L’Iperico e il sangue del Battista

Schermata 2018-05-28 alle 16.25.46L’Iperico: dalla tradizione, una pianta esorcistica, in grado di scacciare i demoni e di curare le ferite, ha trovato, nella moderna fitoterapia, impieghi che riecheggiano le credenze di un tempo, dimostrandosi in grado di influire dav vero sui processi che avvengono nel corpo umano. Forse, sotto un certo punto di vista , anche troppo…

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LAVANDA E SUOI IBRIDI (O LAVANDINI)

Schermata 2018-05-28 alle 16.25.39L’ibrido interspecifico viene chiamato Lavandino o Lavandinova; la specie con funzione impollinatrice è Lavandula angustifolia Miller o Lavanda vera, o semplicemente Lavanda. La Lavanda vera è un piccolo arbusto di medio sviluppo, con foglie verde chiaro di consistenza coriacea. I fiori sono portati alla sommità della pianta, in piccole infi orescenze, su corti steli privi di foglie. Fiorisce fra giugno e luglio, con fi ori azzurri o violacei che emanano, se strofi nati, un odore intenso e delicato.
È originaria della regione mediterranea occidentale; sul territorio nazionale si trova allo stato spontaneo, raramente nella penisola ma più facilmente nelle isole. Nella regione Emilia Romagna, in cui è ubicato il Giardino delle Erbe, sporadicamente si trova spontanea in Romagna, nel Bolognese e nel Piacentino. L’ambiente naturale della Lavanda è il cespuglieto rado, con suolo arido ed erboso, della fascia collinare submontana dell’Appennino.

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Curcuma, la signora in giallo – parte seconda

Schermata 2018-05-28 alle 16.25.31La ridotta biodisponibilità della curcumina e dei curcuminoidi è il principale ostacolo da risolvere per valorizzare il grande potenziale biologico e terapeutico della Curcuma. Lo studio delle opportunità offerte da sistemi biotecnologici di eicolazione di queste sostanze attive, quali liposomi, nanoparticelle, nanoemulsioni, microincapsulazione, costituisce una strategia di ricerca in grado di aprire nuovi orizzonti per il loro impiego.

E non solo in campo farmaceutico, ma anche nella cosmesi naturale, dove la Curcuma sta conquistando spazio per le sue proprietà antinfiammatorie e protettive, oltre che per la sua caratteristica funzione di colorante naturale.

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Archeologia dell’ebrezza

Schermata 2018-03-26 alle 12.14.25L’incontro dell’uomo con l’azione inebriante delle sostanze naturali, come tutti i processi evolutivi, è probabilmente avvenuto per caso: ma da qui è scaturita la ricerca di nuove specie, che in tutte le popolazioni è all’origine di riti complessi e che ha portato alla nascita di diverse figure di conoscitori tradizionali delle piante e della loro attività. Ripercorriamo qui l’approccio archeologico allo studio delle origini di queste conoscenze, presentando una tavola riassuntiva delle evidenze più arcaiche che attestano l’uso di piante inebrianti nel mondo, allo stato attuale dei ritrovamenti.

La storia della relazione umana con le piante inebrianti si perde nella notte dei tempi. Questo tipo particolare di vegetali è ubiquitario nella flora di tutti i continenti, e il loro numero supera notevolmente quello dei vegetali inebrianti generalmente noti al “grande pubblico”, quali sono il Tè, il Caffè, l’Oppio, la Canapa, il Tabacco e le bevande alcoliche ricavate dall’uva e dai cereali. Gli specialisti del settore, gli etnobotanici, ne contano almeno 1200 specie, e ogni anno ne vengono scoperte delle nuove. Diverse centinaia sono attualmente impiegate dalle popolazioni tradizionali, mentre per molte altre non possiamo essere certi se si tratti di una scoperta dell’uomo moderno, o di una riscoperta di piante note e impiegate da chissà quale etnia del passato. Ciò che è certo è la grande antichità dell’impiego e della ricerca umana di fonti psicoattive con lo scopo di ottenere un’ebbrezza, un’“alterità”, una “visione”, più propriamente una modificazione dello stato di coscienza. […]

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La natura dell’acqua

Schermata 2018-03-26 alle 12.05.27L’acqua è quasi sempre il primo componente, dal punto di vista quantitativo, di un prodotto cosmetico. Ma la sua presenza nella formulazione non ha sempre la stessa genesi e, come risulta da una specifica ricerca, non ha sempre la stessa valenza per il consumatore finale. Vediamo quali possono essere i criteri per ammettere o meno l’acqua tra le componenti biologiche di un cosmetico.

