Opinion Leader • CT3, 2026

F. Grimaldi

Opinion Leader • CT3, 2026

La detersione oltre l’igiene: protezione della barriera cutanea come strategia per la skin longevity

Progettazione formulativa e nuove esigenze della pelle nella cosmetologia contemporanea

Negli ultimi anni il paradigma dell’anti-aging sta progressivamente evolvendo verso il concetto più ampio di skin longevity, che pone l’attenzione non solo sulla correzione dei segni visibili dell’invecchiamento ma soprattutto sulla protezione della funzionalità biologica della pelle nel tempo.
In questa prospettiva, il mantenimento dell’integrità della barriera cutanea rappresenta uno dei principali determinanti della resilienza della pelle agli stress ambientali, metabolici e fisiologici (1).
La pelle costituisce un sistema barriera complesso e dinamico in cui lo strato corneo, i lipidi intercorneocitari, il Natural Moisturizing Factor (NMF) e il microbiota cutaneo cooperano per garantire omeostasi, protezione e supporto alle difese naturali cutanee. L’alterazione di questo equilibrio può determinare un aumento della perdita d’acqua transepidermica (TEWL), una maggiore permeabilità agli agenti esterni e l’attivazione di processi infiammatori cronici di basso grado. Questo fenomeno, oggi definito inflammaging cutaneo, è considerato uno dei meccanismi chiave nel progressivo declino funzionale della pelle (2).
Parallelamente, la crescente attenzione verso i fattori endogeni che influenzano la fisiologia cutanea ha evidenziato come soprattutto le fluttuazioni ormonali femminili possono modulare la funzione barriera, la produzione sebacea e la risposta infiammatoria della pelle. È dato certo, infatti, che le oscillazioni ormonali legate al ciclo mestruale, alla gravidanza o alla menopausa si traducono molto spesso in modifiche temporanee della sensibilità cutanea e della capacità della pelle di mantenere l’omeostasi. In queste condizioni, l’utilizzo di sistemi detergenti rispettosi della barriera diventa particolarmente rilevante per evitare ulteriori fattori di stress cutaneo.
In questo contesto la detersione, spesso considerata un semplice gesto igienico e accessorio, assume un ruolo molto più rilevante. Essendo il primo step della routine cosmetica, rappresenta il primo punto di interazione tra il prodotto e la superficie cutanea. Diverse evidenze scientifiche, infatti, indicano come il processo di cleansing influenzi in modo significativo l’integrità della barriera epidermica, soprattutto quando sistemi detergenti troppo aggressivi determinano un’eccessiva estrazione dei lipidi o alterazioni del pH fisiologico della superficie cutanea (3).
Alla luce di queste evidenze, l’approccio cosmetico contemporaneo tende a ridefinire la detersione come un processo fisiologicamente compatibile con l’ecosistema cutaneo. L’obiettivo non è soltanto rimuovere impurità, sebo ossidato, residui cosmetici e inquinamento ambientale, ma farlo riuscendo a preservare l’organizzazione lipidica dello strato corneo e l’equilibrio del microbiota residente. Inoltre, l’innovazione formulativa assume un ruolo centrale in quanto, negli ultimi anni, anche le esigenze dei consumatori sono profondamente cambiate: grande consapevolezza dei prodotti, maggiore sensibilità cutanea, esposizione crescente a stress ambientali e crescente attenzione alla prevenzione dell’invecchiamento. Ecco perché l’intercettazione di questi bisogni, ha orientato la ricerca cosmetica verso lo sviluppo di sistemi detergenti più evoluti, progettati per coniugare efficacia di rimozione e rispetto dell’ecosistema cutaneo. Dunque, ad oggi, le strategie formulative più avanzate includono blend di tensioattivi anfoteri e non ionici, sistemi detergenti a bassa irritazione potenziale e l’impiego di ingredienti biomimetici in grado di supportare temporaneamente la funzione barriera durante il processo di cleansing (4). Parallelamente, l’integrazione di sostanze idratanti e di molecole affini ai costituenti epidermici contribuisce a compensare la perdita transitoria di componenti del NMF e a preservare la coesione corneocitaria. Il tutto senza dimenticare la gradevolezza del prodotto stesso che il cliente si aspetta e che deve essere garantita dopo ogni utilizzo.
Infine, un ulteriore ambito di ricerca da considerare è quello che riguarda la relazione tra detersione e microbiota cutaneo. La pelle ospita una comunità microbica altamente specializzata che contribuisce al mantenimento dell’equilibrio immunologico e alla protezione contro microrganismi opportunisti. Sistemi detergenti troppo aggressivi possono alterare questa biodiversità microbica, predisponendo a fenomeni di disbiosi e a maggiore reattività cutanea (5).
Alla luce di tutto ciò e soprattutto nel contesto della skin longevity, la protezione della barriera cutanea assume un significato più ampio e strategico: una barriera integra limita la penetrazione di pro-ossidanti e agenti inquinanti e contribuisce a modulare la risposta infiammatoria cutanea.
La detersione, in quanto gesto quotidiano e ripetuto, rappresenta quindi uno dei momenti chiave nella prevenzione del danno cumulativo.
Ripensare il cleansing come un intervento cosmetico mirato alla protezione della barriera cutanea significa spostare l’attenzione dalla semplice rimozione delle impurità alla preservazione della fisiologia epidermica: un cambiamento di paradigma destinato a guidare sempre più lo sviluppo della cosmetologia contemporanea.

