitazioni. Scopo delle nuove disposizioni regolamentari è quello di controllare l’utilizzo di terminologie che potrebbero risultare ingannevoli per i consumatori o comportare il rischio di concorrenza sleale.

Ne abbiamo parlato con Cristina Emanuel, Direttore Scientifico & Regolamentare di L’Oréal Italia.


A partire da luglio 2019 i claim contenenti il termine “senza” non possono più comparire sui prodotti cosmetici? Potrebbe spiegarci il contesto di queste nuove disposizioni regolamentari?
Innanzitutto vorrei descrivere brevemente il quadro generale delle normative che regolano la comunicazione pubblicitaria dei prodotti cosmetici (il Regolamento (CE) n.1223/2009 e il successivo Regolamento (UE) n.655/2013), che hanno introdotto sei Criteri Comuni, ovvero conformità alle norme, veridicità, supporto probatorio, onestà, correttezza e decisione informata. Si tratta di criteri che permettono di verificare la veridicità di una rivendicazione pubblicitaria o di un claim, sulla base di un certo numero di parametri quali l’evidenza di prove e risultati di test, il fatto che una rivendicazione sia onesta, corretta, non ingannevole in termini giuridici, e così via. Questi criteri sono stati applicati a partire dal 2013.
Sin da luglio 2013, quindi, l’Europa ha fatto riferimento ai Criteri Comuni per approvare tutti i claim, inclusi quelli che riportano i termini “senza” e “ipoallergenico”.
Sebbene in origine i claim “senza” fossero perlopiù limitati alla rivendicazione “senza parabeni”, attualmente sono molti i claim di questo tipo che vengono utilizzati. Al contempo, dopo un periodo di monitoraggio intercorso tra luglio 2013 e settembre 2016, le Autorità hanno ritenuto che, di fatto, il termine “senza”, utilizzato nei free-from claim, non sempre fornisse ai consumatori un’informazione sufficientemente accurata.
È stato quindi deciso di rivedere e precisare i contenuti delle Linee Guida alla normativa.

Cosa ci può dire della nuova regolamentazione?
Si fa riferimento, per la precisione, all’aggiornamento delle Linee Guida della Commissione Europea sull’applicazione del citato Regolamento (UE) n.655/2013, che stabilisce i criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni utilizzate in relazione ai prodotti cosmetici. Si tratta di un documento di orientamento per l’interpretazione delle normative in vigore, il cui scopo non è proibire, ma limitare il numero di free-from claim, in modo da assicurare che i consumatori non vengano erroneamente fuorviati e che venga salvaguardato in futuro l’uso di determinati ingredienti da parte del settore. Il principio di base è che se un ingrediente è autorizzato non si può pregiudicarne l’uso.
In poche parole, significa che l’indicazione di assenza di qualcosa (“senza…”) può essere utilizzata solamente qualora fornisca ai consumatori un’informazione effettiva relativa all’efficacia, alla percezione o alle proprietà sensoriali del prodotto e non deve invece essere impiegata per creare allarmismo ingiustificato.
La famosa dichiarazione “senza parabeni”, ad esempio, non dovrebbe più essere utilizzata. I parabeni sono ingredienti autorizzati e il loro utilizzo non pone rischi per la sicurezza dei consumatori. Un esempio in senso contrario, invece, è l’impiego della dicitura “senza alcool”: è possibile continuare a utilizzarla, in quanto l’assenza di alcool in alcuni prodotti, come i collutori, può essere utile per ragioni religiose o di dipendenza da questa sostanza.