L’acqua è di fatto sinonimo di vita (tant’è che è la prima cosa che si cerca nelle esplorazioni di altri pianeti!) ed è quindi importante conoscere come viene utilizzata nei prodotti che utilizziamo tutti i giorni, inclusi i prodotti cosmetici. 

Chiunque abbia acquistato un cosmetico e letto la lista degli ingredienti si sarà accorto che con molte probabilità il primo ingrediente è l’acqua. Essa viene indicata in Europa con il nome latino di “aqua” secondo la classificazione INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). A volte in base alle legislazioni dei paesi di commercializzazione dei prodotti viene indicata anche come “water” oppure “eau”.  Una delle funzioni principali del cosmetico è mantenere l’idratazione cutanea: tramite la formulazione cosmetica si intrappola l’acqua, che altrimenti evaporerebbe, assicurando così un’idratazione più duratura. L’acqua, che vanta quindi importantissime proprietà idratanti indispensabili per la nostra pelle, ha anche una funzione solvente, permette quindi di veicolare diverse sostanze: non solo fattore di idratazione e benessere, dunque, ma anche veicolo di azioni funzionali legate alla composizione del prodotto. Questi principi formulativi valgono anche per la cosmesi naturale e biologica, che come ogni cosmetico fa riferimento allo stesso regolamento europeo.

Se la funzione dell’acqua non cambia nella cosmesi convenzionale e in quella biologica, quello che cambia può essere la classificazione dell’acqua presente nella formulazione (acqua aggiunta) e quella presente nei vari ingredienti, a seconda che i prodotti seguano uno standard di certificazione piuttosto che un altro.  

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Curcuma, la signora in giallo

Schermata 2018-03-26 alle 11.44.48Ha conquistato un ruolo di primissimo piano nel panorama della moderna integrazione alimentare: in effetti, le funzionalità fisiologiche – e anche terapeutiche – riconosciute alla spezia più consumata nel subcontinente indiano si manifestano proprio a partire dal suo impiego tradizionale nella dieta.

Avviamo su questo numero la rassegna, necessariamente ampia, dell’avanzamento degli studi sulle attività biologiche e farmacologiche del fitocomplesso, e in particolare la versatile gamma di azioni attribuite al gruppo dei curcuminoidi, riservando ad un secondo articolo l’esplorazione delle potenzialità dei derivati della Curcuma in campo cosmetico.

La Curcuma (Curcuma longa L.), della famiglia delle Zinziberaceae, la stessa cui appartiene lo Zenzero, è una pianta aromatizzante ben nota come spezia e colorante alimentare (con la sigla di E-110). La sua origine è incerta, sicuramente da paesi asiatici, forse l’India che, oggi, ne è il maggiore produttore e consumatore mondiale. È scritto che in questo Paese il consumo giornaliero pro-capite di questa spezia è superiore a quello di tutto il resto del mondo. Per dire dell’importanza biologica della droga di questa pianta, e delle sue potenziali utilizzazioni, basterebbe citate un rapporto di alcuni anni fa della Food & Agriculture Organization, nel quale si riferisce che negli Stati Uniti ne venivano importate ogni anno 2400 tonnellate. In ragione della domanda sempre crescente della droga e di uno sfruttamento eccessivo, senza misure, al fine di assicurarne la rigenerazione, la pianta è stata recentemente catalogata come “a rischio di estinzione”. Il suo nome pare abbia derivazione dal sanscrito e richiama la colorazione gialla della droga: per assonanza si ritrova nell’ebraico moderno karkòm e nell’arabo kurkum, e anche nell’inglese turmerik.

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Ayurveda e fitoterapia: percorsi di integrazione

Schermata 2018-01-31 alle 16.47.58Sorprendentemente scopriamo anche in Italia l’introduzione di tecniche di pratica ayurvedica in ambiti medici avanzati, per fronteggiare gravi malattie degenerative, in progetti di ricerca clinica universitaria. 