Key formulation points for skin-barrier friendly cleansers
• utilizzo di tensioattivi anfoteri e non ionici a basso potere irritante;
• sistemi detergenti con pH fisiologicamente compatibile;
• integrazione di sostanze umettanti e componenti biomimetici;
• supporto temporaneo della funzione barriera durante il cleansing;
• attenzione alla compatibilità con il microbiota cutaneo.

Bibliografia
1. Proksch E, Brandner JM, Jensen JM. The skin: an indispensable barrier. Exp Dermatol. 2008;17(12):1063-1072.
2. Kammeyer A, Luiten RM. Oxidation events and skin aging. Ageing Res Rev. 2015;21:16-29.
3. Rawlings AV, Harding CR. Moisturization and skin barrier function. Dermatol Ther. 2004;17 Suppl 1:43-48.
4. Ananthapadmanabhan KP, Moore DJ, Subramanyan K et al. Cleansing without compromise: the impact of cleansers on the skin barrier and the technology of mild cleansing. Dermatologic Therapy. 2004;17:16-25.
5. Byrd AL, Belkaid Y, Segre JA. The human skin microbiome. Nat Rev Microbiol. 2018;16(3):143-155.

Editoriale CT3, 2026

Anna Caldiroli

Editoriale CT3, 2026

Non solo “carta”: la cultura
nella redazione delle schede dati
di sicurezza

L’inizio dell’anno sui canali social si è aperto con uno sguardo a 10 anni prima. Com’eravamo, che cosa facevamo ma soprattutto come lavoravamo mentre i Disturbed con la cover di “Sound of Silence” scalavano le classifiche rock mondiali? In soli 10 anni abbiamo oggi a disposizione strumenti sempre più efficienti per supportarci nel lavoro quotidiano.

Sono trascorsi 10 anni anche dalla pubblicazione delle prime Linea Guida della Regione Lombardia (Decreto 977 del 16/02/2016); ecco presentarsi il Decreto N. 5159 del 21/04/2026: le nuove Linee Guida per la verifica di conformità delle schede dati di sicurezza (SDS) ai sensi dei regolamenti REACH e CLP.

Nel frattempo, l’All. II del Regolamento REACH è stato aggiornato dal Regolamento (UE) 2020/878 che ha modificato ma soprattutto integrato gli elementi compilativi che devono essere riportati sulle SDS. È stato quindi necessario aggiornare anche uno degli strumenti di lavoro che le imprese hanno a disposizione per accertare la bontà dei documenti che redigono e forniscono a valle.  Sono state strutturate in modo che siano ricche di spiegazioni e rappresentino un mezzo tecnico per addetti ai lavori, applicabile in toto o in parte, che offre la chiave per “affacciarsi” ai criteri di verifica adottati dall’Autorità competente. Possono essere utilizzate anche nella relazione con i propri fornitori, per esempio in una fase preliminare della contrattazione per accertare le informazioni ricevute. Una SDS completa, corretta e coerente è utile nelle diverse fasi di vita di una materia prima e rappresenta un punto di partenza anche per il valutatore della sicurezza dei cosmetici.

