L’Integratore Nutrizionale n°4 – 2015 (pdf)

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   Disturbi del metabolismo e obesità

   Latte di cammella

COD: IN4-2015 Categoria:

Articoli

  • Nutraceutici come coadiuvanti nella terapia della sindrome metabolica
  • Estratto secco di melograno
  • Il latte di cammella, da antica pratica etnomedica a moderna nutraceutica
  • Effetto biologico di composti nutraceutici in vitro

Rubriche

  • Beauty from within: Estratto di rosmarino e di pompelmo
  • Health claims: Regolamento UE in materia di nutrizione e health claims
  • Nanotech: Nanomateriali
  • Piante e derivati botanici: Nuove interessanti frontiere nell’utilizzo della curcuma, la spezia “d’oro”
  • Approfondimenti normativi: Da alimenti destinati ad un’alimentazione particolare (PARNUTS) ad alimenti destinati a categorie specifiche
  • Ingredienti e Prodotti: Fagron AlfaGPC (Fagron Italia) • BioDHA™ (C.F.M. Co. Farmaceutica Milanese) • Bifidobacterium breve B-3 (Giellepi) • Epatoguna ( Guna) • Realim® (AG Pharma)
  • Prodotti in vetrina: Per un benessere generale
  • Mercato: 2016 – Mintel • Botanicals – FederSalus/Euromonitor International
  • Intervista InGenium
  • Press Release: FNPI • Alipharma • Probios
  • Associazioni: ACFL • FederSalus
  • Ricerca & Innovazione: I probiotici sono in grado di ridurre la diarrea e la mortalità infantile in Africa?
  • Università e Formazione: Univ. di Pavia • Univ. di Camerino
  • Pubblicità al vaglio AGCM/TAR – IAP
  • Appuntamenti: Convegni, Fiere • Agenda

Il latte di cammella, da antica pratica etnomedica a moderna nutraceutica
1. Prevenzione e controllo del diabete di tipo 1 e 2
Domenico Barone
Secondo una tradizionale, consolidata pratica etnomedica, diffusa nei paesi del Medio ed Estremo Oriente, il consumo regolare di latte di cammella è una terapia adiuvante nella prevenzione e nel controllo del diabete di tipo 1 e 2. Oggetto di questo articolo è la ricerca delle basi scientifiche di questa antica pratica etnomedica e i meccanismi di azione ipotizzati a suo supporto.

Camel milk, from an ancient ethnomedical to a modern nutraceutical practice
1.Prevention and control of type 1 and type 2 diabetes
There is a traditional belief, in the Middle and Far East, that regular consumption of camel milk may aid in the prevention and control of type 1 and type 2 diabetes. The present paper deals with the scientific bases and proposed mechanisms of action of this ancient etnomedical practice.


Fitocomplesso Artico di Ascophyllum nodosum come sostituto del sale
Dal mare, una proposta vincente per combinare sapidità e salute nei cibi industriali
Donata Di Tommaso, Luisa Sciulli, Cinzia Giacchetti, Miriam Pasciuti
La riduzione del consumo di sale è stata identificata come obiettivo prioritario dagli Stati membri del World Health Organization (WHO) che hanno convenuto su un obiettivo di riduzione del 30% entro il 2025. Il contributo dei diversi cibi al sale assunto con la dieta è variabile, ma nei Paesi occidentali è dominato dai prodotti industriali, includendo principalmente pane e prodotti da forno, carni processate, prodotti lattiero-caseari, zuppe e salse da condimento. Nelle nazioni in cui è il cibo processato a fornire il maggiore contributo al sale assunto con la dieta, il paradosso è che pur riducendo il sale nei cibi preparati a casa, il consumatore continuerà ad assumerne grandi quantità per il fatto di ingerire prodotti industriali.
Una strategia può essere la sostituzione in quota parte del sale nei prodotti processati con materie prime naturalmente sapide, come il fitocomplesso artico di Ascophyllum nodosum, che, pur essendo povero di sale, contribuisce alla percezione della sapidità del prodotto finale introducendo quantità estremamente moderate di cloruro di sodio.
Tale ipotesi è stata testata industrialmente in diversi prodotti come burger di tofu, maionese, sugo di cernia, patè di carne, nei quali il cloruro di sodio è stato abbattuto dal 40 al 60%, integrando con fitocomplesso artico di Ascophyllum nodosum. Dal punto di vista industriale, non sono emerse criticità nelle diverse lavorazioni, e dal punto di vista sensoriale i prodotti sono stati apprezzati in test eseguiti con panelisti appartenenti alla popolazione generale di consumatori.
I risultati confermano la possibilità di sostituire circa la metà del cloruro di sodio aggiunto nei prodotti industriali testati con il fitocomplesso di Ascophyllum nodosum senza alterare la percezione sensoriale dei consumatori, e nel contempo fornendo un vantaggio in termini di salubrità del prodotto finale.