Qual è stata la posizione di L’Oréal nel dibattito con le autorità europee?
Nel 2009, quando si iniziò a discutere di questo argomento, avevamo già cercato di anticipare al nostro interno la posizione successivamente espressa dalle autorità europee. Perché? Perché sebbene il fatto di evidenziare l’assenza di un ingrediente nella comunicazione pubblicitaria di un prodotto possa talvolta certamente essere utile e rilevante per i consumatori, questo non deve necessariamente indurre a pensare che tale ingrediente possa avere degli effetti sulla salute umana. A volte l’assenza di un ingrediente può essere giustificabile e comunicabile, ma non è sempre detto che sia così.
I lavori di ricerca e gli studi svolti all’epoca in Azienda, a livello nazionale ed europeo, avevano proprio questo obiettivo: contribuire a chiarire il dibattito iniziale all’interno del settore, permettendo di individuare un terreno comune e successivamente discutere i risultati insieme alla Commissione Europea e agli Stati Membri. Un processo che complessivamente si è protratto per circa sei anni.

In ultima battuta, non si corre il rischio di creare confusione tra i consumatori?
In Europa l’obiettivo è offrire la massima chiarezza ai consumatori. A meno di essere un chimico o un esperto, la lista degli ingredienti (riportata sulle confezioni dei prodotti) può effettivamente creare confusione. I regolamenti e le nuove Linee Guida sollecitano il settore a essere più trasparente, evitando di concentrarsi esclusivamente sulla “non presenza” di determinati ingredienti.
La realtà di cui faccio parte condivide questo approccio; cerchiamo di spiegare, direttamente sulle confezioni di alcuni dei nostri prodotti, la lista degli ingredienti, mentre sui siti internet sono spesso reperibili maggiori informazioni, insieme alle risposte a domande come: “A cosa servono i conservanti? E l’alcool?”, ecc. Il consumatore ha così accesso a ciò che desidera e a ciò che deve sapere, ed è più facilmente in grado di operare scelte informate.
I consumatori sono consapevoli ed esigenti; ambiscono a prodotti che realmente abbiano il minor impatto negativo possibile sulla salute, sull’ambiente e sulla società. Ancora troppo spesso queste ambizioni sono frustrate a fronte di un uso sovente disinvolto di determinate rivendicazioni e claim evocativi e allusivi, ma fuorvianti perché non supportati e giustificati da realtà tecniche e scientifiche.
Come qualcuno ha detto “la fiducia è un bene circolare”; così noi dobbiamo darla ai consumatori se vogliamo riceverla come settore nel suo complesso e come singole imprese. Anche se la nuova regolamentazione potrà comportare inizialmente delle problematiche, siamo fiduciosi che sarà in grado di offrire vantaggiose prospettive per il futuro, sia per le aziende sia per i consumatori, purchè si sia in grado di applicarla in modo responsabile e coerente.

 

Nanocosmesi: ponte tra presente e passato, tra il naturale e l’Hi-Tech

Le nanotecnologie offrono passi in avanti nella ricerca e nello sviluppo; esse, infatti, permettono di migliorare l’efficacia di un dato prodotto per mezzo di soluzioni innovative. L’applicazione delle nanotecnologie sta così avendo una grande diffusione nel settore dei cosmetici, ove consentono di ovviare ad alcuni inconvenienti associati ai prodotti tradizionali.
L’uso di nanocosmetici in ambiti quali cute, capelli, unghie e cura delle labbra è sempre più diffuso per il trattamento di condizioni come rughe, fotoinvecchiamento, iperpigmentazione, forfora e danni al capello. Nuovi nanocarrier come liposomi, niosomi, microemulsioni, nanoparticelle lipidiche solide e portatori lipidici nanostrutturati hanno sostituito l’uso del sistema di rilascio convenzionale. Questi nuovi nanotrasportatori presentano una serie di vantaggi, tra cui una maggiore penetrazione cutanea, un rilascio controllato e prolungato di sostanze, una maggiore stabilità, targeting specifico per sito ed elevata efficacia di inclusione. Questo scritto mette in evidenza i vari nuovi vettori nel campo cosmetico.