Ne siamo tutti consapevoli: la SDS è un documento complesso che non può essere banalizzato e reso inutile oppure ridotto a sofisticato adempimento burocratico. Certo è “carta” (al di là del fatto che possa essere consegnata anche in formato digitale) che però è predisposta per accogliere i dati da veicolare a valle per garantire un uso sicuro di quanto è stato acquistato e che verrà utilizzato presso le imprese.

È “carta” che mette le imprese in grado di lavorare in condizioni di rischio controllato e la sua completezza le aiuta a difendersi (pensiamo alla sezione 15 e alle restrizioni d’impiego).

Un’impresa dovrebbe investire tempo e competenze per la redazione e il controllo delle SDS in una logica di risk management e di efficienza industriale; tanto per citare alcuni esempi: (a) garantire l’efficacia dei DPI: un operatore potrebbe utilizzare dispositivi inutili esponendolo comunque a sostanze pericolose, (b) prevenire incidenti di stoccaggio: sottovalutare le incompatibilità chimiche nei magazzini di un’azienda dove coesistono tensioattivi, acidi, basi, solventi e fragranze infiammabili, significa accendere una miccia, (c) ottimizzare i costi di smaltimento: classificare un rifiuto come pericoloso quando non lo è comporta un esborso economico ingiustificato; fare il contrario costituisce un reato. Aspetto non meno rilevante che però non risiede in una sezione specifica è quello reputazionale: nel mercato B2B moderno, i grandi marchi cosmetici effettuano audit rigorosi lungo la supply chain. Fornire una materia prima o un semilavorato accompagnato da una SDS superficiale può contribuire a qualificare il fornitore come “non affidabile”, compromettendo contratti commerciali futuri. Insomma, una SDS incompleta, errata o incoerente non è solo una violazione formale, è più probabilmente un fallimento gestionale.

Un esercizio che potremmo fare è: prendiamo le SDS delle materie prime che abbiamo emesso per i clienti e domandiamoci se sono lo specchio dell’eccellenza scientifica che riversiamo nei nostri prodotti.

Cosmetic Technology 3, 2026

Cosmetic Technology 3 - 2026

Cleansing skin barrier
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Editoriale IN3, 2026

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Tiziana Mennini

Direttore scientifico
de L'Integratore Nutrizionale

Integratori acquistati su Amazon
Ma sono sicuri?

Con la crescente diffusione degli integratori alimentari, un numero sempre maggiore di rivenditori online offre ai consumatori la possibilità di acquistarli comodamente da casa, attratti dalla praticità e da una gamma di prodotti più ampia. Amazon è tra i giganti dell’e-commerce più noti e affidabili che, a partire da gennaio di quest’anno, ha inasprito i controlli sugli integratori, richiedendo test di laboratorio per categorie ad alto rischio (bodybuilding, gestione peso) per garantire la conformità delle etichette. Nonostante ciò, il rischio di contraffazioni o prodotti non conformi esiste ancora, come rivelato di recente da NOW Foods, realtà nota per il suo impegno dichiarato nella trasparenza.

I numeri parlano chiaro e, per certi versi, allarmano: su 35 integratori di olio di origano acquistati su Amazon, quasi due terzi non hanno superato i test di potenza. Ancora più grave: sei prodotti non contenevano alcuna traccia di carvacrolo, il principale composto attivo responsabile delle proprietà benefiche dell’origano. In alcuni casi, le capsule molli risultavano addirittura prive del tipico odore e sapore dell’erba, segnale evidente di una qualità quantomeno discutibile. Solo 14 marchi su 35 rispettavano quanto dichiarato in etichetta.

La questione non è marginale. L’olio di origano, ricco di carvacrolo (che nei prodotti autentici dovrebbe oscillare tra il 55% e il 90%), è utilizzato per il mantenimento dell’equilibrio della flora intestinale. Se il principio attivo manca o è presente in quantità irrisorie, il consumatore non acquista semplicemente un prodotto inefficace: viene indotto in errore, pagando per un beneficio che non esiste.