Abbiamo
chiesto a Antonella Delle Fave, medico, Ordinario di Psicologia Generale all’Università Statale di Milano, di illustrarci alcuni momenti di questa esperienza, e soprattutto di valutare con noi il percorso che sta portando a una integrazione tra l’Ayurveda contemporanea e la moderna fitoterapia, non solo sul piano scientifico ma anche nel concreto della pratica medica, grazie anche all’impegno di esperti e aziende del settore

C’è un che di coloniale nelle palazzine della clinica universitaria della Statale di Milano, forse in questi giardini e in questi porticati in estate si può respirare anche un po’ di India.

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Herbartis

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Quello che è interessante in questo tipo di formazione è che tutte queste persone hanno già un proprio progetto sulle piante officinali, e sono qui per riuscire a realizzarlo” ci dice Eva Moré, coordinatrice di Herbartis per il Centre Tecnològic Forestal de Catalunya.

Il progetto internazionale si è concluso con l’ultimo seminario tenutosi a Barcellona lo scorso mese di giugno.
Ma i suoi frutti cominciano a maturare ora.
Il progetto nasce nell’ambito del programma europeo Erasmus+ che, oltre alle più note opportunità di scambi per gli studenti universitari, prevede anche il sostegno a interventi di formazione rivolti agli adulti, pensati per qualificare competenze e profili professionali di quanti sono già in attività e per sostenere l’inserimento lavorativo o la nascita di nuove attività imprenditoriali di chi è a un punto di svolta della propria vita.
Schermata 2017-12-05 alle 12.14.00Lo sviluppo del progetto Herbartis ha impegnato istituti di ricerca, centri di formazione, associazioni professionali e di sviluppo del territorio in Italia, Francia, Portogallo e Spagna.
L’attività si è articolata su tre anni, di cui l’ultimo ha visto la realizzazione di un corso pilota che univa attività di e-learning e formazione frontale con momenti di incontro, seminari, workshop e visite ad aziende, e ha coinvolto nei quattro paesi interessati quasi 100 partecipanti (ne abbiamo parlato diffusamente lo scorso anno, quando l’attività didattica vera e propria prendeva il via – vd. Erboristeria domani 397).
L’esperienza realizzata ha suscitato grande interesse, anzi l’entusiasmo dei partecipanti (non privi per altro di spirito critico, a giudicare dalle osservazioni formulate nelle continue fasi di verifica previste durante lo svolgimento delle lezioni).
Dal corso nasce una ampia raccolta di materiale informativo, documentazione e video, già disponibile gratuitamente e in forma plurilingue per tutti gli operatori interessati sulla pagina wordpress di Herbartis.
Ma questo anno di lavoro ha posto le basi perché l’esperienza prosegua, aprendo anche la discussione su quali potranno essere le opportunità per arrivare ad un riconoscimento ufficiale del profilo professionale che il corso potrebbe formare.
Intanto un risultato concreto è stato certamente raggiunto: il progetto ha portato alla luce una comunità di produttori di piante officinali che di fatto in Europa già esisteva ma che non veniva colta nella sua identità, e che era in cerca di punti di riferimento attraverso cui confrontarsi ed aggregarsi.
Il collegamento che ora unisce i partecipanti è una porta aperta per future collaborazioni sul campo.