Nanocosmetics: link between present and past, between natural and Hi Tech

Nanotechnology displays the progression in the research and development, by increasing the efficacy of the product through delivery of innovative solutions. To overcome certain drawbacks associated with the traditional products, application of nanotechnology is escalating in the area of cosmetics. Nanocosmetics used for skin, hair, nail, and lip care, for conditions like wrinkles, photoaging, hyperpigmentation, dandruff, and hair damage, have come into widespread use. Novel nanocarriers like liposomes, niosomes, microemulsion, solid lipid nanoparticles, nanostructured lipid carrier have replaced the usage of conventional delivery system. These novel nanocarriers have advantages of enhanced skin penetration, controlled and sustained drug release, higher stability, site specific targeting, and high entrapment efficiency. This paper highlights the various novel carriers used in cosmetic and the progress of nanotechnology in the cosmetic field.

 

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Job On Beauty

Job On Beauty è una realtà specializzata nella ricerca e selezione e formazione di personale qualificato, specialisti e manager per la cosmetica e nutraceutica. Il team di Job On Beauty è costituito da esperti HR e professionisti dell’industria della Bellezza. Job On Beauty nasce dall’esigenza di trovare i migliori profili del mondo scientifico, renderli visibili alla Beauty Industry e favorirne l’incontro attraverso la costante interazione nella Job On Beauty Community. Attraverso l’uso di servizi digitali quali scouting, ranking, webinar, e-learning, e con innovativi strumenti di presentazione candidato, Job On Beauty si pone come il partner specializzato nella ricerca e selezione del candidato giusto.
“Siamo un team appassionato di recruitment e di bellezza ma soprattutto di Persone; mettiamo il successo dei clienti al centro delle nostre decisioni”.
Così ha esordito Silvia Lovagnini, Founder & CEO di Job On Beauty, che abbiamo qui intervistato.


Iniziamo da una breve presentazione, ci dica qualcosa di lei.
Fin dall’infanzia mi ha sempre incuriosito la comprensione delle diverse personalità e l’interazione delle persone con l’ambiente. La curiosità mi ha portato a studiare chimica per capire i fenomeni che mi circondano e poi allo studio della persona dal punto di vista psicologico-cognitivo e dei meccanismi che guidano le nostre scelte.
Ho conseguito la laurea in Psicologia dando un orientamento al mio piano di studi nell’ambito del lavoro e poi sono specializzata nella psicologia applicata ai gruppi e alle organizzazioni di lavoro. L’obiettivo era quello di trasformare la mia passione in una professione. Ricordo ancora il mio primo giorno di stage carica di nozioni e pronta alla sfida.
Ho dedicato la prima parte della mia carriera alla selezione, formazione e sviluppo organizzativo, ricoprendo ruoli con responsabilità crescenti nell’ambito delle risorse umane in diversi contesti multinazionali.

Dr.ssa Lovagnini perchè ha creato Job On Beauty?
In realtà ho avuto l’idea di Job On Beauty e oggi ne sono l’amministratore, ma la società è stata creata insieme a un team di professionisti di cosmetica e nutraceutica. Job On Beauty è quindi la sintesi dell’expertise di professionisti del settore, senza i quali non avrei potuto creare una rete di lavoro così efficiente e puntuale nel rispondere alle esigenze del mercato.

Da dove nasce l’idea di Job On Beauty?
Le mie esperienze in HR presso diverse multinazionali sono state importanti e hanno contribuito notevolmente alla mia formazione, ma negli anni ho visto l’accentuarsi della standardizzazione dei processi sia in azienda sia con i nostri business partners, anch’essi importanti gruppi multinazionali di ricerca e selezione.
In particolare, questi ultimi si focalizzavano quasi esclusivamente sull’accrescimento del business, ma svolgendo selezioni e counseling, mi consenta, un po’ superficiali. La selezione del personale è un processo che non si esaurisce con la semplice ricerca di un cv o nell’incontro con il candidato.
Credo che i processi HR debbano essere strutturati, ma la standardizzazione talvolta abbassa la qualità del risultato, soprattutto nella ricerca e selezione del candidato giusto.