Il quadro peggiora ulteriormente guardando ai risultati relativi all’iperico (St. John’s Wort). Su 22 prodotti testati, uno solo — quello della stessa NOW — ha rispettato i livelli dichiarati di ipericina, il composto attivo standardizzato allo 0,3%. In cinque prodotti l’ipericina era completamente assente, mentre altri contenevano quantità inferiori a un decimo dello standard atteso. Non basta: nove campioni presentavano coloranti sintetici che nulla hanno a che vedere con un estratto vegetale di qualità. Questi risultati sollevano una domanda inevitabile: chi controlla davvero il mercato degli integratori? Le analisi condotte, sia internamente sia attraverso laboratori indipendenti accreditati ISO 17025, utilizzando metodi validati come HPLC e HPTLC, evidenziano un problema sistemico. Il punto critico è proprio qui. Il settore degli integratori si muove spesso in una zona grigia normativa, dove le responsabilità sono frammentate e i controlli non sempre adeguati alla complessità dei prodotti.

Sebbene Amazon vieti prodotti contraffatti e offra marchi affidabili, il rischio principale è la presenza di venditori terzi non verificati (la cosidetta “miscelazione dell’inventario”), prodotti non notificati al Ministero della Salute o falsi. È cruciale acquistare marchi noti, controllare le recensioni verificate e verificare la lista degli ingredienti. L’iniziativa di NOW di acquistare prodotti online e pubblicarne i risultati rappresenta un passo importante verso una maggiore trasparenza, ma non può restare un’eccezione. Serve un cambio di paradigma: più controlli indipendenti, standard analitici condivisi e, soprattutto, una maggiore responsabilità da parte dei produttori.

Perché la salute non può essere affidata al marketing. E un integratore che non integra nulla è, semplicemente, un inganno ben confezionato.

Editoriale IN2, 2026

Editoriale IN2, 2026

Tiziana Mennini

Direttore scientifico
de L'Integratore Nutrizionale

Supplementazione di precisione personalizzata
Un futuro che deve diventare prossimo

La convinzione che vitamine, minerali e altri integratori potessero essere assunti a scopo preventivo da chiunque, a prescindere dallo stato nutrizionale o dalle condizioni di salute, sembra non essere più adeguata. Oggi, infatti, le evidenze scientifiche più recenti mettono in discussione questo modello: i benefici concreti sembrano riguardare soprattutto individui con carenze accertate o con specifiche indicazioni cliniche. L’idea di un integratore “valido per tutti” risulta quindi non solo poco efficace, ma in alcuni casi potenzialmente rischiosa. Strumenti di stratificazione basati su biomarcatori, come per esempio l’indice degli omega-3, i livelli sierici di magnesio, la selenoproteina P circolante e la 25-idrossivitamina D, stanno emergendo come determinanti critici dell’efficacia degli integratori per la salute cardiovascolare (1). Per esempio, la supplementazione a base di solo EPA ha mostrato riduzioni costanti degli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con ipertrigliceridemia, mentre le formulazioni combinate EPA + DHA hanno prodotto risultati incoerenti. Analogamente, la supplementazione di selenio risulta protettiva nelle popolazioni carenti, ma neutra o persino dannosa nei gruppi con adeguati livelli del minerale. Inoltre, le interazioni tra nutrienti, come la sinergia magnesio-vitamina D o l’interazione tra selenio e ormoni tiroidei, possono ampliare ulteriormente il potenziale terapeutico della supplementazione. Nonostante i profili di tollerabilità degli integratori alimentari siano generalmente favorevoli, la supplementazione non è priva di rischi. Dosi elevate di acidi grassi omega-3 sono state associate a un’aumentata incidenza di fibrillazione atriale e la co-somministrazione di aglio o omega-3 con anticoagulanti può aumentare il rischio di sanguinamento. Secondo i ricercatori, questi dati rafforzano la posizione secondo cui la supplementazione indiscriminata è spesso inutile e talvolta superflua. L’approccio più appropriato è quello della nutrizione di precisione: intervenire solo nei soggetti che presentano reali deficit, identificati tramite biomarcatori, e personalizzare il dosaggio in base alle caratteristiche individuali. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo degli integratori, ma di impiegarli in modo mirato e razionale, come strumenti specifici piuttosto che come soluzione preventiva universale. Queste considerazioni sottolineano la necessità di una rigorosa validazione dell’integrazione attraverso studi clinici randomizzati controllati su larga scala, arricchiti da biomarcatori. Va tuttavia considerato che i trial su larga scala e le metanalisi provengono prevalentemente da Paesi ad alto reddito, mentre le popolazioni con la più alta prevalenza di carenze nutrizionali, e quindi potenzialmente il maggior beneficio assoluto dalla supplementazione, risiedono spesso in Paesi a basso e medio reddito.

