L’Integratore Nutrizionale 3 – 2018 (pdf)

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Nutrizione pediatrica

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Articoli

Importanza del ferro nello sviluppo del bambino – I tanti ruoli di un nutriente fondamentale – A. Vania, R. Mercurio

La vitamina D nella prima infanzia – L’importanza della supplementazione – F. Savino, S. Fiorio

Oligosaccaridi del latte materno per un sano microbioma – Un valido supporto per lo sviluppo del sistema immunitario nell’infanzia e non solo – R. Mukherjea

Associazione dei due probiotici Bifidobacterium breve B632 e Bifidobacterium breve BR03 – Efficacia in neonati affetti da coliche gassose – L. Mogna, A. Amoruso, M. Pane

 

Aggiornamenti

Metaboliti secondari come nutrienti non-essenziali (Moringa oleifera) – F. Ursini, P. Morazzoni, R. Iori, F. Visioli

La prima formula follow-on 100% vegetale – H. Yitzhak

La Mucuna pruriens nel trattamento della malattia di Parkinson – E. Cassani, M. Barichella, R. Cilia, G. Pezzoli

Integrazione alimentare durante la gravidanza e nella prima infanzia – D. Barone

Alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia nell’UE – E. Lebastard

Modello di leaky gut – L. Ceriotti

 

Dalle Aziende

Ingredienti e Prodotti – LCM Trading • Fagron Italia • Indena • Nating • Biosfered • Nutraceutica

Prodotti in vetrina – M. Zorzetto

Intervista – ACEF • Indena

Pubbliredazionale – Amitahc • Capsugel • Phardis

Press Release

Notizie

110 Associazioni – Integratori Italia (AIIPA) • FederSalus

112 Mercato

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118 Appuntamenti – Fiere Report, Fiere Preview, Agenda

Importanza del ferro nello sviluppo del bambino
I tanti ruoli di un nutriente fondamentale
Andrea Vania, Roberta Mercurio

Spesso ritenuto importante solo o prevalentemente per il trasporto dell’ossigeno nel sangue e ai tessuti periferici, il ferro è in realtà fondamentale per moltissime funzioni, e il suo ruolo, soprattutto nello sviluppo corretto del SNC, inizia solo ora a delinearsi con precisione. Fare riferimento all’anemia carenziale per valutare uno stato marziale deficitario è dunque limitativo: quando si manifesta clinicamente un’anemia, il deficit di ferro è sicuramente già presente da molto tempo e, nel bambino, questo può significare danni già prodotti o funzioni cerebrali non perfettamente sviluppate. È perciò fondamentale prevenire la carenza di ferro già durante la gravidanza, e valutare che gli apporti siano corretti durante tutto l’arco dell’età pediatrica, ma in particolare nei primi anni di vita.

Importance of iron in child development
The many roles of a fundamental nutrient

Iron is often considered an important nutrient only, or mainly, for oxygen transfer to peripheral tissues through the bloodstream. Its role is fundamental indeed for many functions, some of which scientists have just started to understand and outline. Referring to iron deficiency anaemia (IDA) in order to evaluate a deficient iron status is therefore incorrect: when anaemia becomes clinically evident, iron deficiency has already been there for a much longer period of time. In a child, this may imply that a frank damage has already happened or some cognitive functions will be impaired. Hence, it is important to prevent iron deficiency already during the pregnancy, and to monitor iron intakes during the whole span of paediatric age, with a special focus on the very first years of life.