Schermata 2017-12-05 alle 12.14.09Produrre officinali, ma come?
Con la crescita del favore del consumatore per i prodotti naturali, si osserva un generale aumento sul mercato della richiesta di piante officinali (MAPs, Medicinal and Aromatic Plants, se preferiamo la terminologia europea), sia come materia prima che come derivati.
L’industria, per le proprie necessità, si indirizza prevalentemente verso pratiche di coltivazione estensiva.
Ma la dinamica del mercato si riflette anche nella realtà agricola dell’area mediterranea e del sud Europa, dove per ragioni storiche e geografiche abbiamo una prevalenza di piccole imprese a carattere familiare.
Inoltre il comparto MAPs desta anche l’attenzione dei protagonisti del ritorno alle campagne a cui si è assistito negli ultimi anni: persone che hanno vissuto la crisi economica dell’ultimo decennio, e la perdita di posti di lavoro in età matura, o giovani che nell’agricoltura vedono un comparto in grado di accogliere nuovi slanci imprenditoriali e progetti lavorativi.
Chi vede nelle MAPs una alternativa deve affrontare da solo una serie di sfide e difficoltà che vanno dalle questioni tecnico-produttive all’inquadramento normativo dei prodotti raccolti, dal reperimento del materiale vegetale e di macchinari adatti alle modalità di accesso al mercato e ai canali di commercializzazione.
Per molti la risposta sta nella scelta di una dimensione di carattere artigianale del proprio lavoro e nella vendita diretta al pubblico del proprio prodotto.
Ma, se in Europa oggi il lavoro artigiano è considerato un asset da promuovere e valorizzare anche attraverso la certificazione delle abilità e delle competenze di chi lo pratica, nel caso della produzione erboristica artigianale non esiste un profilo professionale riconosciuto: un nodo da sciogliere, nell’interesse del consumatore prima di tutto (sia che si parli di alimenti, cosmetici o di rimedi tradizionali); ma anche per permettere a chi ci lavora di attestare la qualità del proprio operato, a fronte del prodotto industriale.
Ed è proprio da questa linea di pensiero che nasce Herbartis: “il principale obiettivo del progetto è conseguire la crescita professionale di una classe adulta fornendo strumenti e metodi adeguati, favorendo la nascita di opportunità formative elevate e certificando il livello di apprendimento ancora non formalmente riconosciuto e l’esperienza conseguita nella pratica del proprio lavoro” ci ricorda Eva Moré.

Quali le esigenze comuni?
La prima fase dello sviluppo del progetto è consistita in una accurata raccolta di dati che potesse mettere a confronto le realtà dei quattro paesi coinvolti: lo stato dell’arte tecnico e imprenditoriale della filiera e i rispettivi contesti normativi nei quattro paesi interessati.
È stato allestito un database distinguendo tra produttori, trasformatori artigianali, industrie, associazioni, cooperative, fornitori di attrezzature e di servizi” ci spiega Elena Cerutti, direttrice dell’Associazione Terre dei Savoia e responsabile di Herbartis per la controparte italiana.
Per individuare esigenze che fossero effettivamente comuni, si è scelto di approfondire l’analisi al livello dei territori in cui operano i partner del progetto, rispetto agli scenari complessivi delle rispettive nazioni, più eterogenei. Le filiere tracciate sono state quindi Piemonte e Liguria per l’Italia, la cosiddetta PACA (Provence – Alpes – Cote d’Azur) nella Francia del Sud, la regione interna dell’Alentejo in Portogallo, e la Catalogna.

Accrescere la propria consapevolezza sia della fase produttiva che della gestione commerciale dei propri prodotti: questa è stata la prima esigenza espressa dagli intervistati” prosegue Elena Cerutti; “di qui la necessità di disporre di una maggiore padronanza delle tecniche di coltivazione delle specie officinali selezionate e della conduzione della fase agricola”.

In seconda battuta – ricorda ancora Cerutti – l’interesse degli stakeholders era approfondire le proprie conoscenze rispetto all’uso dei principi attivi delle piante coltivate, nelle loro applicazioni terapeutiche, nutrizionali e cosmetiche: questo per aumentare il valore aggiunto del prodotto attraverso la trasformazione, e per proporlo in modo efficace al consumatore”.

Queste risposte hanno permesso di delineare una aspirazione formativa comune presente nell’intera area transnazionale coinvolta nel progetto.

Sono state così individuate 4 macro-aree tematiche su cui creare un curriculum formativo molto mirato, che affrontasse: le tecniche di coltivazione delle piante officinali, la trasformazione e il condizionamento della materia prima erboristica, la preparazione e l’elaborazione di prodotti alimentari a base di ingredienti erboristici, l’approccio al mercato e lo sviluppo commerciale.

Il progetto formativo
29, 42, 51 è il numero di corsi liberi sulla produzione di MAPs organizzati in Catalogna rispettivamente nel 2013, 2014 e 2015.
Una domanda crescente di occasioni di conoscenza.
In Portogallo e in Italia le proposte appaiono meno numerose. Forse più compatta l’offerta riscontrata nel Sud della Francia.
Dei corsi svolti in Catalogna nel 2015, 26 erano corsi professionali, ma solo 7 potevano essere considerati corsi formalmente riconosciuti, 5 promossi da Centri di Alta Formazione, 2 da Centri VET.
Ma tutti questi corsi differivano per impostazione e durata, apparendo come iniziative isolate, non coordinate tra loro.