L’impatto traslazionale delle nostre conclusioni è pertanto limitato da questo divario geografico nella ricerca. Fattori quali le infrastrutture sanitarie, il costo dei test basati su biomarcatori e l’accesso a integratori di alta qualità complicano ulteriormente l’implementazione di strategie di supplementazione di precisione in tali contesti.

La ricerca futura dovrà dare priorità a disegni di studio inclusivi che coinvolgano popolazioni provenienti da contesti socioeconomici e geografici diversificati, al fine di garantire un progresso equo nella scienza della nutrizione e sviluppare interventi fattibili e specifici per contesto. Un tale cambiamento di paradigma può trasformare la supplementazione da pratica empirica a intervento basato su evidenze e sostenuto dai meccanismi biologici, offrendo benefici mirati ai pazienti che hanno la maggiore probabilità di trarne vantaggio.


1. Wu X, Fang T. Advances in cardiovascular supplementation: mechanisms, efficacy, and clinical perspectives. Front Mol Biosci. 2026;12:1699492.

Women In Nutraceuticals Announces 2026

Women In Nutraceuticals Announces 2026
Leadership Summit to Advance Industry Leadership, Innovation, and Inclusion

Women In Nutraceuticals (WIN) is a nonprofit organization dedicated to supporting and advancing women in the nutraceutical industry. Through education, mentorship, and networking opportunities, WIN works to create a more inclusive and equitable industry for all.

Women In Nutraceuticals (WIN), the nonprofit organization dedicated to advancing gender equity in the nutraceutical industry, will host its 2nd Annual WIN Leadership Summit from April 24–25, 2026, at the Sonoran University of Health Sciences in Tempe, Arizona.

Building on the success of its inaugural event, the 2026 Summit will bring together professionals from across the global nutrition and health industry for two days of leadership development, connection, and inspiration. Designed for individuals at all stages of their careers, the event will offer actionable insights, meaningful networking opportunities, and a platform to shape the future of inclusive leadership in nutraceuticals.
The Summit will kick off on April 24 with WIN’s Entrepreneur Pitch Event, a WIN Gives Back service project, an optional tour of local Arizona manufacturing facilities, and a networking reception, followed by a full day of programming featuring keynote speaker Dr. Kulreet Chaudhary and a series of expert-led sessions.
Attendees will gain practical tools and strategies to accelerate both personal and organizational growth, while connecting with a diverse community of peers, mentors, and industry leaders.
“The WIN Leadership Summit is designed to empower professionals across the nutraceutical industry with the tools, connections, and confidence to lead,” said Rebecca Takemoto, Executive Director of WIN. “Our mission is to create opportunities for growth while fostering a more inclusive and innovative future for the industry.”
The Summit reflects WIN’s broader commitment to supporting women in science, business, and leadership roles, and to driving meaningful change across the nutraceutical landscape.

Key topics will include

Event Details

Opinion Leader • CT2, 2026

U. Borellini

Opinion Leader • CT2, 2026

Neurocosmesi, PNEI e approccio polisensoriale

Nuove frontiere della cosmetologia moderna

Oggi sappiamo che UVB, UVA e una parte della luce visibile attivano vie di danno differenti: dai classici dimeri di timina alla generazione di ROS, fino alla degradazione delle fibre dermiche e alla melanogenesi persistente. Anche gli IR-A giocano un ruolo tutt’altro che marginale, influenzando l’attività di enzimi che regolano la degradazione di proteine come per esempio il collagene. Per chi, come me, guida un’azienda che lavora con la pelle da oltre quarant’anni, questa conoscenza è fondamentale: ci impone di vedere la fotoprotezione non come un filtro, ma come un sistema multilivello di protezione. 