Qual è la Formula per una selezione di successo?
La selezione del personale rappresenta un momento molto delicato per l’azienda: inserire una persona che non possiede i requisiti necessari, infatti, non solo può portare a una perdita di tempo e denaro, ma può anche essere causa di squilibri ai danni del gruppo di lavoro.
L’idea di Job On Beauty nasce dall’esigenza di trovare i candidati giusti, i migliori talenti nel mondo della bellezza e favorirne l’incontro con le aziende. Job On Beauty si fonda sull’idea che sono le persone a fare la differenza e che non esistono candidati giusti a prescindere dall’organizzazione aziendale. Esiste il candidato giusto al posto giusto, e per trovarlo occorrono competenza, specializzazione, innovazione e collaborazione, che rappresentano i quattro pilastri del nostro modello di lavoro.

Cosa la spinge a focalizzarsi sulla cosmetica e nutraceutica?
Come dicevo, ho sempre avuto un interesse per la chimica e l’ambiente che, con il passare degli anni, si è sempre più focalizzato su ciò che la chimica e la natura possono fare per la bellezza e il benessere delle persone.
La cosmetica e la nutraceutica sono due importanti settori industriali che richiedono competenze diversificate e hanno in comune la cura del corpo dall’esterno o dall’interno, e quindi come obiettivo uno stato di salute/bellezza prolungato nel tempo.
Ho cominciato a occuparmi di HR in questi ambiti e ho visto che ci sono diverse società di recruiting di carattere generalista, ma mancava una società specializzata con focus primario sulla cosmetica e nutraceutica.
Job on Beauty pone il focus su un settore che è in linea con la mia passione ed è in costante crescita. In particolar modo, il settore cosmetico genera in Italia un giro d’affari che supera i 10 miliardi di euro l’anno, impiegando migliaia di persone in tutta la filiera.

Come agisce Job On Beauty?
La mission di Job On Beauty è favorire l’incontro tra i candidati le aziende.
Sembra scontato e già detto ma talvolta risulta difficile il match tra domanda e offerta di talenti nel settore cosmetico&nutra. La Job On Beauty Community è al servizio di chi vuole evolvere nel settore del Beauty e di chi ha esigenze di specialisti dedicati. Un punto d’incontro ideale in un settore industriale in rapido movimento, guidato dalla scienza e altamente innovativo con esigenze professionali specialistiche di settore.

Cos’è la Job On Beauty Community?
La Job On Beauty Community rappresenta una comunità di professionisti specializzati nel mondo scientifico in “formato” digitale. Consente l’apertura al mondo della bellezza e il contatto con le industrie.

Come si diventa membri della J.O.B. Community?
Ai candidati offriamo la possibilità di registrarsi, ovviamente in modo gratuito, attraverso un format online che consente la creazione del curriculum vitae; questo è ben diverso dall’allegare un qualsiasi cv o rispondere a un annuncio di lavoro.
La J.O.B. Community dà visibilità alle competenze del candidato, che può entrare in contatto diretto con le aziende, naturalmente rispettando i criteri di confidenzialità e privacy.
Per le aziende che cercano talenti nel mondo scientifico mettiamo a disposizione una serie di servizi per la ricerca del candidato giusto al posto giusto. Stiamo ultimando, per le aziende, un innovativo strumento di presentazione candidato che sarà disponibile online a breve.

Quindi la sua selezione utilizza esclusivamente gli stumenti digitali?
Il digitale è una parte di ciò che offriamo: il concetto di e-recruitment non può essere sottovalutato al giorno d’oggi, dove la tecnologia e i social network fanno da padroni nelle relazioni. Nella J.O.B. Community ogni persona viene contattata dal mio staff per un’intervista o un incontro; questo modo di operare si fonda sull’importanza della relazione e collaborazione; parliamo di persone e non di dati o curricula. Infatti, la registrazione non è una semplice iscrizione al database ma rappresenta l’accesso a una community specializzata.

Qual è il contributo del digitale alle aziende del nutraceutico?
L’e-recruitment permette un’ampia autonomia da parte dell’azienda che cerca e trova liberamente il candidato.
L’azienda, una volta effettuata l’iscrizione nella J.O.B. Community, può beneficiare del ranking dei candidati sulla base di skills in linea con il profilo ricercato.
Se l’e-recruitment è oggi necessario, non è sempre sufficiente a garantire il risultato. Job On Beauty offre una serie di servizi personalizzati.