Una nuova proposta formativa è tanto più utile quanto più in grado di venire a colmare lacune eventualmente esistenti” considera Barbara Ruffoni, direttrice del CREA di Sanremo, l’altro partner italiano del progetto.
I dati raccolti hanno evidenziato l’importanza di sviluppare un’ offerta di apprendimento coordinata e di qualità elevata, per fornire competenze avanzate rispetto a produzione, trasformazione, sicurezza, regolamentazione e commercializzazione del prodotto erboristico, limitatamente al comparto alimentare.
Su queste aree il progetto ha formulato un programma modulare, basato su unità didattiche proposte sia in e-learning che con corsi frontali, per un totale di oltre 100 ore di lezione.
Oltre all’approfondimento dei contenuti, la metodologia adottata si proponeva di dotare i partecipanti di skills multilinguistici, digitali e social che li mettessero in condizione di interagire con realtà produttive anche in altri paesi.

Il corso pilota: l’esperienza sul campo
Sulla base del progetto formativo complessivo, Herbartis ha dato il via all’attuazione di un corso pilota, predisposto in modo collaborativo tra i quattro paesi coinvolti.
Su una piattaforma e-learning sono state create 21 unità formative per ciascuno dei 4 moduli individuati nel progetto generale, composte da testi illustrativi e supportate da documentazione selezionata da risorse internet, immagini, video e grafici utili per la comprensione dei temi affrontati.

Il corso pilota si è dimostrato un’occasione per verificare la fattibilità della proposta educativa nel suo complesso, ma anche per verificare la metodologia e la dinamica della didattica del corso” considera Clara Laurenço di ADCMoura, Associaçao para o Desenvolvimento do Concelho de Moura, partner portoghese del progetto.
Un elemento cardine è stato infatti il coinvolgimento attivo dello studente, reso possibile dalla modalità di interattività previste.
Prima di tutte, la verifica alla fine di ogni unità che richiedeva allo studente di attivarsi nella soluzione di specifici compiti, utilizzando gli strumenti informativi acquisiti dalla lezione, e una certa dose di propria capacità problem-solving.
Qualche esempio di queste verifiche ce lo ricorda sempre Clara Laurenço: “Visitare un mercato locale e un mercato urbano e confrontare le caratteristiche dei prodotti a base di piante incontrati; oppure, calcolare il costo totale di una distillazione in corrente di vapore (costo della struttura + costo energetico) del raccolto di un ettaro di una specie aromatica, scegliendo la pianta, le dimensioni del distillatore e la tipologia di fonte energetica; o ancora, elaborare una lista dei fornitori disponibili di piccole macchine o dispositivi per la macinazione, la miscelazione e il confezionamento di prodotti artigianali di erbe aromatiche”.
Sulla piattaforma utilizzata è stato possibile anche aprire degli spazi forum per permettere ad ogni allievo di condividere dubbi, domande, approfondimenti con gli insegnanti e con gli altri studenti, ciascuno nella propria lingua.
Inoltre è stato possibile creare anche un ulteriore spazio di collaborazione virtuale, che vedeva l’apporto, oltre che degli studenti e degli insegnanti, anche di esperti e operatori esterni, invitati a contribuire alla soluzione di problemi posti.
L’apporto degli esperti esterni è stato molto importante ed è proseguito nei workshop.
Queste attività si sono svolte in parallelo, nell’ambito di ciascuna realtà nazionale.
Ma il passo decisivo per un proficuo scambio di esperienze è stato quello offerto dalle attività transazionali: quattro viaggi di studio, uno per nazione, articolati su tre giornate, prevedendo incontri diretti, seminari tecnici e visite in azienda.