Parallelamente, gli studi degli ultimi anni confermano che PM2.5, IPA e ozono non solo danneggiano direttamente lipidi e proteine, ma potenziano il danno UV, accelerando fenomeni di invecchiamento, discromie, fragilità della barriera e reattività cutanea. Riduzione della filaggrina, calo delle ceramidi e destabilizzazione del microbioma diventano indicatori chiave della vulnerabilità urbana. 

La pelle delle nostre città è esposta a un “cocktail quotidiano” di aggressori. Questo rende il tema della protezione profondamente attuale e urgente anche nel contesto cosmetico professionale.

La domanda che mi pongo sempre come imprenditrice è: quale tipo di formulazione può realmente rispondere a questa complessità?

Le evidenze ci guidano verso un modello integrato che considero oggi imprescindibile.

• Filtri fotostabili e film intelligenti:

la copertura spettrale deve essere ampia, ma soprattutto stabile nel tempo. Il film cosmetico deve garantire distribuzione omogenea, persistenza e resistenza alle condizioni di vita reale: è la componente invisibile, ma spesso la più determinante.

• Antiossidanti a più livelli:

la ricerca ci mostra che la sinergia funziona più della singola molecola. Servono antiossidanti lipofili, idrofili e molecole chelanti per neutralizzare ROS generati da UV, particolato e metalli pesanti. La progettazione antiossidante è oggi parte integrante della fotoprotezione.

• Rinforzo della barriera:

una barriera efficiente è la prima linea di difesa. Ceramidi, colesterolo, precursori lipidici e sostanze funzionali (attivi) biomimetici favoriscono una pelle più resistente allo stress ossidativo e più tollerante anche nei confronti dei sistemi filtranti quotidiani.

• Tecnologie antiadesione:

ridurre la capacità del particolato di aderire alla pelle rappresenta una strategia preventiva concreta. È una tecnologia “silenziosa”, ma estremamente efficace nel limitare l’impatto dell’ambiente fin dal primo contatto.

In questo percorso di evoluzione della protezione, un esempio che considero emblematico è Golden Vibes, premiato a Cosmoprof & Cosmopack Awards 2025 nella categoria Sun Care. Questo riconoscimento internazionale ha valorizzato non solo un prodotto, ma un modo completamente nuovo di intendere la protezione quotidiana. Il prodotto nasce come autoabbronzante di nuova generazione, ma il suo cuore formulativo — l’attivo Neuro Sun, estratto da Persicaria tinctoria — riflette perfettamente il paradigma “Protection 360°”:

sostiene la melanina endogena senza esposizione UV, offrendo un’abbronzatura sicura;

stimola vie biochimiche legate a endorfine e ossitocina, replicando alcuni benefici dell’esposizione solare;

contribuisce alla sintesi di vitamina D e alla protezione del DNA da stress ambientali;

agisce come modulatore di infiammazione e ossidazione, rispondendo alle necessità delle pelli urbane.

Al di là del premio, ciò che il prodotto dimostra è che oggi l’innovazione cosmetica non si misura solo in termini di SPF, ma nella capacità di offrire benessere biologico, protezione ambientale e risultato estetico in un unico gesto quotidiano.

Uno dei fenomeni più interessanti che osservo nei mercati internazionali è la skinification della protezione solare. Oggi gli utenti non cercano un solare: cercano un cosmetico quotidiano, elegante, leggero, che si integri naturalmente nella routine.

Questo cambia le regole della formulazione. Una protezione moderna deve possedere:

texture;

compatibilità con il makeup;

tollerabilità elevata anche in applicazioni sottili;

sensorialità coerente con gli standard della skincare avanzata;

doppia azione cosmetica.

Per un’azienda cosmetica, questo significa trasformare la protezione in un’esperienza d’uso evoluta, non più percepita come obbligo ma come gesto di benessere.

Come CEO, sono convinta che il nostro ruolo oggi non sia solo formulare prodotti, ma guidare una nuova consapevolezza dell’ambiente e della pelle. La protezione non è più un tema stagionale, ma una scelta quotidiana di benessere e prevenzione. 