Quali sono gli altri servizi che Job On Beauty offre all’industria cosmetica?
Ad esempio, il servizio di Personal Recruiter: consiste nell’avere una persona dedicata e specializzata nel recruitment del profilo ricercato per tutto il processo di selezione.
Inoltre, quante volte è capitato di trovare un candidato al quale mancava quella particolare competenza per essere davvero quello giusto? Ed è qui che Job On Beauty vuole dare valore aggiunto alla selezione, mettendo a disposizione i Personal Trainer, professionisti e formatori del nostro network, in grado di allenare candidati e collaboratori sulla base di singole esigenze o sviluppare progetti di inserimento su misura. Training per i neoassunti ma anche progetti formativi per la popolazione aziendale. Siamo in grado di completare l’offerta offrendo servizi di counseling in ambito HR: dalla valutazione della performance all’analisi del clima aziendale.
Il beneficio per entrambi, azienda e candidato, appare evidente.

Come potremmo sintetizzare Job On Beauty?
Noi intendiamo offrire un servizio globale che comprende non solo il recruitment, ma anche la consulenza e la formazione mirata del candidato, in linea con le aspettative del cliente.
Vogliamo favorire il contatto diretto candidato-azienda, ma siamo in grado di offrire Personal Recruiters e Personal Trainers che interagiscono con entrambi al fine di ottimizzare il risultato.
Nel 2019 il supporto digitale è molto utile per avere ottimi risultati in tempi ridotti, ma rimane fondamentale la qualità del nostro team di esperti di settore.
Job On Beauty utilizza i vantaggi offerti dalla tecnologia digitale, andando oltre i limiti che la tecnologia comporta, in un processo dove la componente umana è parte integrante.

 

Valutazione dell’efficacia cosmetica in vitro

La caduta dei capelli rappresenta una condizione che può influire sul benessere sociale e psicologico di un individuo. La causa più comune è l’alopecia androgenetica (AGA), che è una condizione di caduta dei capelli progressiva determinata geneticamente e che coinvolge la 5α-reduttasi. In questo studio è stato sviluppato un nuovo agente anticalvizie basato sulla tecnologia IPSTiC (Interconnected PolymerS TeChnology), la quale rappresenta una strategia efficace per il rilascio di molecole bioattive. Questo prodotto, IPSTiC Patch Hair, si basa su un blend polimerico composto da acido ialuronico ad alto peso molecolare e proteine della soia, ed è in grado di migliorare l’efficacia e la stabilità di ingredienti bioattivi come l’estratto di foglie di Origanum vulgare, l’estratto di foglie di Camellia sinensis e l’estratto del frutto di Capsicum annuum. L’efficacia dell’agente anticalvizie è stata studiata eseguendo diversi test, tra cui il saggio di inibizione della 5α-reduttasi. Questo enzima è responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), di cui l’eccesso è implicato in vari processi, tra cui l’alopecia androgenetica. In particolare, è stato osservato che l’inibizione della 5α-reduttasi comporta una riduzione dell’effetto androgenico e i risultati ottenuti hanno confermato l’efficacia del nuovo agente anticalvizie nel trattamento topico dell’AGA.

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Non aprite il vaso di Pandora

Fra gli argomenti maggiormente discussi in ambito scientifico e regolatorio, è palpabile una crescente attenzione verso gli interferenti endocrini (Endocrine Disruptors, ED), così come è tangibile l’interesse sull’argomento presso una platea molto più ampia rispetto agli addetti ai lavori.

Il consumatore attratto dal claim paraben free (peraltro difforme ai principi del Regolamento UE n.655/2013 e teoricamente non ammesso) si improvvisa (forse inconsapevolmente?) esperto in materia, di levatura tale da poter disconoscere l’opinione del comitato scientifico SCCS (Scientific Committe for Consumer Safety, EU Commmission), il quale all’interno dei limiti consentiti considera sicuro l’uso dei parabeni (a catena corta) e trascurabile l’effetto interferente. […]

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