Argomenti di fitoterapia biofarmaceutica – II Edizione – Francesco Di Pierro

75 €

Il libro, dopo aver illustrato le basi molecolari che spiegano il talvolta modesto comportamento farmacologico e clinico di gran parte dei derivati fitoterapici, affronta i temi della loro standardizzazione e della loro titolazione molecolare, la questione del fitocomplesso, il problema della scarsa biodisponibilità orale e l’approccio alla moderna fitoterapia biofarmaceutica che si propone di migliorare la performance farmaco-clinica dei derivati estrattivi sfruttando galenica, vettori e antagonisti enzimatici.

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Il libro, dopo aver illustrato le basi molecolari che spiegano il talvolta modesto comportamento farmacologico e clinico di gran parte dei derivati fitoterapici, affronta i temi della loro standardizzazione e della loro titolazione molecolare, la questione del fitocomplesso, il problema della scarsa biodisponibilità orale e l’approccio alla moderna fitoterapia biofarmaceutica che si propone di migliorare la performance farmaco-clinica dei derivati estrattivi sfruttando galenica, vettori e antagonisti enzimatici.

Un capitolo del libro sicuramente “curioso” è quello dedicato alla chemestesia che illustra la possibilità di interferire, mediante i derivati erbali, con i recettori preposti a segnalare le condizioni ambientali di “freddo” e di “caldo” e il cui sfruttamento consente di intervenire sui meccanismi dell’irritazione e del dolore. Vengono poi affrontati due argomenti, il paradosso francese e i fitoestrogeni, fondamentali per la comprensione dell’origine epidemiologica dell’uso di alcuni fitoterapici potenzialmente capaci di prevenire le più importanti cause di morte, patologie cardio-vascolari e cancro, che affliggono soprattutto i Paesi economicamente più sviluppati.

Nei capitoli seguenti, ma per certi versi nel corso di tutto il libro, vengono accuratamente descritti alcuni prodotti estrattivi ritenuti di particolare interesse per le loro applicazioni terapeutiche, dall’urologia alle malattie metaboliche, dalla lipidologia alla flebologia, e la cui indagine esemplifica quello che deve essere il metodo corretto per comprendere le potenzialità di un fitoterapico e per affrontarne lo sviluppo in modo da renderlo un prodotto utile per fare terapia. Proprio in relazione a quest’ultimo aspetto, un’ampia discussione viene dedicata al vastissimo uso dei derivati da riso rosso fermentato erroneamente ritenuti preparazioni nutraceutiche sicure e chimicamente ben caratterizzate. Un capitolo è poi dedicato al tema degli antiossidanti. Questi, considerati, almeno in linea teorica, strumenti capaci di proteggere dalla manifestazione oncologica, “tardano” a darci la dimostrazione definitiva di tale capacità. Anzi, paradossalmente, alcuni Autori segnalerebbero da tempo un aumentato rischio oncologico da mettersi in relazione proprio con l’impiego continuativo di antiossidanti. La probabile spiegazione di tale paradosso potrebbe risiedere nel mancato sviluppo di una ormesi di tipo redox, di cui gli isotiocianati da crucifere, noti elettrofili e pro-ossidanti, risulterebbero invece capacissimi. Il testo affronta in seguito anche la problematica, purtroppo ancora troppo diffusa, delle frodi fitoterapiche, cercando di mettere in luce soprattutto le modalità messe in atto per costruire una frode, dalla semplice aggiunta di coloranti, finalizzata a creare nel consumatore l’illusione della presenza di un estratto altamente concentrato in principi attivi, fino alle più gravi sofisticazioni, dove l’aggiunta di antibiotici o analgesici determina attribuzioni di attività che l’estratto, oggetto della sofisticazione, in realtà non possiede affatto.

Il testo infine affronta il difficile capitolo della chimica fitoterapica, volutamente semplificato per una più facile lettura, e il tema dei dolcificanti naturali ottenuti per via estrattiva, possibile proposta alternativa alla sempre più dibattuta tematica della dolcificazione artificiale.
Nel complesso il libro parla di una fitoterapia che vuole e deve essere scientifica, di una fitoterapia che quindi da un lato prende le distanze dalla moderna erbor-isteria (il trattino non è un errore tipografico) tanto dilagante ai giorni nostri e dall’altro si propone come strumento utile per la pratica medica in quanto capace di aggiungersi, ma non di sostituirsi, agli strumenti allopatici già esistenti allungando, ed arricchendo, in qualche modo la lista dei presidi a disposizione per la cura delle persone.

CEC Editore 2016
Pag 480

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