Golden Vibes, in questo senso, è un esempio concreto di come scienza, formulazione e visione possano convergere in un prodotto capace di parlare alle esigenze contemporanee della pelle e della persona.

Il futuro del Sun Care — e lo dico con l’esperienza maturata nel settore professionale — non sarà mai più solo “UV-centrico”, ma anche capace di unire scienza, sensorialità, efficacia e rispetto della fisiologia cutanea in un’ottica di skinification della protezione solare.

Letture consigliate

Burke KE. Molecular mechanisms of skin photoaging and plant inhibitors. Int J Green Pharm. 2010;4(1):1-8. 

Krutmann J, Bouloc A, Sore G et al. The skin aging exposome. J Dermatol Sci. 2017;85(3):152-161. 

Krutmann J, Schalka S, Watson REB et al. Daily photoprotection to prevent photoaging. Photodermatol Photoimmunol Photomed. 2021;37(6):482-489. 

Magnani ND, Muresan XM, Belmonte G et al. Skin damage mechanisms related to airborne particulate matter exposure. Toxicol Sci. 2016;149(1):227-236. 

Mistry N. Guidelines for formulating anti-pollution products. Cosmetics. 2017;4(4):57. 

Paik K, Na J-I, Huh C-H et al. Particulate matter and its molecular effects on skin: implications for various skin diseases. Int J of Molecular Sciences. 2024;25(18):9888. 

Woo YR, Kim HS. Interaction between the microbiota and the skin barrier in aging skin: a comprehensive review. Front Physiol. 2024;15:1322205. 

Editoriale CT2, 2026

Anna Caldiroli

Editoriale CT2, 2026

Bellezza in note

Io vengo dall’epoca in cui al pomeriggio, in camera, si ascoltava la radio in attesa che passasse “quella” canzone, pronti a intercettare il momento in cui la voce del deejay sfumava per pigiare il tasto REC e fermarla sulla nostra cassettina che avremmo riascoltato allo sfinimento. Per questo numero ho preparato una playlist: una selezione di brani reinterpretati secondo la scienza; spero che la ascoltiate magari condividendola con i colleghi di reparto e, perché no, canticchiando qualcosa insieme per mettere in fuga stress e tensioni.

“Rumore” di Raffaella Carrà

L’applicazione di un prodotto con la sua texture tattile o l’apertura di un packaging con il “clic” del tappo sono momenti di sensorialità con invio di un segnale immediato al sistema nervoso. È la bellezza che “si sente” e che determina una risposta attiva a uno stimolo. Il battito che accelera, la microcircolazione che si attiva, il glow che nasce da uno stato d’allerta positiva e diventa una scarica di benessere. Un prodotto deve saper “fare rumore”, distinguendosi per design e funzionalità senza necessariamente far tornare indietro nel tempo.

“Splendido Splendente” di Donatella Rettore

Per una pelle radiosa, è fondamentale rimuovere le cellule devitalizzate che opacizzano la superficie; per poi concludere con un’opportuna protezione. In questo quadro, il packaging di un prodotto “splendente” non è un semplice contenitore, ma un’estensione del concetto di luce con materiali dalle finiture metallizzate che anticipano visivamente al consumatore l’effetto finale sulla pelle.

“Sotto casa” di Max Gazzè

Il testo parla di “aprire la porta”, la metafora perfetta per il dialogo costante tra la pelle e i microrganismi che la abitano. Siamo ecosistemi complessi che necessitano di equilibrio: occorrono protezione della barriera cutanea e attenzione alla vulnerabilità cellulare anche attraverso la valutazione profonda degli ingredienti, non facendosi solo guidare dalla tendenza del momento. Il trend passa la pelle resta.

“Profumo” di Gianna Nannini

L’odore è identità. Oggi, il concetto di deodorante va riletto in chiave olistica non puntando alla copertura con l’ostruzione dei pori ma all’ingegneria del microbiota e del packaging, anche pensando a erogatori pratici e comodi per ripetere l’applicazione e sentirsi sempre confortevoli.