Arctic phytocomplex of Ascophyllum nodosum as salt substitute
From the sea, a winning proposal to combine flavor and health in food industry
Reducing salt intake in the general population has been identified as a priority by WHO, with a target of 30% reduction within 2025. The contribution of different kinds of food to the dietary salt intake can vary a lot country by country, but in Western countries it is dominated by processed foods, principally by bread and bakery products in general, processed meat, dairy products, soups and sauces. In Countries in which the major contributor to dietary salt is industrial food, the consumer that tries to reduce it by adding less salt to cooked foods, is still consuming a lot of it by his habit to eat processed foods.
One possible solution is the substitution of part of the added sodium in processed foods with Arctic phytocomplex of Ascophyllum nodosum, this last ingredient being poor in salt, but having a natural sapidity.
This hypothesis has been industrially tested in different kind of processed foods, like tofu burgers, mayonnaise, tomato sauce with fish, and meat patée, where added salt has been reduced by 40-60%, integrated with Arctic phytocomplex of Ascophyllum nodosum. The industrial processes were not affected by this modification in the recipes, and sensorially the foods were appreciated by panelists belonging to the general consumers’ population.
The results confirm that it is possible to replace half of the salt added to industrial foods with Ascophyllum nodosum complex without affecting the consumers’ perception and at the same time providing a benefit from a health perspective to the products.


Lo studio Siostalt
Effetti di una associazione di composti nutraceutici sul profilo lipidico in soggetti a basso-medio rischio cardiovascolare
Maurizio Averna, Alberico Luigi Catapano, Carlo Maria Barbagallo, Vincenzo Solfrizzi, Daniele Nassiacos, Emanuele S. Aragona
Lo studio Siostalt è uno studio osservazionale condotto in tutta Italia da medici di medicina generale , che ha arruolato 800 pazienti di cui 400 hanno completato lo studio. In questa pubblicazione vengono riportati i dati elaborati da un board scientifico di alto livello universitario e ospedaliero sull’utilizzo di un integratore alimentare nella terapia delle dislipidemie nei pazienti con basso e medio rischio cardiovascolare.
Sono stati esaminati i dati a sei settimane e i risultati sulla riduzione del Col-LDL e sulla riduzione dei TG sembrano sovrapporsi alle terapie con le statine di sintesi. Anche il Col- HDL aumenta con percentuali sovrapponibili alle terapie abituali.
In conclusione l’utilizzo dell’Integratore alimentare, la cui composizione a base di monacolina k è riportata nel testo sembra, per i risultati ottenuti, costituire la base di partenza per un intervento nutrizionale in soggetti intolleranti alle statine o che non vogliano iniziare una terapia farmacologica.

