Curcuma, la signora in giallo


Curcuma, la signora in giallo

parte prima

Paolo Poggi

Schermata 2018-03-26 alle 11.44.48Ha conquistato un ruolo di primissimo piano nel panorama della moderna integrazione alimentare: in effetti, le funzionalità fisiologiche – e anche terapeutiche – riconosciute alla spezia più consumata nel subcontinente indiano si manifestano proprio a partire dal suo impiego tradizionale nella dieta.

Avviamo su questo numero la rassegna, necessariamente ampia, dell’avanzamento degli studi sulle attività biologiche e farmacologiche del fitocomplesso, e in particolare la versatile gamma di azioni attribuite al gruppo dei curcuminoidi, riservando ad un secondo articolo l’esplorazione delle potenzialità dei derivati della Curcuma in campo cosmetico.

La Curcuma (Curcuma longa L.), della famiglia delle Zinziberaceae, la stessa cui appartiene lo Zenzero, è una pianta aromatizzante ben nota come spezia e colorante alimentare (con la sigla di E-110). La sua origine è incerta, sicuramente da paesi asiatici, forse l’India che, oggi, ne è il maggiore produttore e consumatore mondiale. È scritto che in questo Paese il consumo giornaliero pro-capite di questa spezia è superiore a quello di tutto il resto del mondo. Per dire dell’importanza biologica della droga di questa pianta, e delle sue potenziali utilizzazioni, basterebbe citate un rapporto di alcuni anni fa della Food & Agriculture Organization, nel quale si riferisce che negli Stati Uniti ne venivano importate ogni anno 2400 tonnellate. In ragione della domanda sempre crescente della droga e di uno sfruttamento eccessivo, senza misure, al fine di assicurarne la rigenerazione, la pianta è stata recentemente catalogata come “a rischio di estinzione”. Il suo nome pare abbia derivazione dal sanscrito e richiama la colorazione gialla della droga: per assonanza si ritrova nell’ebraico moderno karkòm e nell’arabo kurkum, e anche nell’inglese turmerik.

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