“L’essenziale” di Marco Mengoni

Un inno a eliminare il superfluo con un ritorno a ciò che è necessario; in cosmetica, si traduce nello skin minimalism: non è una rinuncia ma una raffinazione estrema della qualità, pochi ingredienti multifunzionali ad alta concentrazione e biodisponibilità; meno ingredienti con una riduzione del potenziale allergenico e l’uso di carrier biomimetici.

“Scrivile scemo” dei Pinguini Tattici Nucleari

Un cosmetico è un atto comunicativo totale e il packaging è il primo ad aprire una conversazione dallo scaffale che dovrà poi proseguire sul corpo. È necessario progettare l’insieme, curare ogni dettaglio, dal tocco materico del flacone alla risposta della formula.

“Sinceramente” di Annalisa

La sincerità in cosmetica è un dovere verso il mercato e non solo perché imposto dalla legge. Occorre un packaging che non nasconda il prodotto ma lo esalti senza il bisogno di farlo sembrare altro. Una bellezza sincera in cui le fragranze inserite sono una vibrazione che parte dal flacone e colpisce mente e cuore; probabilmente rappresentano per il consumatore target l’espressione diretta della qualità degli ingredienti, protetti da un packaging che ne garantisce l’integrità.

Cosmetic Technology 2, 2026

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Editoriale MakeUp Technology Primavera-Estate 2026

Makeup Technology
Primavera-Estate 2026
EDITORIALE
FABRIZIA LO BOSCO
Direttore Scientifico di MakeUp Technology
e Innovazione in Botanicals fabrizia.lobosco@ceceditore.com
Oltre la formula:
progettare l’esperienza

Inizio con grande entusiasmo questa nuova avventura come Direttrice Scientifica di Make-Up Technology. Il mio obiettivo è raccontare l’innovazione cosmetica andando oltre le parole di tendenza e riportando l’attenzione su ciò che rende davvero un prodotto efficace: la progettazione, le scelte tecniche e la relazione tra ricerca e utilizzo reale. Con questo numero si apre quindi una nuova fase della rivista, che vorrei accompagnare verso un racconto sempre più concreto, chiaro e consapevole del make-up contemporaneo.
Per anni abbiamo parlato di formula e, separatamente, di packaging. Oggi questa distinzione non è più reale.
Nel makeup contemporaneo la performance nasce dall’interazione tra contenuto e contenitore: non esiste più prodotto senza sistema di erogazione, né texture senza interfaccia applicativa.
La stabilità di una polvere, la scorrevolezza di un balm, la resa di un blush o la sicurezza di una lente cosmetica non dipendono solo dalla chimica, ma dal modo in cui il pack protegge, dosa, orienta e media il contatto con la pelle.

È ciò che definiamo packformance.

Il packaging non è più un involucro: è parte della formula estesa. Controlla l’esposizione all’aria, governa l’idratazione residua, influenza la pick-up dell’applicatore, modula la deposizione del film cosmetico. In alcuni casi diventa persino dispositivo: comunica tramite NFC, guida l’uso in modo inclusivo attraverso codici tattili, mantiene le prestazioni in condizioni ambientali estreme come l’alta quota.
Questo cambia radicalmente il processo di sviluppo. Non si progetta più un prodotto e poi si cerca un pack: si progettano insieme reologia, geometria, materiali e gestualità.

Un pennello modifica la percezione della texture.
Una polvere nasce in funzione della camera di carico.
Un packaging air-tight ridefinisce il conservante necessario.
Un sistema di chiusura determina la shelf-life reale, non teorica.

Il makeup diventa così una progettazione interdisciplinare dove formulatore, packaging engineer, designer e regolatorio lavorano sullo stesso oggetto tecnico: l’esperienza d’uso.
In questo numero analizziamo questa convergenza da più prospettive — dalla digitalizzazione del pack alla progettazione inclusiva, dai sistemi per texture anidre alla stabilità in condizioni ambientali critiche — perché comprendere il prodotto oggi significa comprendere il sistema che lo rende performante.

La bellezza non è più solo ciò che si vede allo specchio. È ciò che accade prima: nel gesto, nel dosaggio, nel contatto. E sempre più spesso, accade nel packaging.

Buona lettura!

Fabrizia Lo Bosco