Siostalt study
Effects of a combination of nutraceuticals on lipid profile in subjects at low-medium cardiovascular risk
Siostalt study is an observational trial conducted throughout Italy by general practitioners, which enrolled 800 patients of which 400 completed the study. This publication shows the data processed by a scientific board senior university hospital on the use of a food supplement in the treatment of dyslipidemia in patients with low to medium risk of cardiovascular disease.
They examined the data to six weeks, and the results on Col-LDL reducing and TG reduction. seem to overlap those obtained with with statins treatment. Also the Col- HDL increases with overlapping percentages to usual therapies.
In conclusion the use of dietary supplement, whose composition based monacolina k is given in the text, seems, for the results obtained, to constitute the starting point for the nutritional intervention for people intolerant to statins or that do not like to begin a pharmacological therapy.


Rimedi fitoterapici per la sindrome dell’ovaio policistico
Review di clinical trials
Lara Testai, Beatrice Della Rocca
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è la più comune disfunzione endocrina che colpisce le donne in età fertile e si manifesta con sintomi quali: oligo-amenorrea e iperandrogenismo, accompagnati da manifestazioni di acne, irsutismo e alopecia, fino ad alterazioni morfologiche dell’ovaio, visibili all’indagine ultrasonografica, e alterazioni metaboliche, con complicanze a carico soprattutto del sistema cardiovascolare.
Gli approcci farmacologici convenzionali sono focalizzati al trattamento dei sintomi attraverso i quali si manifesta la sindrome; tuttavia non sempre risultano efficaci, e anche quando lo sono, a causa della complessità della malattia, si registrano numerosi effetti avversi e la probabilità di gravidanza rimane sempre molto bassa. Per queste ragioni, molte donne con una diagnosi di PCOS esprimono il forte desiderio di ricorrere a trattamenti alternativi; nella speranza di poter ristabilire il proprio equilibrio fisiologico senza dover incorrere in debilitanti effetti collaterali.
L’obiettivo di questa review è stato quello di analizzare gli studi clinici che riportano una valenza scientifica per le piante officinali che hanno mostrato efficacia nel ridurre i sintomi derivanti dalla PCOS.
A questo riguardo, un posto di primo piano deve essere rivolto alla berberina, alcaloide già ampiamente utilizzato in clinica come rimedio per l’insulino-resistenza, simile come efficacia alla metformina; ad esso si affianca l’estratto di corteccia di cannella, utilizzato nel controllo della glicemia anche nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2. I rimedi fitoterapici più utilizzati per trattare il sintomo dell’oligo-amenorrea sono a base di soia, Cimicifuga racemosa o Grifola frondosa; in particolare quest’ultimo è un fungo, poco conosciuto nella medicina occidentale, ma estremamente interessante in terapia combinata con clomifene citrato, ma anche in monoterapia risulta efficace nell’induzione dell’ovulazione.
A questi potenzialmente potrebbero aggiungersi altri rimedi fitoterapici a base di Gymnema sylvestre, Dioscorea villosa e Vitex agnus castus, piante medicinali delle quali è riportato un interessante profilo nel trattamento della PCOS, ma che per il momento si limitano alla sperimentazione pre-clinica.
In conclusione, la fitoterapia potenzialmente riveste ancora oggi un ruolo importante nel successo della sindrome dell’ovaio policistico, presentando vaste possibilità di trattamento e consentendo di integrare/supportare un eventuale trattamento farmacologico.