La vitamina D nella prima infanzia
L’importanza della supplementazione
Francesco Savino, Silvio Fiorio

La vitamina D è un nutriente fondamentale per la crescita e lo sviluppo di neonati, bambini e adolescenti, dal momento che influenza numerose funzioni corporee. La carenza di vitamina D come problematica globale ha recentemente attirato l’attenzione. La vitamina D è una delle vitamine liposolubili, ottenuta dalla dieta ma anche e soprattutto dalla sintesi cutanea mediante l’esposizione ai raggi solari (UV-B). Diverse funzioni sono state collegate alla vitamina D: oltre al ruolo chiave nel metabolismo di calcio e fosforo, alla salute delle ossa relativa a rachitismo e osteomalacia come importanti sintomi di carenza clinica e ridotta funzionalità muscolare, anche malattie legate al sistema immunitario (come diabete mellito tipo 1 e asma), malattie infettive (come infezioni alle vie respiratorie e influenza), malattie cardiovascolari e cancro sono state associate a livelli insufficienti di questa vitamina. Tuttavia, le prove legate a queste funzioni extra-scheletriche sono meno consolidate, in parte a causa di mancanza di studi d’intervento controllato, in parte per la minor quantità di dati sull’effetto dell’integrazione di vitamina D su queste problematiche.Il latte materno è povero di vitamina D e molti Paesi raccomandano l’integrazione, principalmente attraverso gocce di vitamina D, con un dosaggio giornaliero di almeno 400 UI (10 μg) durante il primo anno di vita. Molti bambini, soprattutto quelli che non hanno una dieta varia ed equilibrata, potrebbero aver bisogno di continuare con supplementi giornalieri anche oltre il primo anno. Le formule per neonati sono spesso supplementate con vitamina D e, fintanto che la formula rappresenta la fonte nutritiva esclusiva, riuscirà a coprire le necessità del bambino.Negli ultimi anni, i resoconti che suggeriscono un ritorno in Europa della carenza diffusa di vitamina D, combinati con i vari benefici per la salute attraverso la supplementazione di vitamina D, hanno portato ad un maggiore interesse su questa vitamina da parte degli operatori sanitari, dei media e del pubblico.

Vitamin D in early childhood
The importance of supplementation

Vitamin D is a key component for the growth and development of newborn, children and adolescents, influencing a multitude of functions.Vitamin D deficiency as a global health problem has recently caught renewed attention. Vitamin D is one of the fat-soluble vitamins; a nutrient provided by the diet but also by synthesis in the skin by sunlight (UV-B) exposure. A range of functions has been linked to vitamin D. Besides the well-known key role in calcium and phosphate metabolism and bone health with rickets and osteomalacia as main clinical deficiency symptoms, reduced muscle function, increased risk of immune-related diseases (asthma, type 1 diabetes mellitus), infectious diseases (respiratory infections, influenza), cardiovascular disease and cancer has been associated to insufficient levels of the vitamin. However, the evidence for these extra-skeletal functions are less well established, partly based on lack of controlled intervention studies and convincing effect of vitamin D supplementation. Human milk is low in vitamin D and many countries recommend supplements, mostly as vitamin D drops, at a daily dose of at least 400 IU (10 μg) during the first year of life. Many children may need to continue with daily supplements beyond the first year disregarding a diversified diet. Infant formulas are fortified with vitamin D, and as long as formula provides the exclusive nutrition, it will cover the infant’s need. In recent years, reports suggesting a resurgence of vitamin D deficiency in Europe, combined with various proposed health benefits for vitamin D supplementation, have resulted in increased interest from health care professionals, the media, and the public.


Oligosaccaridi del latte materno per un sano microbioma
Un valido supporto per lo sviluppo del sistema immunitario nell’infanzia e non solo
Ratna Mukherjea

Gli oligosaccaridi del latte umano (HMO) sono oligosaccaridi esclusivi, presenti nel latte materno. Essi costituiscono il terzo più grande soluto presente nel latte umano dopo lattosio e grassi. Gli HMO differiscono per tipologia e quantità nelle donne a seconda della regione di appartenenza e della fase di allattamento. Oltre 130 diversi oligosaccaridi sono stati identificati nel latte umano; il 2’-fucosillattosio (2′-FL) è quello più abbondante (~ 2g/L). Le recenti innovazioni e approvazioni in ambito regolatorio* hanno consentito ai produttori di formule per neonati di incorporare 2′-FL nei prodotti, rendendo tali formulazioni più similari al latte materno. Il presente articolo esamina le ultime ricerche condotte sugli HMO e il loro ruolo nello sviluppo digestivo, immunitario e cognitivo dei neonati.

