Argomenti di Terapia Batterica – Francesco Di Pierro

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“Argomenti di Terapia Batterica” è un testo che parla di come sia possibile inserirsi nella quotidiana guerra tra i batteri sfruttandola a proprio vantaggio, attuando una vera e propria “terapia di sostituzione batterica”.

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“Argomenti di Terapia Batterica” è un testo che parla di come sia possibile inserirsi nella quotidiana guerra tra i batteri sfruttandola a proprio vantaggio, attuando una vera e propria “terapia di sostituzione batterica”.
è un testo scritto per raccontare come prevenire ad esempio alcune malattie infettive che presentano tassi di ricorrenza elevati. Patologie come le faringo-tonsilliti streptococciche, o le otiti medie acute ad eziopatogenesi batterica, possono infatti presentarsi con caratteristiche di ricorrenza importante. E questo soprattutto nei pazienti pediatrici. Il percorso di questi bambini, caratterizzato da un frequentissimo uso di antibiotici che inevitabilmente alimenta il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, spesso termina comunque in sala operatoria a causa di inevitabili tonsillectomia e/o adenoidectomia. Ma con un’adeguata terapia di sostituzione batterica, profilattica, parte di queste conseguenze potrebbe essere evitata.
Questo approccio, indicato in particolare con il termine di “bioprotica”, si basa sulla capacità di creare competizione ecologica nei tessuti nei quali potrebbe manifestarsi l’infezione. Ricorre cioè all’impiego di ceppi tipizzati, e quindi con genotipo e fenotipo interamente decodificati, che, prelevati da distretti diversi da quello intestinale, risultano fondamentalmente capaci di colonizzare con grande efficienza aree come la cute, la bocca o la vagina da dove sono stati effettivamente “presi”. Somministrati per via orale vanno poi a localizzarsi nell’area di prelievo che coincide con il loro reale habitat naturale, proliferando, occupando siti recettoriali ma, soprattutto, secernendo batteriocine.
Un batterio secernente batteriocine è come un killer che agisce nell’ombra armato di stiletto e che uccide senza che nessuno se ne accorga. Non uccide a distanza, non ha un comportamento “antibiotico” in senso stretto, le sue stilettate non viaggiano nel torrente ematico. Uccide solo i batteri che disturbano la sua nicchia ecologica cercando di abitarla, consumarla.
Facciamo un esempio. Nel cavo orale streptococchi delle specie salivarius e pyogenes combattono da sempre una guerra infinita per il dominio della nicchia tonsillare. I salivarius non sono patogeni. I pyogenes sì. Quasi sempre i pyogenes hanno la meglio. Non sempre però. In alcuni bambini ad esempio sono stati trovati dei salivarius capaci di avere la meglio sui pyogenes. I salivarius di questi bambini uccidono i pyogenes attraverso il rilascio di specifiche batteriocine. Nel particolare ceppo Streptococcus salivarius K12 le batteriocine assassine si chiamano Salivaricina A2 e Salivaricina B e, quando vengono rilasciate, letteralmente “bucano” le membrane dei pyogenes. E la citolisi non lascia scampo. Averli trovati è stata una grande scoperta. Essere riusciti a selezionarli e a stabilizzarli è stata una grande fortuna. Usarli per fare profilassi è una grande opportunità. Oggi lo Streptococcus salivarius K12 è un importante strumento per ridurre le ricorrenze nei bambini, e negli adulti, con diagnosi di faringo-tonsillite streptococcica ricorrente.
Questo approccio non si limita però alle patologie infettive del cavo orale. I batteri combattono la loro silenziosa guerra, nella quale inserirsi, in ogni distretto. Un’altra battaglia tra germi che spesso viene combattuta a nostra insaputa è quella che il microbiota conduce contro le candide, i micoplasmi o lo Streptococcus agalactiae. Anche qui è possibile inserirsi. Attraverso, ad esempio, la somministrazione di Enterococcus faecium L3 ad una donna in stato di gravidanza è possibile incidere sull’eubiosi vaginale e, perché no, sui tassi di positività vagino-rettale allo Streptococcus agalactiae. Quest’ultimo, come micoplasmi e candide, viene infatti ucciso dal rilascio di enterocine (A e B) del ceppo L3. Anche questo è bioprotica.
Il libro però non parla solo di questo. Il libro parla infatti di terapie batteriche. e la bioprotica è solo una di queste. Altre terapie batteriche sono allora il trapianto di materiale fecale, la manipolazione del microbiota per contrastare sindrome metabolica ed obesità o la batteriofago-terapia. Alcune di queste terapie sono già possibili, altre forse presto lo saranno.
Ovviamente un testo di questo tipo non può dimenticarsi di affrontare temi fondamentali come l’antibiotico-resistenza, che rischia di diventare a breve un problema sanitario globale e ingestibile. Anzi proprio da questo aspetto il libro prende spunto per poi affrontare in successione altri temi come le possibili opzioni terapeutiche che ci restano da giocare, il mondo dei probiotici con le sue promesse e i suoi fallimenti, la sterminata galassia di batteriocine che la Natura ci ha messo a disposizione, l’approccio bioprotico (poc’anzi citato) finalizzato a prevenire diverse patologie che colpiscono il cavo orale, la vagina e la cute, la “terapia materno-neonatale” che sfrutta la trasmissione verticale madre-nascituro per pilotare ad hoc la colonizzazione nel neonato, la manipolazione del microbiota negli obesi, la logica prebiotica e la terapia antibiotica con fagi specifici. E molto altro ancora.
Il libro propone in definitiva un nuovo approccio terapeutico: inserirci nello scontro quotidiano tra microbi per influenzare a nostro vantaggio il risultato finale di queste battaglie, nella speranza che questo stesso nuovo approccio possa andare presto ad affiancarsi ai numerosi strumenti allopatici già esistenti a disposizione per la prevenzione e la cura di alcune delle più comuni malattie infettive.

CEC Editore 2015

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