Schermata 2017-12-05 alle 12.14.35Una prospettiva per il futuro
Indipendentemente dalle informazioni fornite e dalle conoscenze acquisite, gli sforzi per seguire un corso completo come questo devono essere capitalizzati con un riconoscimento formale come un diploma o un certificato” afferma ancora Eva Moré.
Le qualifiche servono a svariati scopi: risultati dell’apprendimento per i datori di lavoro, prerequisiti per accedere a determinate professioni regolamentate, determinazione del livello e del contenuto dell’apprendimento acquisito da un istituto di istruzione e formazione. Sono anche importanti singolarmente come conferma di un successo personale” ricorda Christelle Aunac responsabile per UESS, l’Universitè Européenne des Senteurs et des Saveurs, il partner francese.
La possibilità di conferire un riconoscimento che abbia un effettivo valore formale e legale è stato uno degli obiettivi iniziali del progetto Herbartis.
Per raggiungerlo sono da considerare i diversi inquadramenti normativi delle qualifiche professionali, sia dei singoli paesi coinvolti nel progetto che a livello comunitario.
Il documento finale del progetto analizza i possibili iter distinti paese per paese e a livello comunitario, e pone le basi per un’azione volta a un ulteriore avanzamento, formulando anche alcune dettagliate ipotesi di come il corso potrebbe essere proposto nei prossimi anni, nei singoli paesi o in modalità internazionale.
L’eventualità di perseguire questo obiettivo parallelamente nei quattro paesi, con un curriculum comune e analoghi criteri di certificazione conferirebbe a questo attestato un valore e una riconoscibilità indubbiamente maggiore e certamente spendibile sul mercato, verso il consumatore e verso altri soggetti della filiera.
La volontà di tutti i partner è quella di riproporre una nuova edizione del corso, eventualmente con un altro formato, e certamente lavoreremo in questa direzione: ma molto dipenderà dalle opportunità di finanziamento che potranno aprirsi grazie alle prossime chiamate di progetti europei, che non sempre si adattano perfettamente alle nostre idee strategiche” conclude Eva Moré.

La parola ai partecipanti
Raccomandereste il corso al vostro migliore amico?
Certo, assolutamente, lo farò! É stata una attività estremamente piacevole, e ho imparato moltissimo per la mia crescita professionale nel campo delle MAPs….”.

Riportiamo alcuni commenti dei partecipanti al corso pilota.
In fase di lancio, al corso sono pervenute centoventi domande di ammissione, per circa 20 posti disponibili per ogni paese.
L’età prevalente era compresa tra i 30 e i 50 anni, netta la prevalenza femminile.
In questa fase è stata riservata una precedenza ai produttori di MAPs già in attività (alcune decine alla fine quelli presenti tra gli iscritti).
Cosa ne avete ottenuto sul piano personale, oltre ai contenuti tecnici di cui siete venuti a conoscenza? “Moltissimo: capacità linguistiche, tecnologiche: e poi contatti validi, ho conosciuto persone gradevoli e intraprendenti, ho visitato realtà di altri paesi…”.
Interessante notare che nei rapporti finali che riportano anche le osservazioni dei partecipanti, le principali criticità evidenziate riguardano i due fattori che caratterizzano il corso in maniera più significativa: qualche momento difficile si è incontrato infatti o per l’utilizzo della piattaforma (difficoltà di connessione, poca versatilità di alcune applicazioni), oppure a causa delle barriere linguistiche, sia verso i docenti che verso gli altri allievi. Al tempo stesso, il networking e la conoscenza delle realtà all’estero sono stati, per chi c’era, i tratti più qualificanti e motivanti della loro esperienza (evidentemente, le difficoltà sono state percepite di più proprio per l’importanza di queste due punti).

E in futuro, partecipereste ancora?
Spero davvero che il corso venga ripetuto, e che sia data anche ad altre persone la possibilità di vivere questa esperienza. In questo caso vorrei poter partecipare ancora ai workshop e alle attività di networking, e restare così in contatto con chi come me sta realizzando questi progetti nei nostri paesi”.

Tutti i partecipanti dimostrano di avere sinceramente molto apprezzato il coinvolgimento e la costanza di chi ha sviluppato e condotto il progetto: come accade spesso, il successo di una iniziativa, anche istituzionale e pubblica, dipende proprio dall’impegno personale di chi ci lavora.

Tra i tanti ringraziamenti rivolti a tutta l’équipe di Herbartis, ne vogliamo segnalare uno speciale: “grazie per aver dato visibilità ad un settore nel quale crediamo!”.

Per maggiori informazioni: herbartis.wordpress.com