Establishing a Healthy Microbiome with Human Milk Oligosaccharides
Supporting Immune-System Development in Infancy and Beyond

Human Milk Oligosaccharides (HMO) are unique oligosaccharides found in mother’s milk. Collectively, HMOs constitute the third-largest solute in human milk, after lactose and fat. The types and levels of HMO vary considerably among women, geographical regions, and the stages of lactation. Over 130 different oligosaccharides have been identified in human milk, with 2’-fucosyllactose (2’FL) being the most abundant (~ 2g/L). Recent innovations and regulatory approvals* have enabled producers of infant formula companies to incorporate 2′-FL into their products, helping infant formulas to become more like mother’s milk. This article explores the latest research on HMOs and their role in supporting digestive, immune, and cognitive development in infants.


Associazione dei due probiotici Bifidobacterium breve B632 e Bifidobacterium breve BR03
Efficacia in neonati affetti da coliche gassose
Luca Mogna, Angela Amoruso, Marco Pane

Le coliche infantili rappresentano una condizione clinica durante l’infanzia, caratterizzata da un pianto incontrollabile che si verifica senza alcuna apparente causa organica. Una composizione alterata del microbiota intestinale nei primissimi mesi può indurre coliche intestinali nei neonati. Ad oggi nessun trattamento risulta veramente efficace per questo problema, ma la letteratura recente mostra una crescente attenzione verso i probiotici. Diversi studi supportano l’uso di probiotici per il trattamento di problemi gastrointestinali minori nei neonati. Effetti positivi sulle coliche neonatali sono stati evidenziati dopo la somministrazione di ceppi di Lactobacillus, mentre ad oggi non sono stati riportati studi sull’uso dei bifidobatteri per questo fine. Lo scopo di questo lavoro è stato di selezionare principalmente ceppi di Bifidobacterium capaci di inibire la crescita di agenti patogeni tipici del tratto gastrointestinale del bambino e di coliformi isolati dai neonati con coliche gassose. In una seconda fase, è stato condotto uno studio clinico su bambini affetti da coliche per valutare e quantificare l’efficacia dei batteri bioterapeutici selezionati.

Tra i 46 ceppi di Bifidobacterium considerati, 16 hanno mostrato un’elevata attività antimicrobica nei confronti dei potenziali patogeni. Questi ceppi sono stati ulteriormente caratterizzati da un punto di vista tassonomico per presenza e trasferibilità di resistenze antibiotiche, per possibili effetti citotossici e per adesione alle linee cellulari dell’epitelio non tumorigenico dell’intestino. L’esame di tutte queste caratteristiche ha permesso di identificare tre ceppi di Bifidobacterium breve e uno di Bifidobacterium longum subsp. longum come potenziali probiotici per il trattamento dei disturbi enterici nei neonati, come le coliche infantili.

Come confermato dal rilevamento dei profili RAPD-PCR, B. breve B632 era in grado di persistere nelle colture di microbiota con integrazione di probiotici, rappresentando il 64% dei bifidobatteri nella fase stazionaria. Questo ceppo era in grado di inibire i coliformi, dal momento che la FISH (Fluorescence in situ hybridization) e la qPCR hanno rivelato che la quantità di Enterobacteriaceae dopo 18 ore di coltivazione era inferiore di 0,42 e 0,44 ordini di grandezza (p<0,05) nelle colture di microbiota supplementate con il probiotico, rispetto a quelle di controllo.