Use of medicinal plants for the polycystic ovary syndrome
A review of clinical trials
Polycystic ovary syndrome (PCOS) is the most common endocrine dysfunction that affects fertile women, it manifests with following symptoms: oligo-amenorrhea and hyperandrogenism, accompanied by manifestations of acne, hirsutism and alopecia, until morphological alterations of the ovary, evident by ultra-sonographic evaluation and metabolic alterations, with several complications above all at cardiovascular level.
Conventional pharmacological approaches are focused to the treatment of symptoms, through which syndrome manifests; although these aren’t always efficacy, and also when they are efficacy, due to the complexity of the disease, there are numerous adverse effects and the probability of pregnancy remains very low. For these reasons, many women affected to PCOS express the desire to use alternative treatments; hoping to can restore its physiological balance without debilitating adverse effects.
Aim of this paper was to analyze medicinal plants with a scientific value in the treatments of PCOS symptoms.
As regard, a prominent place is occupied from berberine, alkaloid widely used in the clinical as remedy of insulin-resistance, such as effectiveness to metformin; it is accompanied by cinnamon bark extract, used for glycaemia control in mellitus diabetes of type 2. Herbal remedies more used to treat the oligo-amenorrea are based on soia, Cimicifuga racemosa or Grifola frondosa, in particular this is a mushroom, little known in western medicine, but very interesting in therapy with clomifene citrate, and also in mono-therapy is effective as ovulation inductor.
Other herbal remedies could be added at the list, such as Gymnema sylvestre, Dioscorea villosa and Vitex Agnus Castus, medicinal plants of which at the present there are promising results for PCOS treatment, but only at pre-clinical level.
Concluding, phytotherapy potentially plays interesting role to cure PCOS syndrome, having wide possibilities of treatment and allowing integration/support to conventional pharmacology.


Sindrome da burnout
Effetti del trattamento con precursori della serotonina a rilascio controllato
Veselin Gerev, Marilou Pannacci, Jan-Dirk Fauteck
La “sindrome da burnout” è un processo mentale progressivo che coinvolge individui che non sono in grado di adattarsi a situazioni di stress lavorativo e professionale eccessivo. Le principali caratteristiche della sindrome sono: affaticamento fisico ed emotivo, depersonalizzazione, frustrazione per inefficace realizzazione sia professionale che personale. I primi studi effettuati negli anni 70, hanno mostrato che questa condizione è molto più frequente in alcune categorie professionali: insegnanti, medici, infermieri, assistenti sociali, poliziotti, giudici, identificando anche fattori di rischio personali, relazionali e ambientali. Il Maslach Burnout Inventory è stato lo strumento più importante per diagnosticare il livello di burnout nella ricerca medica. Il trattamento della sindrome da burnout deve essere guidato dalla gravità della stessa; nelle forme severe, la terapia prevede anche un trattamento farmacologico con l’utilizzo di benzodiazepine e farmaci antidepressivi, in particolar modo gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI).
Nel presente studio clinico è stata valutata l’efficacia di un prodotto nutraceutico sviluppato in una formulazione contenente precursori metabolici “a catena” della serotonina, già utilizzato in precedenti trials clinici nel trattamento della depressione lieve o moderata, senza osservare gli effetti indesiderati dei farmaci antidepressivi. I risultati ottenuti hanno dimostrato l’efficacia del trattamento in soggetti affetti da sindrome da burnout in uno stadio iniziale, in particolar modo sullo stato mentale, valutando sia il grado di burnout attraverso la scala MBI, ma anche attraverso indici di autovalutazione motivazionale.

Burnout syndrome
Effects of serotonin precursors
The “burnout syndrome” is a progressive mental process that involves individuals unable to adapt to situations of prolonged and excessive stress at work. The main features of the syndrome are: physical and emotional fatigue, depersonalization, frustration with ineffective implementation, both professional and personal. The first studies carried out in the 70’s, have shown that this condition is much more common in some professions named social professions such as teachers, doctors, nurses, social workers, police officers. Currently, the Maslach Burnout Inventory (MBI), is the most important tool to diagnose the level of burnout in medical research. The treatment of the burnout syndrome should be directed by the severity of the syndrome. In severe forms, therapy also includes drug treatment with the use of benzodiazepines and antidepressants, particularly the selective serotonin reuptake inhibitors (SSRIs).
The present clinical study evaluated the effectiveness of a nutraceutical product developed in a formulation containing the metabolic precursors of serotonin in “a sequence chain”, already used in previous clinical trials in the treatment of slight to moderate depression, without observing the side effects of antidepressants. The results obtained showed the effectiveness of the treatment in subjects with burnout syndrome, especially on the mental state, evaluating the degree of burnout through the MBI scale and self-assessment motivational scores.