Lo studio clinico non ha riportato differenze significative nei neonati trattati con probiotici rispetto al gruppo placebo (p=0,75). Ad ogni modo, l’analisi dei tre mesi di trattamento ha dimostrato che durante il terzo mese il gruppo probiotico piangeva in media 12,14 minuti e il placebo ha pianto per 46,65 minuti. Questa differenza è risultata statisticamente significativa (p=0,016).

In conclusione, la prova dell’utilità di alcuni ceppi probiotici nel trattamento e nella prevenzione delle coliche infantili sta crescendo e pertanto il loro uso nella pratica clinica è in aumento. Le scoperte più recenti sulla fisiopatologia del microbiota intestinale del bambino, in particolare sulla maturazione della mucosa e della barriera del sistema immunitario intestinale, si aprono a nuove e stimolanti prospettive ed opportunità. Anche se i dati riportati si riferiscono ad un gruppo limitato di soggetti, l’uso di Bifidobacterium breve B632 e B. breve BR03 ha mostrato che i bambini nutriti artificialmente e trattati con probiotici piangevano circa il 57% in meno rispetto al placebo. Questi dati incoraggiano l’espansione delle valutazioni cliniche al fine di confermare l’efficacia di questo prodotto*, con particolare riferimento ai bambini allattati artificialmente.

 

Association of Bifidobacterium breve B632 and Bifidobacterium breve BR03
Efficacy in intestinal colics in infants

Infant colics represent a clinical condition in childhood, characterized by an uncontrollable crying that occurs without any apparent organic cause. An altered intestinal microbiota composition in the very first months may induce intestinal colics in infants. Thus far, no treatment is really effective for this problem, but recent literature shows an increasing attention towards probiotics. Several studies support the use of probiotics for the treatment of minor gastrointestinal problems in infants. Positive effects on newborn colics have been evidenced after administration of Lactobacillus strains, whereas no studies have been reported regarding the use of bifidobacteria for this purpose. The aim of this work has been to primarily select Bifidobacterium strains capable of inhibiting the growth of pathogens typical of the infant gastrointestinal tract and of coliforms isolated from colic newborns. In a second step, a clinical trial on colicky infants was employed to assess and quantify the human efficacy of selected biotherapeutic bacteria.

Among the 46 Bifidobacterium strains considered, 16 showed high antimicrobial activity against potential pathogens; these strains were further characterized from a taxonomic point of view, for the presence and transferability of antibiotic resistances, for cytotoxic effects and adhesion to nontumorigenic gut epithelium cell lines. The examination of all these features allowed to identify three Bifidobacterium breve strains and a Bifidobacterium longum subsp. longum strain as potential probiotics for the treatments of enteric disorders in newborns such as infantile colics. 

As confirmed by RAPD-PCR fingerprinting, B. breve B632 persisted in probiotic-supplemented microbiota cultures, accounting for the 64% of Bifidobacteria at the steady state. The probiotic succeeded in inhibiting coliforms, since FISH and qPCR revealed that the amount of Enterobacteriaceae after 18 h of cultivation was 0.42 and 0.44 magnitude orders lower (p<0.05) in probiotic supplemented microbiota cultures than in the control ones. The human study reported no significant differences in the infants treated with probiotics, compared to placebo group (p=0.75). Anyway, the analysis of the three months of treatment demonstrated that during the third month, the probiotic group cried 12.14 minutes on average and the placebo cried 46.65 minutes. This difference is statistically significant, p=0.016. In conclusion, the evidence of the usefulness of some probiotic strains in the treatment and prevention of infant colics is growing, and therefore their use in clinical practice is increasing. In addition, the most recent findings on the pathophysiology of the infant intestinal microbiota, particularly on the maturation of the “mucosa” and of the intestinal immune “system barrier”, opens up to new and exciting prospects and opportunities. Even though the reported data refer to a limited group of subjects, the use of Bifidobacterium breve B632 and BR03 showed that bottle-fed infants treated with probiotics cried about 57% less compared to the placebo. These data encourage to expand clinical records, in order to confirm the effectiveness of this product, with particular reference to bottle-fed infants.